Al solo ricordo del Graphos… anzi… del Rapidograph, suo discendente diretto e assai più domestico … Sergio Marzetti: …
“Era tutta un’incazzatura! Lo 0,1, la grattata sul lucido con la lametta attenti a non bucare il foglio, il tecnigrafo comprato di seconda mano che non teneva l’angolo, l’agitare nervoso del rapidograph che il collega aveva lasciato aperto per sciogliere la Kina finchè, maledetta, cadeva una goccia sul disegno, le ore in piedi davanti al tavolo. Però, come tutti gli esseri umani, lavoravi dalle 8,30 alle 12,30, facevi in tempo a tornare a casa per il pranzo, c’era anche il tempo per le tenerezze con tua moglie, poi tornavi riposato al lavoro dalle 16,00 alle 20,00. Adesso mia figlia, beata lei, non si macchia più le dita con l’inchiostro, lavora comodamente seduta dietro il computer, immemore di squadre, righe, puntine, compassi, però non ha più orario, ha giusto il tempo per un tramezzino e il più delle volte (dati i tempi grami é comunque una grossa fortuna) lo studio é aperto fino alle ore piccole. I rapporti con le sue amicizie viaggiano asetticamente sulle SMS, il suo cagnolino, povera bestia, aspetta, trattenendosi, il suo ritorno per la passeggiata serale e, quando il suo lavoro é particolarmente urgente, é costretta a lasciarmelo. Se vedete un signore che, pioggia o vento, alle nove di sera segue annoiato un bastardino che, naso a terra, segue le uste dei suoi simili, sappiate che é tutta colpa dell’AutoCad!”
S.M.





No, non ho rimpianti per il pennino 0,1, una vera dannazione! Ora, tutti in fila gli antichi pennini in righa come soldatini di china, 01,02,04,08…2,5, ci guardano malinconici, insieme ai loro successori rapidograph. Ma le matite hanno vinto! Gli architetti, liberati dalle tecnica grafica, possono dedicarsi al disegno con sua Maestà la Matita e pastelli e acquerelli e tempera e altro, per la ideazione dei progetti. Il resto è Cad. Invece nei concorsi si premia il Cad!
Brava Isabella. Il progetto si fa con la testa e poi con la matita. Il resto è CAD.
La matita aiuta la testa, ma capita che, al pari del CAD, possa prenderle la mano. E allora può accadere che vi siano bellissimi disegni cui seguono…. pessimi progetti.
Non avendo potuto, ad esempio, Sant’Elia realizzare i suoi progetti, impossibile poter giudicare il Sant’Elia architetto, anche se ha avuto la sua influenza.
Dunque sia matita che CAD sono strumenti da tenere sotto ferreo controllo perché il loro risultato deve essere un edificio, non un quadro.
L’architettura è materia, come la scultura: una scultura disegnata, un bozzetto, resta un bozzetto.
Poi vi sono le eccezioni, come Carlo Scarpa, in cui è davvero difficile tenere separati disegni e progetti, ma anche in questo caso grazie al confronto con le opere realizzate.
Saluti
Pietro
Definendo la matita Sua Maestà ho sintetizzato due sintimenti, il rispetto e il timore. Hai ragione, Pietro, della matita bisogna fare un uso attento e rispondente alle finalità dell’architettura. Ma capita che ciò non avvenga e che la mano si lasci trascinare dal mezzo tecnico, mala/Mente. Quando mi sono laureata, contro il dilagare delle lucidate a china e degli ettari di retini, osai presentare i disegni a matita: planimetrie, prospetti, sezioni, prospettive con le ombre, che erano state bandite perché colpevoli di nascondere la realtà del disegno. Ma può esistere nella realtà un edificio senza ombre?
No, comunque bisogna dosare la matita, i furbi non mancano!
Potrei raccontare vecchi aneddoti sul cad, figurati… di quando quella volta quel virus… oppure quando quei rendering tiff enormi non ne volevano sapere di caricarsi e solo dopo giorni, ormai troppo tardi, ho capito che la ram del plotter non era sufficiente… e altri più “vecchi” colleghi che mi raccontano di quando il cad girava in dos… già hanno le loro nostalgie, figurati. Mi facevo un culo così sul tavolo col tecnigrafo e i pennini, nei primi anni di università, mi faccio un culo così sulla tastiera oggi. Tutto cambia, niente è cambiato. Ovvero, come diceva Flaiano: siamo in un periodo di transizione, come sempre.