Attenti alle curve! Bernini/Ouroussoff

Riceviamo da Isabella Guarini il seguente commento:

“In occasione dell’inaugurazione del Museo d’Arte contemporanea del XXI°secolo in Roma, dal grattacielo del New York Time in cui lavora Nicolai Ouroussoff ha sentito il rombo del tuono che “scuote la città… riportandola nel presente” e scrive: “Le sue linee sensuali sembrano catturare le energie della città portandole nel suo ombelico, rendendo timido tutto ciò che si trova attorno Anche il Bernini, suppongo, ne avrebbe apprezzato le curve.”

Per qualificare l’evento architettonico contemporaneo del XXI° secolo in Roma, Ouroussoff impersona il pensiero del Bernini, anche se cerca di ripararsi con “I suppose” e basa tale reincarnazione sull’uso delle linee curve. Da qui derivano molte perplessità e dubbi. C’è da chiedersi, infatti, di quali linee curve si stia parlando, se quelle dei panneggi con cui il Bernini avvolgeva i corpi in estasi o tormentati, ma sempre rispondenti agli ideali classici, o delle curve ellittiche, come deformazioni del cerchio, per le chiese e per la sua più famosa opera urbana che è il Colonnato di Piazza San Pietro. Se la continuità, tra l’edificio del Museo d’Arte contemporanea del XXI° secolo e l’architettura del Bernini è ridotta alle sole linee curve, si tratta di un richiamo alle caratteristiche divulgative dell’arte Barocca come semplice reazione alle forme geometriche primarie del Rinascimento, mentre l’essenza creativa dell’architettura del Bernini, e di tutta l’arte Barocca, è la complessità. Le masse murarie sono plasmate per risolvere il conflitto tra l’interno e l’esterno e sono medium per mettere in relazione i vari livelli di significati, privato-pubblico, funzionalità-simbolo, con una gerarchia di elementi dalla scala dell’edificio a quella urbana e paesaggistica. A mio parere il Bernini concretizzò una sintesi architettonica dei vari livelli ambientali e di significato, in maniera paradigmatica, nella Chiesa dell’Assunta in Ariccia. Come un piccolo Pantheon, la Chiesa vera e propria è avvolta in un porticato, che, con le due facciate laterali, estende il prospetto della Chiesa sulla Piazza Corte in cui campeggia il lungo fronte del Palazzo Chigi. Ma il porticato anulare non ha solo la funzione di armonizzare le dimensioni dello spazio urbano bensì quella di collegare il livello superiore della piazza e della Chiesa con quello inferiore del borgo mediante scale avvolgenti i lati della Chiesa. Inoltre, le due torri campanarie, che definiscono la facciata posteriore, sono l’elemento di risonanza paesaggistica, con cui si segnala la presenza del centro religioso in lontananza. Con questa piccola, e poco rinomata Chiesa, il Bernini realizza l’unità dei vari significati dell’architettura in simultanea, come mai era avvenuto prima. Certamente non possiamo affermare che l’architettura “moderna” abbia realizzato una simile unità architettonica e tanto meno l’urbanistica, che hanno lasciato irrisolte le contraddizioni tra spazio interno ed esterno, tra città e paesaggio. Contraddizioni irrisolte, che si sono trasferite nell’architettura globale, veicolate dal mito della tecnologia che rende reali le fantascientifiche visioni delle avanguardie. A Roma come a New York nelle monadi globali, senza porte e senza finestre, si agita la disorganica esistenza dell’ istante senza presente.
Dunque, dobbiamo arrenderci a tutto questo? Dobbiamo non vedere e non sentire la lezione della storia che da ogni angolo del nostro paese proviene in maniera preponderante? La risposta, a mio parere, sta nel riconoscimento degli errori sin qui prodotti dalla modernità senza storia e dal futuro senza presente.”

I.G.

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