A proposito della nota faccenda … Sergio Marzetti ci scrive: …
“Caro Professore,
non c’è nessun piacere nella autocitazione ma solo la voglia di divertirsi ancora un po’ sul cubo, sul kubo, sull’in…cubo e via celiando. Questo è il mio cubo, quasi perfetto, 10x10x10. Già ne ho raccontata la storia e qualcuno, se mi ricordo, inorridì. La Società Autostrade aveva deciso che l’Autostrada Adriatica doveva essere costruita a ridosso della costa, tagliando, sventrando, sorvolando le tranquille cittadine picene. Mi ricordo una lezione di Piccinato che si avventava contro la follia di costruire un’opera del genere. Qualsiasi Autostrada, ci spiegava, produce una fascia economica di 20 chilometri sui due lati del suo tracciato. Costruirla sulla costa voleva dire regalare una fascia di 20 chilometri ai pesci! Questo é l’aspetto puramente teorico, l’aspetto pratico fu che la mia famiglia, come altre, venne brutalmente espropriata. Ci misi un anno di discussioni perché l’esproprio fosse almeno equo, il comune, in deroga al PRG, rese edificabile dei campi agricoli, con grande gioia del proprietario che ci si arricchì, poi un geometra disegnò una lottizzazione a scacchiera per gli sfortunati e ci presentò un planivolumetrico a cubetti. Ah, sì? Ah, sì? – mi dissi – Io sono costretto a lasciare una bella casa colonica e voi mi presentate un cubetto? Allora faccio un macello! Mi ispiro al mio amato Arnaldo Pomodoro e, come Lui (All’anima della modestia! Ma sapete, ero giovane e presuntuoso!) scompone, rompe e apre le sue sfere, io scomporrò, romperò e aprirò il mio “cubo”!. Questo è il risultato di tanto ferito livore!
Come dicevo, questo mio cubo a qualcuno potrà apparire un in..cubo ma non me ne dorrò. La cosa più importante è che le mie figlie, e adesso le mie nipotine, ne sono innamorate, forse perché vogliono bene al loro papà e nonno o forse perché sono di bocca buona. Boh! Comunque tanti auguri ai cubismi, ai cubisti e, di questi tempi misogini, anche alle cubiste e alle veline perché per un architetto il sangue non deve essere acqua!
Cordiali saluti,
S. M.
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Ma questa è una bella casetta. Beati voi che ce l’avete. C’è chi non ce l’ha punto.
Mi colpisce più del cubo o in..cubo il totale e disarmante sottoutilizzo di una scienza che di norma in Italia dovrebbe essere chiamata Urbanistica: insegnata oramai nelle Università come “esame di retini e colori” e risolta dai vezzi dei funzionari pubblici.
E’ molto carino ciò che racconta sergio mazzetti e il risultato del suo “ferito livore” mi sembra un degnissimo edificio ed è una buona iniziativa quella di mettersi in gioco con i propri cubi. Purtroppo, essendo solo architetto di laurea e non di pratica progettuale non ne ho da proporre.
@Nov.CQ. Urbanistica una scienza? (pron. con la z dolce come Zichichi-Crozza)
La morte, si spera provvisoria, di quest’arte, è avvenuta a causa del colpo di grazia di tutti i tentativi di dare ad essa uno “statuto scientifico”.
Mentre nella pratica risultava solo un mercato delle vacche mascherato.
Sempre meno mascherato.
In realtà l’urbanistica è una scienza visto che tratta rapporti spaziali e funzionali all’interno di un ambito territoriale (cittadino per lo più) e quando ad una disciplina si da una connotazione fatta di studi sulle misure, sull’accessibilità e sulla fruibilità di un luogo, beh questa si può meritatamente chiamare scienza. Che poi oggi venga sempre più utilizzata dalle amministrazioni (poco illuminate) per arricchire qualcuno e impoverire altri, questo è purtroppo una pratica abbastanza comune in Italia.
ars, tekne … va bene. Non certo episteme … e parafrasando la pubblicità del Martini, “no episteme, no scienza”.
@Biz: Urbanistica non è certo una scienza come la Chimica e la Fisica, dovremmo assurgere questa alle virtù dianoetiche? Rimane comunque, a mio avviso, un monopoli dei politici e casuali retini.
Che dice, Biz? Posso avere la presunzione di essermi affidato all’episteme quando nel mio progetto decisi di non scavare sotto terra, di sopraelevarmi su un piano Pilotis e di costruire con criteri antisismici? Mi ricordai dei racconti di mio nonno che mi parlava di scosse di terremoto avvertibili anche se in forme leggere, di non troppo lontani allagamenti quando il vicino Fosso della Torre tracimava, causando l’ultima volta anche l’annegamento di una vecchina. Che fosse la scelta giusta, dettata dalla “conoscenza” del luogo e del suo “divenire”, ne ebbi appunto la prova quando il torrente, in una notte buia e tempestosa, direbbe Snoopy, tracimò. Io mi salvai con una trentina di centimetri d’acqua che non rovinarono nulla. Bastò una pompa e una scopa per ripulire il fango. (Mi son fatto fare da un marmista una picola targa dove, come qua e là per Roma, una mano con un indice puntato indica il livello raggiunto dall’acqua). I miei vicini, che avevano scavato ingordamente per procurarsi sale-giochi, cantinette, garage, uffici, furono costretti a chiamare i pompieri con le idrovore per svuotare le improvvisate piscine. Posso presumere di unirmi anche io alla tua giusta osservazione: va bene l’arte, va bene la buona tecnica di costruzione ma, prima, va bene la conoscenza dell’ambito di intervento? Questa cosa é forse mancata a Massimiliano quando ha lanciato il suo dado a casaccio, direi? Ma se anche il grande Einstein diceva che “Dio non gioca a dadi”!
Ciò che dice Sergio 1943 è discorso di saggezza e conoscenza che tiene in considerazione, saggiamente, il Genius loci, considerandone anche le intemperanze. Significa operare con testa e sensibilità e attenzione alla Natura.