Invidia del Kubo? …

riceviamo da Franco Purini e solerti vi giriamo anche per Vostra opportuna informazione: …

Caro Giorgio,

ti ricordo che esiste a Ravenna un palazzetto per uffici costruito qualche anno fa da Laura Thermes e da me che si chiama “Edificio Kubo” (Casabella n.742/2006). Mi farebbe piacere che fosse rispettato il “copyright”.

Ciao”

Franco Purini

Francamente non ci avevo proprio pensato …

e mi auguro che il testo di Franco sia altrettanto frankamente ironico …

altrimenti …

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23 Responses to Invidia del Kubo? …

  1. Biz ha detto:

    Non c’era anche l’espressione ” … te faccio du kubbi così! ” ?
    Tutto a posto dunque … un kubbo, du kubbi (così)

  2. Davide Donati ha detto:

    Purini……..spero seriamente stia scherzando…..copyright? qualcuno (leggi Moneo) non parlava della solitudine degli edifici che una volta finiti vivono la loro vita lontani dagli autori ecc.ecc.?
    capisco il nome di un grande edificio…ma una “palazzina” di Purini proprio…

  3. e.man ha detto:

    Niente di peggio che essere un architetto famoso senza più riuscire a ricordarsi il perché e il percome. Pardon: il perKé e il perKome. Tristessaaaa…..

  4. Michele Ficini ha detto:

    A me sembra di stare su un altro pianeta!
    Copyright??????

    Ma non lo capite che il copyright è morto? Capisco l’ironia di Purini, ma non fa ridere: non esiste un copyright che mi vieta di chiamare kubo un edificio!!!

    il mondo di internet sta marciando compatto verso l’abolizione di copyright e brevetti…

  5. giovanni ha detto:

    se gentilmente qualcuno riuscisse ad indicarmi un sito con le immagini di questo kubo che non riesco a trovarle…tra l’altro di Purini io conosco solo la fatidica casa del farmacista di gibellina (non è ironia ma mia ignoranza), che ai tempi in cui frequentavo lo iuav era considerato una sorta di esempio luminoso della nuova architettura.

  6. Antonio Del Carmine ha detto:

    Caro sig. Purini,
    io penso che lei non abbia l’autorità morale per dire alcunche.
    Come può il progettestita di tali opere (http://www.jemolo.com/alta/SI%20668.jpg) permettersi di fare una critica d’architettura?

    Cordialità

    Antonio Del Carmine

  7. Gavino Menachè ha detto:

    Povero Franko, non è nemmeno malaccio il suo Kubo… Mi ha ricordato le tante esercitazioni di Composizione I, con i disassamenti, le eccezioni, i baffi alla Gioconda cubica rinascimentale e così via. Chi ha paura del Kubo?
    baci
    GMè

  8. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ma non esageriamo con Purini! Ha fatto solo un pò di auto-ironia!
    E poi il suo Kubo, che non conoscevo (grazie emanuele arteniesi) è Cubista mentre il Kubo di Foligno è kubico.
    Pietro

  9. giovanni ha detto:

    volevo innanzitutto ringraziare emanuele arteniesi, perchè la sua indicazione mi ha consentito di vedere, non solo una immagine, ma un servizio foto + piante dell’edificio. Per quanto riguarda questo, il Kubo, sono d’accordo con gavino Menachè, non è male, guardando a ciò che si vede in giro ci si accontenta…! certo da un ormai vecchio professore e teorico dell’architettura come purini, magari uno s’aspetta qualcosa di più, non so cosa, ma qualcosa…! E’ vero anche che la logica progettuale della costruzione è ancora quella “degli anni che furono”, quelli ai quali alludevo nel mio primo commento (teorie del post moderno, della Tendenza, come si diceva allora, insomma, metà anni ’80).
    L’assurdo è che anche questa volta, e lo dico ancora senza ironia, c’è di mezzo una farmacia ( si vede nella 5°, 7° e 8° foto del servizio consigliato da emanuele a.). Che si tratti della Casa del Farmacista 2: La casa del Farmacista di Ravenna ?
    Per quanto riguarda la casa di jemolo suggerita da antonio del carmine, effettivamente si stenta a credere che quella cosa non sia stata fatta da un qualsiasi professionista come ce ne sono a migliaia al mondo, bensì da un noto come purini, però non sarei così duro nel giudizio in quanto è pur sempre un teorico che ha avuto un grande ruolo nel passato oltre ad essere stato (o lo è ancora) un disegnatore eccezionale.Certe tavole di purini che ricordo sono veramente visionarie, suggestive, ma poi, probabilmente, non riesce a tradurre materialmente, nel costruito, quella creatività.

  10. giovanni marmugi ha detto:

    Volevo ringraziare emanuele arteniesi che mi ha dato l’indicazione, non per una foto, ma per un servizio di foto con tanto di piante. E’ vero come dice Gavino Menachè che il Kubo non è male: bisogna, secondo me anche sapersi accontentare, con quel che si vede in giro. Certo, da purini uno s’aspetta qualcosa di più. E’ vero anche che la logica progettuale mi pare proprio quella cui accenna gavino m. e cui facevo riferimento nel commento precedente (post modern, la tendenza…insomma, a cavallo degli anni ’80 e pure prima).
    La cosa assurda, e nuovamente non lo dico per ironia, è che anche il Kubo è una farmacia (vedi foto), come quella volta. Che si tratti della Casa del farmacista di Gibellina 2: la Kasa di ravenna ?
    Antonio Del Carmine mi pare un po’ duro col purini, anche se effettivamente quell’edificio che invita a vedere è davvero sconfortante, sembra la realizzazione di un qualsiasi banalissimo professionista. Magari il banalissimo professionista non avrebbe neanche forato la falda aggettante, al centro della facciata, per inserirci quella incomprensibile trave di cemento “disassata” e avrebbe ottenuto un edificio migliore.
    Sono nuovo del sito ma mi sembra che il purini sia spesso presente, curiosando tra i blog ho trovato infatti commenti di alcuni anni fa in http://www.archiwatch.it/2005/12/09/architettura-italiana-secondo-franco-purini.html Ho lì lanciato un invito a quei commentatori a presentarsi nuovamente su questa pagina.
    Io il Purini me lo ricordo, anni orsono, soprattutto per i suoi disegni di architettura che ricordo molto suggestivi. Probabilmente dal piano del disegno alla realtà della costruzione, il nostro perde qualcosa.

  11. Davide Cavinato ha detto:

    Dio mio. C’è di che preoccuparsi.

  12. alberto becchettini ha detto:

    E il cubo di Rubik ce lo siamo scordati?

  13. alfredo ha detto:

    casa pirrello a gibellina ho avuto modo di vederla, e al confronto con alcune architetture-sculture nelle vicinanze, mi sembra tutto sommato ben riuscita; anche la teoria di piazze lo sarebbe anche, se all’intorno non ci fosse un’edilizia (che poi è quella prevalente nel ns meridione) squallida e deprimente, e che le fa apprire come un oggetto non identificato caduto lì casualmente (suggestivo il riferimento al recinto sacro del tempio di segesta). ho trovato invece poco convincente la chiesa di san giovanni battista a lecce, ma viste le differenze col progetto ritengo che al solito si debba andare al di là della volontà del progettista. (il campanile tra le altre è molto ma molto discutibile dal punto di vista estetico).

  14. franco di monaco ha detto:

    Sarebbe interessante – invece che intervenire difendendo il proprio cubo (ognuno ha un cubo da difendere: io, ad esempio, non mi separo mai da quello di Aldo Rossi, che mi ricorda quello di Libera o di Sironi. Ma ben altri architetti, questi ultimi…rispetto ai Nostri due di Foligno e di Ravenna….) – che il Prof Purini ci spigasse la “disastrosa” esperienza di Gibellina: UNA CITTA’ DI NUOVA FONDAZIONE NON PUO’ SORGERE SENZA IL SEDIMENTARSI DI TRASFORMAZIONI, EVOLUZIONI, ESPANSIONI CHE SOLO L’OPERARE DELL’UOMO NEI SECOLI PUO’ DETERMNARE.
    SALUTI

  15. alfredo ha detto:

    per chi volesse vedere la chiesa di lecce : http://www.architetturadipietra.it/wp/?p=1749

  16. filippo de dominicis ha detto:

    io credo che gibellina sia un’esperienza tutt’altro che disastrosa.

  17. filippo de dominicis ha detto:

    e che la palla di quaroni-anversa-d’ardia sia una delle cose piu belle che siano mai state costruite…

  18. Biz ha detto:

    Ma la palla di Quaroni et alii non si era rotta?
    Non fo un gioco di parole …
    RIcordo che una volta andai a Gibellina ed entrai nel cantiere che non c’era nessuno … mi misi dentro il cavo della palla e se dicevo qualcosa il suono faceva giri stranissimi.
    Ma la palla non era rotta.
    Invece ero sconcertato dalla stucchevole bidimensionalità del bar-scultura di Consagra.

  19. franco di monaco ha detto:

    La Chiesa Madre di Quaroni rimane un singolo episodio: strepitoso esercizio compositivo…quello che Lei chiama “palla” è un fantastico tentativo di unire abside e cupola. Un genio…ma quaroni non è il Prof. di cui sopra.
    Saluti

  20. giovanni marmugi ha detto:

    La chiesa proposta da alfredo, a differenza di lui, la trovo bella o almeno molto migliore di quel poco (lo ammetto) che conosco di purini. Questo complesso parrocchiale, confrontato alla casa proposta da antonio del carmine, fa pensare alle realizzazioni di due progettisti diversi. E’ vero anche a me i campanili esili, come dire, di sola struttura, non piacciono. Certamente nell’interno della chiesa quei pilastri e travi associate a quell’orribile (o così sembra) serramento della finestra a nastro da un po’ quella sensazione da capannone, artigianale da quattro soldi. Questa sensazione la ebbi anche con gli interni della fatidica casa del farmacista di gibellina.
    Certamente io sto parlando di lavori visti solo in foto e non come Alfredo che ha visto questi edifici davvero.
    Per quanto riguarda il divario fra progetto e realizzazione, penso sia una cosa,naturalmente, diffusa nel mondo delle costruzioni, sarebbe un tema enorme, ma nel caso di purini tale divario è grandissimo. Mi ripeto dicendo che io ricordo i suoi disegni veramente belli, più artistici che progettuali, alla Scolari direi, ma è molto che non li ho più rivisti: non so cosa ne penserei adesso. Certamente certe suggestioni grafiche sono difficilmente realizzabili. Mi è sembrato, inoltre, che si riferissero a questo tema le profonde preoccupazioni di davide cavinato, o forse sono riferite ai destini di purini…(?).
    Io penso, franco di monaco, che la crescita della città, nelle intenzioni di purini, a quei tempi (seconda metà anni 70 e oltre) doveva davvero essere “IL SEDIMENTARSI DI TRASFORMAZIONI, EVOLUZIONI, ESPANSIONI CHE… “ e
    . Infatti “ Il sistema delle piazze, attraverso la riqualificazione formale e funzionale, di cinque grosse aree di risulta tra insediamenti abitativi a schiera, realizza un lungo elemento di sutura di alcuni spazi disarticolati e ancora anonimi della città” (dalla relazione tecnica sul sistema delle piazze a gibellina, della reg. sicilia http://www.regione.sicilia.it/bbccaa/darc/allegati/autorizzazione/relazione_sistema_piazze.pdf). La vedo come un fulcro generatore di futuri sviluppi urbani…se poi avviene, come dice alfredo, e spesso avviene, che all’intorno cresce “un’edilizia (che poi è quella prevalente nel ns meridione [ma non solo! dico io]) squallida e deprimente,..”, bene,almeno questo non possiamo imputarlo a purini.
    Scusa franco di monaco, ma il cubo di aldo rossi è il teatro carlo felice di genova? Bè, rimanendo ai Kubi in questione, l’interno di quello fuksasiano (?) mi sembra molto più ben risolto di quelli puriniani di cui parlavo sopra. Questo sotto l’aspetto fomale e non sull’altro tema della congruità dell’edificio con la sua funzione (come si legge in http://www.rinascimentosacro.com/2009/04/nas7-ancora-sullin-cubo-folignese.html, ripreso da questo sito dalla discussione in http://www.archiwatch.it/2009/04/28/stupito-dal-commento-positivo.html ecc.).

  21. franco di monaco ha detto:

    Egr Giovanni, il “cubo” di cui parlo è quello del cimitero di San Cataldo a Modena…..Come si fa a non ricordare un’opera strepitosa, grandioso esercizio compositivo…se valutrato rispetto all’intero impianto del recinto del cimitero; un Aldo Rossi che raggiunge il “sublime” ed il “poetico” nel realizzare un sacrario che è la casa abbandonata dalla vita che muore, come quando si lascia la casa abbandonata della vita…senza finestre e senza tetto…incompiuta come incompiuta è la vita. La città dei morti è come la città dei vivi nella poetica di Rossi che unisce, idealmente e spazialmente, la città dei nostri tempi alle città dei morti degli etruschi nel realizzare un cimitero.
    Io ci vedo, idealmente, e qui sta la grandezza di Rossi che “recupera” gli archetipi compositivi della tradizione italiana, la figurazione del progetto di Libera per il piano di aprilia (1936, con cubo), oppure la pittura di quel grande “artchitetto-pittore” che era Sironi quando dipinge le metafisiche poerferie degli anni ’20…A.Rossi-Libera-Sironi………Architetti immensi…..
    saluti

  22. giovanni marmugi ha detto:

    egr franco leggere la tua descrizione del “cubo di modena” e soprattutto la lettura critica che ne fai (sicuramente azzeccata), me lo ha fatto piacere…bè ammetterai che rossi era un architetto le cui opere o le ami o le odi, nessuna via di mezzo. Io penso che sia stato un grande artista ma non lo ho mai particolarmente amato, ricordo mi erano piaciute certe case a berlino, un albergo in giappone e poco altro (tutto visto in foto),bellissimi i suoi disegni. Certo un discorso su rossi ed il suo ruolo nell’architettura italiana di alcuni anni fa ci porterebbe molto lontani e sicuramente fino a purini (senza voler fare paragoni fra i due).
    Sai avevo pensato al teatro di genova, che non è un cubo ma gli assomiglia, perché fu un vero casus belli fra gli “zeviani” ed i “rossiani” (fra cui si annoverava anche l’autore del fatidico cubo di ravenna,qui in discussione).
    Ora voglio ritrovare anch’io un mio cubo amato.
    Con simpatia.

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