Isabella Guarini … seconda risposta a Salingaros …
Critica al regionalismo critico
“Le premesse, contenute nella mia prima risposta con postilla, mi aiutano nel dire ciò che penso del “critical regionalism” e delle sue conseguenze sull’insegnamento dell’architettura, come disciplina storica e compositiva. Salingaros descrive bene il processo filosofico che sottende tale criterio di classificazione dell’architettura moderna, mentre io faccio esplicito riferimento al capitolo sul “critical regionalism” nella Storia dell’Architettura moderna di K. Frampton. Per me l’espressione “critical regionalism” è un ossimoro, ovvero affermazione e negazione al tempo stesso, che non è applicabile all’architettura in quanto costruzione concreta dell’esistenza stessa degli esseri umani: costruisco per abitare, quindi esisto. Da ciò escludo che si possa classificare un modo di essere dell’architettura nella combinazione di due termini che si elidono a vicenda. Nella introduzione al capitolo sul “critical regionalism” Frampton riporta la tesi di Paul Ricoeur sostenitore della necessità di modernizzazione delle culture regionali attraverso l’apporto esterno di altre culture. Dunque, si sostiene che per entrare nella modernità bisogna pagare il tributo alla diversità, o meglio bisogna farsi colonizzare pacificamente. Tuttavia, nell’applicazione di una proposizione filosofica al fare architettonico, il risultato appare limitato all’uso delle tecnologie industriali, uguali in tutto il mondo, associate con quelle locali. Il limite di una tale riduzione dell’architettura sta non solo nella negazione dell’autonoma capacità delle varie culture di evolversi, ma anche nel considerare l’architettura in sé come manufatto senza alcuna relazione con il paesaggio naturale e artificiale in cui risiede la memoria identitaria. Quando visitiamo la dissepolta città di Pompei , abbiamo la visione della casa e della città al momento dell’eruzione del 79 dopo Cristo. Se, invece, camminiamo per i Decumani di Napoli, quelli della sua fondazione che ancora esistono con tutto il peso delle trasformazioni in 2500 anni, non possiamo riconoscere
l‘antica casa romana come era quella pompeiana, ma ne avvertiamo l’esistenza dalla relazione con la struttura urbanistica rimasta immutata. Penso sinceramente che il “critical regionalism” sia stato solo un anticipatore del decostruttivismo globalizzante attuale.
Il problema è come trasmettere tutto ciò agli studenti, dominati dall’establishment virtuale!”
I.G.



