Emanuele Arteniesi … al quale debbo la mia tardiva, eppur entusiastica, scoperta degli spazi del Collegio Santa Maria …
colgo qui l’occasione per ringraziarlo di nuovo, …
e, in qualche modo, quindi, corresponsabile del conseguente gioco di specchi e di riflessi che da lì si è innescato … dal pallone … all’ovo … via globo …
con intersezioni che coinvolgono, praticamente, ‘sto monno e quell’artro …
da Carimini … a Nicolosi … da Quaroni (Giorgio) … a Piero …
tanto per intenderci …
ci invia, … di conseguenza, … queste sue osservazioni, …
di striscio, … ad una recente, … “fidiaca” … ancorché … “patriottica” …
mostra romana: …“Caro professore,
stamattina sono sceso in bici lungo Via Nazionale in un incubo di automobili bloccate dai cantieri per il nuovo selciato.
Poi chiedendomi come fare a tornare verso l’Esquilino senza affogare nel marasma infame di Piazza Venezia ho colto al volo uno spiraglio tra le lamiere e , in apparente dirottamento, sono salito al Quirinale lungo una Via XXIV Maggio altrettanto intasata.
Così per ispirazione improvvisa mi sono diretto verso le Scuderie che ospitano da pochi giorni la mostra sul Giambellino. Uomo crocevia, uomo sintesi, uomo “fidiaco”, come fidiaco Roberto Longhi chiamava un miracolo artistico avvenuto in Italia tra gli ultimi due decenni del ‘400 e Giorgione Raffaello e Tiziano. Roba di maturazioni a scala cosmica. Robba che non ci si crede, come in Giambellino trovassero una sintesi le pitture ad olio di provenienza nord europea passate per Napoli e la Sicilia, portate a Venezia via Urbino da Antonello. Zone marchigiane fertili dove pure Bellini si veniva a trovare negli anni ’70 del Quattrocento. Lui che già risultava dal filone miracoloso Firenze-Donatello-Padova-Mantegna. Bellino già figlio d’arte, fiume d’uomo senza inizi nè fini, si ritrovava a sposarsi con gli olii di luce naturale. Bellino e Antonello ingravidati dall’ ” aritmetrica” di Piero della Francesca padrone di casa. Ecco la sintesi in Giambellino fiume d’uomo…
Così ricordando passati studi di lineamenti di Storia dell’Arte mi si sovrapponeva la considerazione di quale tremendo stupro Roma sopporta tutte le mattine e tutte le sere, alba e tramonto di ferraglia puzzolente.
Non ho visto la mostra ma ho comprato il catalogo, introdotto da un Antonio Paolucci così accorato che sembra aver sofferto anche lui oggi il mio shock di ciclista dadaista… che essere in bici a Piazza Venezia equivale a mettere dei chiodi su un ferro da stiro:
” Questa su Giovanni Bellini è una mostra patriottica. Lo è nel senso letterale della parola, perché propone ed esalta e rende a tutti comprensibili i valori poetici fondanti della nostra patria comune.
Prendiamo la pala di Pesaro. E’ un miracolo che sia qui, dopo la necessaria revisione compiuta dall’Istituto Centrale del Restauro, completa, per l’occasione, della cimasa con il Compianto sul Cristo morto prestata dai Musei Vaticani.
Il Giambellino all’altezza della pala di Pesaro rappresenta il punto zenitale della pittura italiana. Dopo, solo Raffaello della Scuola di Atene e della Messa di Bolsena, Giorgione della pala di Castelfranco e Tiziano, fra i Baccanali e l’Assunzione di Santa Maria Gloriosa dei Frari sapranno essere altrettanto grandi.
Il fatto è che la pala di Pesaro, insieme ai capolavori che ho prima citato, partecipa di quella congiuntura dell’arte italiana che Longhi chiamava ” , fidiaca”. E, infatti, come agli albori della classicità, tutto in quest’opera è infinita sapienza, ma tutto è allo stesso tempo calma, luce, splendore. Tutto è facilità, semplicità, verità ed equilibrio assoluti. Al punto d’incontro tra il nitore fiammingo di Antonello da Messina e la misura di Piero della Francesca, Giovanni Bellini contempla il mondo visibile ed è come se lo accarezzasse l’occhio di Dio in una chiara mattina di primavera.
Ciò che colpisce è il paesaggio.
Inquadrata in una cornice di marmo bianco e policromo che il sole scalda come carne viva, c’è la rocca di Gradara.
La rocca di Gradara, in provincia di Pesaro, nelle Marche, esiste ancora e ancora esiste – almeno nell’area di rispetto che circonda il monumento – il paesaggio luminoso e accidentato, fatto di rocce friabili e di tondeggianti colline che Giovanni Bellini ha descritto con tanta poetica intensità. nella devastazione dell’Italia contemporanea, la sopravvivenza di un pezzo della patria antica commuove.
Il più grande poeta del paesaggio italiano ( ecco il valore supremamente “patriottico” di questa mostra ) è stato Giovanni Bellini. L’Italia che Pier Paolo Pasolini amava e che è sopravvissuta intatta fino a ieri, l’Italia che quelli che hanno la mia età hanno fatto in tempo a vedere dai finestrini del treno – i neri campi arati, i pioppi ai confini dei campi, sulla collina il borgo scaldato dal sole e sullo sfondo i monti “divinamente azzurri” – nessuno l’ha saputa rappresentare come il Giambellino.
… Ma anche quando riconoscimenti precisi non siano possibili, Bellini riesce a cogliere lo spirito del paesaggio italiano con assoluta perspicuità, come solo Leopardi e Manzoni un giorno sapranno. Penso all’Orazione nell’orto della National Gallery di Londra e alle rocce ancora mantegnesche che si sciolgono per intacchi di luce, alle nuvole che attraversano gloriose i grandi meriggi d’estate…
… Ed è una mostra che ci fa capire anche, grazie all’opera di Giovanni Bellini, come gli italiani abbiano saputo guardare, nel momento apicale della loro storia, allo splendore del vero visibile. Che è nuvole grigie e violette nel cielo d’estate, riflessi d’azzurro e d’oro negli occhi di un giovane uomo, ma è anche teneri affetti, ombrosi pensieri, venerata religione, gratitudine per il miracolo che Dio ci regala con lo spettacolo del mondo.
E’ rimpianto e malinconia per il tempo che passa, per la vita dalla quale è così doloroso staccarsi.
“… Accordo pieno e profondo tra l’uomo, le orme dell’uomo fattosi storia, e il manto della natura; accordo tra le masse umane prominenti e le nubi alte, lontane, e cariche di sogni narrati; tra le chiostri dei monti e le absidi antiche, le grotte dei pastori e le terrazze cittadine, le chiese color tortora del patriarcato e il chiuso delle greggi, le rocche medioevali e le rocce friabili degli Euganei”. Così Longhi, nel celebre omaggio a Bellini del 1946.
Ma non è questo il genio profondo degli italiani così come lo hanno modellato secoli di arti figurative, di poesia, di letteratura, di musica? La capacità cioè di essere insieme nella storia e nel sentimento della storia, di guardare il mondo con cuore caldo e mente serena, così da farne emergere con spirito di affettuosa compenetrazione i valori di ordine, di calma, di splendore.
Antonio Paolucci
presidente della commissione scientifica delle scuderie del Quirinale”
Grazie ancora … Emanuele …





…Non ho visto la mostra ma ho comprato il catalogo…
Ho smesso di leggere qui.
Emanuele: degno compagno del prof. Muratore, che sa di tutto ma che ha una certa difficoltà ad uscire dai confini dei Parioli.
Con simpatia :-)
Vittorio
Che problema hai Corvi? Pare che la mostra sia aperta fino al 11 gennaio
Non vorrei rompere il clima colto e ispirato che domina in questo post e in quello successivo di sergio 43 e lungi da me contestare le grandi qualità di storico dell’arte, studioso, divulgatore e organizzatore di Antonio Paolucci, che tra l’altro è anche consulente per la Fiera Antiquaria di Arezzo, la mia città, e del quale ho apprezzato le ottime spiegazioni fatte davanti ai quadri di Piero alla mostra allestita sempre ad Arezzo (un po di marketing urbano) ma..non è lo stesso Antonio Paolucci che ha dichiarato:
“I soldi ci sono, il problema e’ politico ”il progetto della Loggia di Isozaki all’uscita dei nuovi Uffizi non piace al Ministro Giuliano Urbani, a personaggi come Franco Zeffirelli, Oriana Fallaci, e nemmeno alla gente comune, ma ci sono dei contratti da rispettare, percio’ il problema diventa squisitamente politico”?
Per carità, uno sbaglio, e anche più d’uno è ammesso nella vita e vale soprattutto per me (la superiorità della nostra educazione cattolica sta anche in questo) ma insomma…non si concilia mica tanto bene con:
“Ma non è questo il genio profondo degli italiani così come lo hanno modellato secoli di arti figurative, di poesia, di letteratura, di musica? La capacità cioè di essere insieme nella storia e nel sentimento della storia, di guardare il mondo con cuore caldo e mente serena, così da farne emergere con spirito di affettuosa compenetrazione i valori di ordine, di calma, di splendore”.
Scusate l’interruzione.
Pietro
Diversi problemi, Corvi ha.
Che mi riescono male le battute di spirito. Questo è uno, probabilmente.
Saluti