A commento di una laconica immagine di qualche giorno fa … Isabella Guarini ci invia: …
“L’immagine di un globo elettrico che pende da un portale squadrato di per sè sarebbe banale se non rimandasse a un fatto mirabile che è la perla sospesa a un sottile filo in una conchiglia architettonica nella pala della Madonna di Brera di Piero della Francesca. Una perla- uovo , metafora della vita, globo che illumina la scena e punto di fuga ordinatore dello spazio glogale. A volte la memoria fa brutti scherzi!”
I.G.





Paragone molto azzardato ma suggestivo.
Però, se è vero che la memoria fa brutti scherzi, può anche accadere che da una scherzo di questi possa nascere l’idea per un progetto.
Saluti
Pietro
Mirabile sforzo di comparazione poco riuscito per una Guarini che spesso mette in moto automatismi accademici che portano a forzati e assurdi collegamenti temporali tra opere disgiunte prive di qualsiasi legame parentale.
A Mnemosine non si comanda, perché lei, μνημοσύνη, recide il legame diacronico delle forme e ci offre il nettare della fantasia e dei miti. Ci mancherebbe, che non potessimo comparare ciò che ci piace e commuove al di là del tempo e dello spazio. Questo sì che sarebbe sterile accademia per un architetto.
>>>>A Mnemosine non si comanda, perché lei, μνημοσύνη, recide il legame diacronico delle forme e ci offre il nettare della fantasia e dei miti. Ci mancherebbe, che non potessimo comparare ciò che ci piace e commuove al di là del tempo e dello spazio. Questo sì che sarebbe sterile accademia per un architetto.
Se lei si commuove davanti a Piero della Francesca non vedo la neccessità di doverlo per forza comparare con qualcosa che di commovente ha ben poco o forse lei si è commossa per il globo elettrico che pende dal portale?
Per quanto riguarda Mnemosine la considero l’ennesima citazione fuori luogo.
Nel mio post mi sembra sia saltato il commento al pezzo di Isabella. Era: Chapeau, Isabella!
saluti
cristiano
Peccato, Luca. Lei non sa cosa perde senza i giochi di memoria fuori luogo!
Sinceramente questa non l’ho nemmeno capita forse xkè sono geometra!
La mia impressione Luca, è che sia tu quello più accademico. Nell’invocare il “legame parentale” – e nel rifiutare una possibile affinità che dalla forma trapassa ad un concetto, fuori dal tempo – riveli un certo storicismo che, con tutti i suoi pregi, è finito con lo sfociare nelle poco interessanti quanto ben note “note della lavandaia”.
E comunque, sia come sia e scherzi a parte, che male ha fatto la Isabella Guarini (che già solo per il cognome, è da rispettare :-) a proporre questa associazione di idee, se poi il risultato per noi è stato di rivedere l’immagine di un meraviglioso dipinto?
Caro Luca, la catena di commenti all’immagine di un globo elettrico sferico-opalino che pende dal centro di un portale trilitico è scaturita dalla provocazione di Manuela Marchesi attratta dalla lucentezza del globo, che rinviava alla presenza di qualcuno addetto alla manutenzione. La situazione apparentemente banale ha richiamato alla mia memoria il dipinto di Piero della Francesca che ho contemplato, affascinata da quella perla-uovo sospesa a un sottile filo in una conchiglia architettonica. A parte la metafora della vita, il mio interesse sta nel corpo illuminante. Ora dico un’altra cosa che potrà sorprenderla ancora di più. In realtà quella perla, che illumina la scena in cui è posto in preghiera Federico da Montefeltro, riflettendosi sull’armatura, è una lampada moderna, di quelle pregiate delle più importanti industrie di arredo, come Artemide, che ha prodotto una lampada da tavolo e da comodino a forma di uovo in vetro opalino, abbastanza costosa.
Il riflesso sull’armatura non è quello generato dalla perla; Piero non è Magritte!
Si lo so, la luce sull’armatura non deriva direttamente dalla perla.In questo dipinto il gioco della luce e dell’ombra non è intuitivo, né sfumato, ma scientifico in applicazione delle regole geometrico-descrittive, ovvero taglio netto tra ombra propria e portata, come si vede nella grande nicchia retrostante le figure. Ma il ruolo illuminante della perla è mediato dal suo significato metaforico, fonte di vita, luce che illumina il potere che diviene pertanto “illuminato”, incarnato in Federico da Montefeltro, come se esistesse un invisibile raggio laser che collega la perla e le asole di luce sull’armatura. Mi piace ricordare che le regole geometrico-prospettiche del Rinascimento ebbero una durata breve, quasi settanta anni. Leonardo diceva che era puramente teorico che il punto di vista fosse in un solo punto geometrico, dal momento che gli occhi dell’osservatore sono due e in continuo movimento. A me sembra che Piero della Francesca, rispetto a questa disputa sia già a metà strada tra stereometria geometrica e intuizione del complesso limite tra luce e ombra. Però, l’arte è arte se ognuno può vederla come vuole. Saluti
Direi che puo’ bastare….saluti.
“È colpa dei pensieri associativi se non riesco a stare adesso qui. Segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire….”
Franco Battiato
Non só…..pensavo alla Pala di Brera ed al portale squadrato, non credo che ci sia un richiamo, lo vedo alquanto surrealista, interessante, peró……proveró a guardare i portali odierni in un’altra ottica, anche se il dipinto mi suscita ben altro che poche emozioni, rispetto ai tristi portali.
Un saluto.
Lo “sventurato” Luca (che come tutti coloro, me compreso, che lasciano i propri messaggi sui blog, non si pone la domanda “chiave” dove andranno a finire tutte le parole che scriviamo sui blog? Perse… senza lasciare segno, come quelle dette a Porta a Porta) ha invece colto nel segno – senza volerlo, forse intuendolo solo – un altro rapporto tra forme del passato e associazioni temporali e spaziali più vicine a noi (e per questo utilissime): non si tratta di Magritte, bensì di un altro “padre” del Surrealismo, cioè a dire Dalì. Quest’ultimo – che ha fatto della “poetica dell’Uovo sodo che cola” un tratto caratteristico della sua pittura, fino ad assimilarlo poi all’orologio molle – nella Sua grande capacità di reinventare in chiave “Surreale” la pittura “Classica”, ha spesso citato l’immagine di Piero; così come notato anche dalla critica. L’ottima riflessione dell’Architetto Guarini, è stata “superata”, senza volerlo, dal surrealismo di Luca che aveva intuito…..
Cosa sarebbe la nostra vita senza i surrealisti….per tutto il rsto c’è Mastercard..
saluti
fdm
“Invisibile
ogni buon maestro che si fa invisibile
l’atto e la parola
né sciabola né bastone
invisibile.
Invisibile
una pace anche piccola
un caso d’amore
un popolo che sia capace di ricostruire il silenzio
dalla simulazione di un sogno
invisibile.
E l’invisibile limpidità
la misura del tempo
la grande arte è un mestiere piccolo
invisibile.
Invisibile
l’amore nelle sue versioni
invisibile
la luna tutta
il sangue senza rivali
la rosa nuova nel giardino
la cometa d’oro nel cielo stellato
invisibile
un camion di angeli
santeria e santità
l’ambizione muta del compositore
invisibile.
Io sto sempre lontano da ciò che amo io sto
invisibile
come un ordine superiore il mio disegno natale.
È la strategia miserabile del cacciatore
che si fa invisibile.” I. Fossati
la grande arte è un mestiere piccolo…invisibile…chissà se il grande pittore in questione si parlava così tanto addosso…io non credo, Sig.ra Guarini.
Saluti.
x Franco di Monaco: perfetto, attraverso la mia intuizione casuale abbiamo scoperto che non c’è nessun nesso tra l’opera di Piero della Francesca e il globo del portale, esiste invece un rapporto diretto tra Piero della Francesca e Dalì che si materializza con l’opera in questione.
Siamo dispiaciuti per la Guarini che dovrà accontentarsi di questa casuale intuizione ma allo stesso tempo orgogliosi del fatto che questo parallelismo è degno di un testo di Argan o di una citazione alla Zevi.
E’ la prima volta che le parole di un blog non andranno perse ma lasceranno un segno indelebile.