Pincio … costi e benefici …

Riceviamo da Valerio Ricciardi questo ragionevole e condiviso commento …
che volentieri vi sottoponiamo …
sulla relativa pretestuosità dell’argomento archeologico …
sull’opportunità di alcuni interventi e sulla, evidente, inopportunità di altri …

“Il problema dei reperti archeologici non è correttamente posto, e può essere fuorviante. Se Carandini e Adriano La Regina (tradizionalmente noto come il “Signor No” della Soprintendenza di Roma nei lunghi anni della sua reggenza) considerano non determinante il problema per la fattibilità in sè, io non ho – fino a prova contraria – motivo per cominciare ex abrupto a pensare che si siano trasformati tut’a un tratto in melliflui servi di arroganti èrivate betoniere. Tantopiù che il colle del Pincio ha altezza finita, verosimilmente ben superiore a quella dello “strato” archeologicamente sensibile. Perciò nulla vieta di immaginare che una soluzione, tecnicamente, si potrebbe trovare con tutta una serie di (costosi) aggiustamenti in corso d’opera del progetto, sondaggi, passate di georadar, altre ben note e affidabili indagini geofisiche come sondaggi elettrici, profili di resistività, sismica a riflessione con massa battente e quant’altro. Si potrebbe certamente, con costi davvero elevati, “entrare” in orizzontale dalla base del colle scavando e puntellando, come una miniera, per realizzare “da sotto” il fatidico parcheggio, senza arrivare verso l’alto troppo vicino alla superficie ed affidando ad accuratissime prospezioni la scelta dei punti dove far sboccare le griglie di ventilazione, ecc ecc – il tutto col fiato sul collo di tre sprintendenze, mica una.
Ma non è questo il punto! Tutto il ragionamento andrebbe a mio avviso incentrato invece su una seria valutazione del rapporto costi-benefici dell’operazione. Ed è questo che mi lascia perplesso.
Ho visto qualche anno rfa realizzare il parcheggio sotterraneo sotto il Gianicolo; il prezzo da pagare in termini archeologici non fu affatto modesto, lo rammentiamo tutti. Per che cosa? per un parcheggio enorme, che ogni volta che ho visitato ho trovato sistematicamente semivuoto! Ne valeva la pena?
Ben altro impatto ha avuto il tunnel Giovanni Paolo II che dall’altezza dello Stadio Olimpico, connette la tangenziale in tre minuti di macchina direttamente a via Cortina d’Ampezzo e a via Trionfale (altezza Policlinico Gemelli). Tre minuti di macchina invece che, dallo stesso punto, anche 40′-50′ nelle ore di punta. Ha un senso. Ha cambiato la vita di moltissimi romani, prima penalizzati oltremisura dal dramma del traffico di via di Torrevecchia, della Trionfale eccetera, e che ora possono connettersi con la strategica tangenziale in modo rapido e indolore. L’opera ha avuto un certo costo, ha richiesto un certo tempo di realizzazione, ha creato dei disagi non troppo piccoli coi cantieri, ma il dividendo sociale è stato elevatissimo e l’impatto paesaggistico davvero ragionevole.
Posso immaginare la stessa cosa per un parcheggio sotto il Pincio da – se ho capito bene – non più di 700 posti? Quanti fanno 700 posti? Immaginiamo che ogni palazzina del Tridente, che sarebbe la zona che dovrebbe trarre gran vantaggio dall’operazione, abbia – al netto degli appartamenti uso ufficio – dieci unità immobiliari. Immaginiamo una vettura di proprietà per ogni occupante un immobile. Fanno settanta edifici per i quali a ragionevole distanza si creerebbe un box o un posto macchina. Settanta? E cosa ci risolve?
Con il parcheggio di Villa Borghese che non è mai davvero pieno?
Quanti milioni di euro costa il giochino? Ma casomai, non avrebbe (per dire) più senso realizzare, con una mini-talpa a profondità sub-archeologica, un nuovo e differenziato tunnel pedonale con tapis roulant per allargare il bacino di utenza del parcheggio del galoppatoio, fino a rimpirlo con regolarità? Poi si rifanno i conti, e si vede se val la pena di far altro. Dove, perché, quanto grande.
Per ora, allo stato, mi resta appiccicata alla mente la sensazione che il vero dividendo dell’operazione sarebbe costituito dal farla, ed i veri beneficiari i contractors coinvolti. La città, la sua storia, la vita dei suoi abitanti – anche ammettendo, cosa tutta da dimostrare, che l’operazione possa svolgersi in modo perfettamente visrtuoso per quanto tecnicamente possibile – verrebbe ben dopo. Tutto questo rebelot per 700 posti, ma và…”

V.R.

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