Altri … riflessi …

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32 Responses to Altri … riflessi …

  1. Gavo ha detto:

    L’edificio di Passarelli rimane un bell’esempio di architettuta ad un passo dalle Mura Aureliane. A Composizione 1 era il mio “riferimento” e lo Studio Passarelli gentilmente mi mise a disposizione l’intero progetto.

  2. memmo54 ha detto:

    La differenza appare minima !… anzi la semplicità dell’edificio a sinistra fa premio sull’inutile complicazione che ha stregato generazioni di “architetti” alla ricerca del magico dettaglio e/o del linguaggio esclusivo; dello “stacchetto” risolutivo che li facesse emergere ! (… o venire a galla.. dipende dai punti di vista.. ). Intere generazioni che si sono spente sui tavoli a disegnare dettagliucci da apporre come fiore all’occhiello del proprio lavoro. (.. meglio.. lavorìo.. ) Tutta fatica inutile.. !!! Oggi fanno sorridere tutti e due ..anzi ,in quello a destra, si nota anche qualche turba psichica dell’identità, sicuramente degna d’approfondimento ! Saluto

  3. Pietro ha detto:

    Edificio a destra: se c’è volontà di stupire, stupisce. In basso il vetro e sopra il cemento armato a rappresentare… che cosa? Che la gravità non esiste? Ma lo sapeva il progettista che a un certo Newton un giorno cadde in testa una mela? Cosa ha dimostrato, visto che gli ingegneri hanno riempito la scatola di vetro di pilastri in c.a.?
    La firmitas non è solo l’arte di far stare in piedi gli edifici ma anche quello di dare l’impressione che siano stabili!
    Edificio di sinistra: bah, non conosco la datazione, ma se è ad un passo dalle mura Aureliane, destra e sinistra per me pari sono.
    Attendo un progetto di centro.
    Pietro

  4. filippo de dominicis ha detto:

    oddio memmo, a me quello di passarelli sembra ancora un punto di riferimento importante…soprattutto nel desolante panorama della contemporaneità romana no?

  5. sergio 1943 ha detto:

    Avete presente la sfera dorata di Arnaldo Pomodoro, vivisezionata fino ai suoi precordi, che sta davanti il Ministero degli Esteri? la Farnesina, insomma? Adesso immaginatela intatta come la sfera di marmo che sta davanti lo Stadio Olimpico. Quale vi commuove di più? Oppure confrontate il liscio obelisco del Duce al Foro Italico e l’obelisco, mosso come una fiamma, che, sull’altra sponda del Tevere, commemora Giacomo Matteotti. Quale vi commuove di più? Se, confrontando l’edificio di Passarelli, vi commuove di più l’altro, posso solo dire, per carità di patria, “de gustibus non est disputandum”.

  6. gabrielemari ha detto:

    Rispondo a Pietro e a memmo54.
    Capisco che magari non li avete visti dal vivo e non vi rendete conto quanto sia un pugno in un occhio quello di sx (2008) e quanto invece sia contestualizzato quello a dx (1964)…
    Però, cavolo! Basta un’occhiata al volo delle due foto formato francobollo, per capire che quello a sx è solo immondizia!

    Per saperne di più:
    http://www.studiopassarelli.it/schede/1964ViaCampania/scheda.html

  7. Pietro ha detto:

    Come avevo dichiarato non li ho mai visti dal vero. Ho guardato il sito dello studio come suggerito e ho visto le belle foto di quello di dx. E’ antipatico dare giudizi tranchant sul lavoro altrui, specie quando, da quelle foto, si capisce benissimo che l’autore, che non conosco, è un bravo architetto. Il problema è teorico e soprattutto “educativo”. Cerco di spiegarmi meglio.
    C’è nel nostro lavoro una tendenza alla mitizzazione degli autori e delle loro opere che comincia all’università. Questo senso del “maestro”, del “grande” diventa lo schema mentale con cui molti, non tutti, gli architetti escono dalle scuole. E’ chiaro poi che, nel momento in cui si discute di un’opera di architettura, invitabilmente, si trascina nella discussione l’autore. Se si vuole proprio fornire esempi allora si dovrebero portare quelli giusti.
    Secondo me, questo progetto, che dimostra ripeto, una notevole “maestria” (in senso classico) del progettista, ha però due vizi di fondo:
    1) rovescia il discorso di quella che io ritengo un principio dell’architettura, cioè che è assurdo pensare ad un basamento di vetro per un edificio in c.a. Le masse sono, apparentemente e in parte realmente, spostate in alto mentre è lampante che, per il principio della firmitas, deve essere l’inverso. Il vetro che sorregge il c.a., il leggero che sorregge il pesante (anche se alleggerito dall’orizzontaltà delle terrazze): un assurdo statico apparente e, soprattutto, un assurdo percettivo. E’ questo il classico caso in cui vi è una completa falsificazione della realtà: peccato che poi di questo stesso reato vengano accusati gli infami “antichisti”, accusati sempre di falsificare l’architettura.
    2) Quanto all’inserimento nel contesto, non ho capito se gabrielemari ironizzava, ma dalle foto a me sembra proprio uno strappo.

  8. gabrielemari ha detto:

    Che l’edificio di destra fosse dello studio Passarelli, l’ho scoperto 2 giorni fa perché lo ha scritto Gavo nel primo commento. Eppure ci sono passato davanti diverse volte.
    E l’ho notato. Semplicemente l’ho notato, senza che qualche professore all’università mi dicesse di farlo, senza conoscere l’autore. A volte capita che sia semplicemente l’opera a parlare. Si può obiettare, ma a me è successo così.

    Quanto alla contestualizzazione, si è uno strappo. Ma non credo che contestualizzare significhi mimetizzare. Ho dato un’occhiata al tuo blog e non so… forse siamo in disaccordo (ma mi riprometto di leggere di più e meglio…)

    Sulla Firmitas, per quanto i canoni vitruviani siano ancora fondamentali, non riesco ad immaginare come possano, da soli, spiegare l’architettura contemporanea nella sua completezza.

    Ma credo anche che a questo punto la discussione potrebbe proseguire all’infinito…

    Cordialmente

  9. filippo de dominicis ha detto:

    caro pietro.
    partendo dal punto 2…che concetto hai di “inserimento nel contesto”??!!e poi ti chiedo: hai mai visto, dal vero, il mausoleo delle fosse ardeatine?!lì la pietra tombale è sospesa su una lama di vuoto di dieci centimetri. ed è considerato-non potrebbe essere altrimenti- un capolavoro dell’architettura italiana contemporanea. non si puo parlare di “mitizzazione” degli autori, secondo me, ma di un progetto storico di cui questi autori fanno, piu o meno giustamente, parte: e studio passarelli è un punto fermo del progetto storico di bruno zevi. cosa c’entra il mito!?

  10. memmo54 ha detto:

    In vero le pagine segnalate aggravano – ahimè !- la pena : “Pejo el tacon del buso” !
    Una pedantesca farragine di bassofondi, bisellature, incastri ; di cimature e rotazioni ecc. ecc. secondo un pervertito principio di ostentazione.
    C’è qui, programmatico, tutto il terribile destino dell’architetto moderno: chiuso nelle proprie personalissime elucubrazioni linguistiche ad inventare ciò di cui non si sente assolutamente bisogno.
    Un individuo, solo, che tenta di riscrivere la storia ! Temuto, nelle sue “invenzioni” più che amato o rispettato.
    Ciò di cui si sente più drammaticamente l’assenza non è l’impegno, non la caparbietà; nemmeno, forse, la preparazione specifica : è il senso di appartenenza alla propria civiltà (..e della misura; un nuovo linguaggio non s’inventa: si distilla.. )

    Non dissimile l’edificio a destra, dove, perlomeno, c’è stato risparmiata, tutta quanta, la vuota retorica del costruire e dell’individuo; non lascia soverchie recriminazioni !
    Un onesto ufficio tecnico di fabbricanti di facciate supera, sul filo di lana, per chiarezza e sincerità, un “famoso” studio di architetti !

    Ma il tempo è galantuomo…… !

  11. manuela marchesi ha detto:

    L’edificio di Passarelli (via Romagna angolo via Campania) deve essere veduto “dal vivo” perché alla fine entra nel circostante proprio perché lo riflette. I due piani vetrati e non a specchio, assorbono l’intorno e quasi spariscono proprio in quanto perdono la loro evidenza a favore delle immagini che trattengono. La parte superiore nella realtà è meno evidente di quanto non mostrano le foto, e se ne ha comunque sempre una visione parziale. E’ stata sempre molto curata la parte del verde sulle terrazze, e questo è un altro aspetto positivo. E’ chiaro che è un progetto figlio dei suoi tempi, resta però un bel figlio…

  12. isabella56 ha detto:

    scusate la parentesi personale, ma a me l’edificio di Passarelli mi commuove perchè mi ricorda mio padre, ingegnere di provincia, che accompagnando me, studentessa di architettura a Roma, mi faceva vedere quest’edificio che a lui piaceva molto.

  13. pasquale cerullo ha detto:

    gabrielemari, è meglio vederli “dal vivo” che vederli “da morto”. Meglio ancora vederli di presenza.

  14. memmo54 ha detto:

    Trascrivo e Traduco ciò che ha scritto manuela marchesi per verificare quanto ho capito

    ” I due piani vetrati e non a specchio, assorbono l’intorno e quasi spariscono proprio in quanto perdono la loro evidenza a favore delle immagini che trattengono”

    Traduzione :

    Orbene non mi sembra che, al momento della costruzione, ancora fossero stati inventati congegni capaci di “trattenere” le immagini .
    A dire il vero mi sembra che nemmeno adesso ce ne siano !
    Quindi devo supporre si tratti proprio di specchi e che trattenere sia un sinonimo di riflettere !
    E’ ben inserito perché rispecchia l’intorno (… degno evidentemente di essere specchiato..) avendo messo da parte la propria identità e sostanza !
    Lo specchio… lo specchio..anche l’edifico a sx è fatto di specchi !
    Subirà lo stesso processo anch’esso ?
    Oppure è una prerogativa degli specchi griffati ?
    Ad occhio e croce mi azzarderei a rispondere che la proprietà degli specchi sia ovunque simile e che facciano il loro dovere senza riguardo per nessuno !

    Trascrizione:

    “La parte superiore nella realtà è meno evidente di quanto non mostrano le foto, e se ne ha comunque sempre una visione parziale. E’ stata sempre molto curata la parte del verde sulle terrazze”

    Traduzione:

    -Grazie al cielo non si vede la parte superiore anche perchè subissata dalla verdura-

    Trascrizione:

    “ ..è un progetto figlio dei suoi tempi..”

    Traduzione:

    E’ un figlio dei tempi andati … acqua passata che non macina più.. però è un bel figlio
    “Figlio bello audace…bronzo di versace… figlio sempre piu capace..”

    Ho capito bene ?

  15. memmo54 ha detto:

    Ricordo di aver visto qualcosa di simile all’edificio di Passarelli quando ci fu il terremoto in Turchia dalle parti di Bursa o di Smirne non ricordo bene .
    Le immagini dei telegiornali davano impressionanti spettacoli di fabbricati rimasti quasi intatti ma divisi e ruotati a metà altezza .
    Che l’edifico sia stata una visione apocalittica mal intrepretata ?
    Un campanello di allarme per quello che può succedere quando si scatenano le forze della natura ?
    Saluto

  16. sergio 1943 ha detto:

    Caro pietro, il progettista del Palazzo Ducale di Venezia, essendo un architetto gotico, non curò la “firmitas” vitruviana ma tenne presente l'”utilitas” dell’edificio. Per la “venustas”, lasciò ai posteri il giudizio. Su un leggero e trasparente portico, simile ad un pattino a rotelle, collocò la massa dell’edificio dogale che sembra potersi muovere e ondeggiare come su uno skate-board. Anche lui commise, secondo te, l’errore che imputi ai Passarelli?

  17. sergio 1943 ha detto:

    Caro memmo54, puoi essere senz’altro attratto più da un chiuso Duomo romanico che da una Cattedrale gotica cui puoi imputare, usando le tue parole, “farragine di bassifondi, bisellature, incastri; di cimature e rotazioni ecc. ecc. secondo un pervertito principio di ostentazione”.
    Va bene! Sarai un progettista perfettamente funzionale all’attività dei costruttori alla Immobildream.

  18. luigitidu ha detto:

    chiedo scusa ma mi inserisco a discussione già inoltrata….
    sembra quasi che dal commento di alcuni si cerchi di portare su uno stesso piano le opere rappresentate nella foto, riportando tutto a una mera opione teorica sui principi dell’architettura (sui quali comunque possiamo discutere), dimenticandosi invece di una sostanziale differenza e cioè il tempo e lo spazio.
    Riguardo la nuova opera sulla Cristoforo Colombo (se qualcuno lo sa mi ricorda di chi è che non lo ricordo?grazie), fino a quando non sarà definitavemente completata, quei pali storti in acciaio che sorreggono la copertura inclinata sul retro hanno un ché che non mi dispiace, ma nel complesso niente aggiunge e niente toglie ai soliti edifici per uffici con facciata in vetro….è certamente un’architettura abbagliante, specialmente se te la ritrovi davanti con il sole alle spalle al tramonto.
    L’opera dello studio Passarelli si pone sotto tutt’altra prospettiva. premettendo che è del ’64, non è la reiterazione di una tipologia già precostituita….ne è un’interpretazione seguita a una ricerca formale precisa che si riconosce nell’intererferenza tra gli stili sovrapposti. Contestualizzato l’edificio nel suo tempo, bisogna poi contestualizzarlo nello spazio. L’architetto non ha avuto certo un compito facile, su tre lati il nostro tanto amato tessuto ottocentesco, e sul lato rimanente niente di meno che le mura aureliane. Niente e nessuno gli avrebbe negato di mimetizzarsi riprendendo le forme del tessuto preesistente….lo permettono ancora oggi (vedere i nuovi edifici a piazza della rovere o in piazza vittorio emanuele)….invece la scelta della superficie vetrata a mio modo di vedere è stata una scelta coraggiosa. Una tecnologia “nuova” in un tessuto antico che riflettendolo rende il nuovo mimetico nel vecchio…belissimo…su sin al limite d’altezza delle mura….per poi espoldere e frammentarsi con le sue balconate in cemento a vista.
    L’opera sulla Cristoforo Colombo non riesce ad avere questo carattere, l’unica cosa che riflette è il sole, e formalmente è una semplice scatola che si chiude con un cornicione degno solo del bingo palace sulla casilina. Diciamo che è una delle tante occasioni perse dalla nostra capitale di fare della vera architettura contemporanea.
    Voglaimo parlare di firmitas? il discorso mi sembra si sia mosso verso il “leggero sopra il pesante” il ” vuoto sopra il pieno” …. ma siamo proprio sicuri che l’opera di passarelli non la rispetti solo perché c’è sotto il vetro e sopra il cemento?
    non è nel materiale che si vedo il pesante o il leggero.
    L’opera sulla Colombo è un tutt’uno, non ha gerarche di massa….è un blocco unico pesantissimo di vetro ritmato da qualche marcapiano e un cornicione….stop.
    L’opera di Passarelli ha un blocco pesante di vetro in basso e uno invece leggerissimo di cemento in alto…Il blocco di vetro è impermeabile, impenetrabile….invece guardate in alto quanta aria ci passa tra quelle lastre di cemento.
    Sino a prova contraria ciò che dovrebbe distinguerci dai periti edili (senza fare generalizzazioni) è la ricerca di nuove soluzioni formali e funzionali da vivere che non si limiti alla sola realizzazione di solidi da vendere. Aperto ad altre opinioni, vi saluto.
    LT

  19. manuela marchesi ha detto:

    luigitidu mi risparmia le precisazioni che volevo fare a Memmo54, perché ha detto ciò che io (magari presa da vena “poetica” e anche puntigliosa, se vogliamo), non sono stata abbastanza chiara a esporre.
    Quando parlo di vetri scuri e non specchiati mi riferisco a una scelta etica e estetica guidata dal desiderio di inserirsi nel contesto.
    Consideriamo che la palazzina sta di fronte alle Mura Aureliane sul lato di via Campania, e dalla parte di via Romagna è vicina a villini dei primi ‘900…Ora riflettere l’intorno senza la durezza dei vetri specchiati a me pare una scelta rispettosa e misurata, commisurata a “trattenere” (traduco: riflettere) il circostante, che merita di essere “trattenuto”.
    Quanto alla parte superiore voglio precisare che quando dico:
    “La parte superiore nella realtà è meno evidente di quanto non mostrino le foto, e se ne ha comunque sempre una visione parziale. E’ stata sempre molto curata la parte del verde sulle terrazze”
    intendo dire che la parte superiore si scopre per parti successive, tenendo conto di come un edificio vive con chi cammina per strada o con chi gli vive intorno (fortunati loro!).
    Il verde ben curato delle terrazze non maschera il progetto, anzi ne è parte integrante perché, forse; pensare anche al verde, pensandolo come parte del progetto, mica è una cosa brutta!
    E comunque siccome l’architettura è quel qualcosa in cui, volenti o no, ci troviamo immersi in ogni momento della nostra vita, l’architettura va vissuta e magari anche progettata come parte della vita.
    e per finire vorrei ricordare che anche l’ufficio postale di via Marmorata di Libera e De Renzi è figlio della sua epoca, tanto per dire una cosa…

  20. Pietro ha detto:

    Caro sergio 1943
    devo ammettere che mi hai preso in castagna, almeno sotto il profilo del rigore logico.
    Ammetto anche che il ricordo che avevo del Palazzo Ducale, che ho visto diverse molte, era quello di questa grande massa in alto con grandi finestre, un fuori scala (semplice osservazione, non giudizio negativo), con portici inferiori leggeri, perchè simili a merletti veneziani, ma non ne ho mai ricavato sensazione di instabilità. Sono andato a riguardare le foto in internet e ne ho ricevuto la medesima sensazione, anche se, effettivamente, i vuoti in basso prevalgono sui pieni, mentre in alto è esattamente l’opposto, salvo le guglie di coronamento che smaterializzano un pò.
    Non c’è dubbio che questo effetto è frutto di una precisa volontà e ricerca ed è superfluo dire che non è un errore. Non è un caso se una delle caratteristiche del gotico è proprio quella di alleggerire le masse murarie a vantaggio di soluzioni di derivazione nordica a struttura “puntiforme” (che via via si scende a sud è sempre più compenetrata con le murature).
    Tuttavia siamo sempre in presenza di una precisa relazione tra forma, materiale e funzione svolta che, nel caso del vetro risulta difficile riconoscere.
    Io ripeto che l’arch. Passarelli (che la mia ignoranza mi ha fatto conoscere in questo post) mi sembra un bravo architetto (in realtà sono un pò a disagio a dare questi giudizi pubblici? Una cosa è giudicare gli architetti del circo mediatico che, come, le star delle cinema, sono personaggi pubblici e il giudizio è obbligatorio, altra cosa è ergersi a giudice di colleghi che svolgono la loro professione al meglio, fuori della luce della ribalta. Sarà un discorso un pò moralistico ma una dimensione etica della professione ancora la conservo) ma non riesco a togliermi la sensazione, in questo progetto, di un certo manierismo che, come minimo, falsifica la realtà e vuole far credere non tanto “ciò che non è” ma “ciò che non può essere”. In questo senso la violazione della firmitas mi disturba.
    Concludo questa mia difesa ammettendo anche che talora la violazione delle regole può partorire capolavori. Però la violazione continuata, ripetuta e presa ad esempio genera mostri.
    E con questo mi rimetto alla clemenza della corte.
    Quanto alla falsificazione, che io ritengo elemento essenziale dell’architettura stessa, se hai un pò di tempo da perdere, puoi andare a leggere il mio ultimo post, così potrai giudicarmi con maggior severità ancora.
    Saluti
    Pietro

  21. memmo54 ha detto:

    Forse è un tantino azzardato mettere sullo stesso piano il gotico e Passarelli !
    Un linguaggio storicamente distillatosi per secoli, fors’anche millenni (.. il duomo di Milano..), e condiviso da tutti : uomini, gente comune che leggeva sulle facciate, sui “ghirigori” (.. come li chiama qualcuno..), sulle cesellature e sulle statue la propria storia; di popolo e non solo d’individuo.
    Un “vero” l i n g u a g g i o , insomma, con la caratteristica fondamentale di essere comune e di mettere in relazione tutti.

    L’ invenzione Passarelliana (.. di cui qui si discute.. ) è solo una delle tante “vox clamantis in deserto” ..una per ogni architetto almeno ! Un complicato, bizantino, paralinguaggio ! Come quelli che s’inventava da bambini per ingannare il tedio estivo.
    Risente delle elucubrazioni che si attivano in una ristretta cerchia ( io..ed il sottoscritto..) e con appena una o due lettere dell’alfabeto pretende di costruire un’autentica lingua.
    Così, dunque, se consideriamo l’architettura come una parte del codice umano dei segni ( ripeto: linguaggio ) .
    Se invece trattasi della esternazione di problematiche individuali, di crittografia, qualche esperanto in attesa di rilancio… allora forse è meglio discuterla sul blog degli psicanalisti o dei lettori della mano.
    In merito poi alla “ ricerca delle nuove soluzioni formali e funzionali” direi che sono proprio il limite maggiore… quello che “ i più” temono e che fa dire : “alla larga dagli architetti !”

    Saluto

  22. luigitidu ha detto:

    domanda per Pietro….
    perché secondo te la FIRMITAS viene violata nell’opera di Passarelli?
    continuo a pensare che tu ti stia fermando semplicemente alle proprietà fisiche dei materiali e non alla forma dell’architettura.
    o per rispettare la firmitas Passarelli avrebbe dovuto pensare a un volume basso in cemento e la parte alta in vetro?
    saluti
    LT

  23. memmo54 ha detto:

    ..Immobildream ..Il sogno immobiliare ! …avere una vera casa !.. magari un’attico nella città storica ! Con vista su plumbee cupole, timpani ed ampie distese di coppi ed embrici… Avere un posto nel mondo ( non un terzo piano alla Balduina )
    Quello che pensano tutti ,indistintamente, soprattutto gli architetti .
    Ma com’è che …meliora probant, deteriora sequuntur ?

    Saluto

  24. gabrielemari ha detto:

    memmo i tuoi argomenti li capisco sempre meno…
    “[il gotico è] un “vero” l i n g u a g g i o , insomma, con la caratteristica fondamentale di essere comune e di mettere in relazione tutti”. Questo è vero, ma non è certo una regola.
    Basta pensare all’opera di Borromini a Roma: il linguaggio borrominiano non era romano, non era condiviso dalla “gente comune” (i suoi ghirigori erano solo “bizzarrie”) e invece che mettere in relazione tutti, si è attirato critiche per diversi decenni dopo la morte del Bissonese.

    Eppure credo che Borromini sia una dei più geniali architetti della cultura occidentale.

    PS: non si tratta, ovviamente, di accostare Passarelli al gotico o a Borromini, ma di comprendere in che modo giudichiamo l’architettura…

  25. Pietro ha detto:

    a luigitidu.
    La giornata è caldissima, sono nella mansarda di casa mia e non ho l’aria condizionata e, come tutti gli architetti sanno, il calore va in alto, ristagna nel colmo e così, sole di sopra e caldo di sotto, mi sto liquefacendo. Evidentemente ho sbagliato il progetto di casa mia, avrei dovuto prevedere, in linea con il colmo, un bel camino di aspirazione aperto d’estate e chiuso d’inverno, oppure avrei dovuto isolare la mansarda dai piani bassi, ma aperta è più bella…
    Tuttavia, avendo sbagliato il progetto, potrei rimediare con l’aria condizionata, ma dovrei cambiare il contratto ENEL e il call center lo detesto.
    Con la tecnica si rimedia a tutto, al caldo, al freddo e anche all’apparente o reale instabilità.
    E’ un pò di tempo che vanno i pilastri storti (almeno nella collezione autunno-inverno di un paio d’anni fa). I colleghi, dopo avere visto Toyo Hito (si scrive così?) hanno deciso: li voglio fare anch’io. Se non te li fanno fare negli edifici, stai tranquillo che alla prima pensilina non mancheranno (nel disegno, perchè poi vengono fatti diritti. Ma i pilastri storti, da che mondo è mondo, non assolvono alla funzione di scaricare i carichi verticali e, se non ce sono altri, di pilastri storti, in direzione opposta, e senza armature supplementari e senza fondazioni esagerate, non reggerebbero neanche se stessi, come la torre di Pisa (solo che lì non era voluta).
    Scusa lo scherzo, però mi fa veramente caldo.
    Questo è un aspetto della firmitas, l’assenza della quale non vuole dire che l’edificio crolla ma che ingenera una sensazione di instabilità. E’ del tutto evidente che il vetro non assolve ad alcuna funzione portante quindi l’edificio di Passarelli è stabile (altrimenti non sarebbe lì da…. circa 40 anni?).
    Ma l’uomo ha la percezione, anche visiva, della forza di gravità. Perchè ingannarlo? Non partire dal punto di vista dell’architetto, che talora si diverte a giocare, ma dal punto di vista della persona comune che passa lì davanti. Che impressione ne ricava (se alzasse gli occhi al cielo)? A chi giova, se non all’architetto stesso, sconvolgere la percezione di un edificio? Ora noi sappiamo bene che quello degli effetti ottici negli edifici è un mestere antico, dai templi greci ad alcune chiese gotiche (che accorciano di pochissimo il passo dei pilasti verso l’altare per aumentare l’effetto dinamico); ma qui si esalta un risultato che si avrebbe comunque, non si rovescia il mondo. Ecco, mettere il vetro sotto il cemento manifesta l’intenzione di rovesciare l’ordine delle cose, rovesciare il mondo. Che bisogno c’è? Mi chiedi se avrebbe dovuto fare l’inverso ma questa domanda non ha risposta: il progetto è quello è, e se il progettista si fosse posto il problema di cui parlo io, avrenbbe fatto un altro progetto, forse senza parete vetrata, nè in alto nè in basso.
    Mi hai fatto però venire in mente un edificio: il grattacielo della fiera di Francoforte, di Ungers; lì c’è il vetro in alto, che emerge dalla base. Sarà nostalgia, ma a me è sempre piaciuto.
    Ragazzi, perchè le domande non le fate al prof. Muratore? Io una ce l’avrei per lui ma per avere la risposta mi toccherebbe leggermi, o guardarmi, prima 5 o 6 giorni di post e poi stare attento a cogliere quello giusto! La domanda è rinviata ad un periodo più fresco o all’acquisto del condizionatore.
    Saluti
    Pietro

  26. Vittorio Corvi ha detto:

    Dacché ho cominciato a leggere… i libri, intendo; a scuola, intendo… e tutt’ora che continuo a leggere, nel mio piccolo… ho trovato sempre qualche semiologo che desidera ridurre un’arte a linguaggio, qualunque essa sia.
    Il dramma dell’architettura e che da essa si pretende, oltretutto, che dica sempre la stessa cosa. Da sempre, ogni volta.
    Divertente. Saluti

  27. filippo de dominicis ha detto:

    io la penso esattamente come vittorio, che dice cose giuste in maniera semplice.
    mi chiedo con quale basi si voglia dare un “verso” univoco al mondo…visto che si parla di velleità di rovesciamento…dell’ordine delle cose. fortunatamente ordine fisico e ordine intellettuale non coincidono quasi mai…

  28. Davide Cavinato ha detto:

    Dibattito curioso, divertente e stimolante. Ma anche un po’ fuorviante, a volte, se mi si consente.
    Scevro da ogni volontà di sputare sentenze, ma, anzi, con l’intento di lanciare il classico sasso nello stagno, credo che ci siano più questioni che si accavallano, e che forse poco ci azzeccano. Ribadisco il FORSE.
    Primo. La questione della FIRMITAS. Liberare un materiale da connotazioni figurative legate alla sua funzioni statiche credo sia un valore aggiunto di un’architettura, e non sono certo io a dirlo. Chiaramente, a patto che non si commettano falsi, ovvio, però i falsi sono esattamente un’altra cosa, credo. Falso è mettere delle travi di legno a vista sotto a un solaio di laterocemento controsoffittato, non appendere una scatola di cemento (edificio Mondadori a Segrate) o costruire una grande vela curve nello stesso materiale (un edificio di Siza di cui non rimembro il nome), e nemmeno costruire i tanto vituperati pilastri storti, quando questi sono un’interessante, anche se costosa, figurativizzazione dell’andamento delle forze in gioco (Libera, ma anche FOA). Credo che Passarelli in fondo faccia questo, per cui non lo si può “accusare” di alcunché, almeno da questo punto di vista.
    Secondo. Il problema del linguaggio. Credo che sia assolutamente interessante cercare di reperire un linguaggio all’interno di un’arte, non con lo scopo di impoverirla, ma anzi con quello di arricchire coerentemente il linguaggio stesso dell”arte, con l’intento preciso di poter dire cose nuove, di innovare, senza diventare apolidi esploratori della terra di nessuno. Però non penso si possano mettere sullo stesso piano gotico, Borromini e Passarelli. Si tratta di operazioni differenti, di sensibilità differenti e soprattutto di contesti differenti. In particolare per quanto riguarda Borromini, che ha studiato un po’ di storia dell’architettura sa quanto la situazione dell’epoca, tra ordini classici tutt’altro che sepolti, Francesco Milizia con la scure in mano e comunque un ossequioso rispetto per le auctoritates rinascimentali, fosse assai diverso dalla totale deregulation attuale: per cui credo che il parallelo sia improponibile. Di sicuro Passarelli è una vox clamans, come dice memmo54, un po’ come lo sono quasi tutti oggi, certo che risulta molto interessante, di sicuro molto più dell’edificio postmodern sulla Colombo, poverello ma onesto e meno osceno di altri.
    Terzo. Il rapporto con il contesto. Credo che questo sia il vero nodo della questione. Allo stesso modo, penso però che un giudizio di una simile architettura sia ingiusto e inopportuno se effettuato sulla base di alcune fotografie, soprattutto sulla base di molte delle fotografie che abbiamo a disposizione, in quanto nessuna di queste ci dà il punto di vista per cui l’edificio oso pensare principalmente sia stato progettato, vale a dire quello del cosiddetto trottatroe d’asfalto. Mancandomi l’esperienza diretta, “l’esperienza dell’architettura”, parafrasando Rogers, mi viene da dire solo che si tratta di un gran bel progetto, ma sul suo rapporto con il contesto, sospendo il giudizio.

  29. Alessia Notaro ha detto:

    Per saperne di più sull’edificio e per sentire dalla viva voce i commenti dell’Ing. Lucio Passarelli:
    http://www.giuntiarchitetture.it/showvideo.php?puntata=5

  30. Gavo ha detto:

    Grazie Alessia, mi sembra che il contributo filmato con il commento di Lucio Passarelli sia un degno finale al dibattito. Mi sorge spontanea una domanda: fra 44 anni qualcuno farà mai un documentario sull’edificio di Piazza dei Navigatori?

  31. memmo54 ha detto:

    Rinnovo nella speranza d’esser più chiaro ed evidente. Repetita Juvant.
    La vita sociale è relazione mediata dalla comunicazione. Senza linguaggio nessuna o scarsa comunicazione : quindi esiste “se” e “quando” è usato da tutti (.. magna pars.. ).
    Senza questa “particolarità” “non è “ (.. purtroppo, per fortuna… ecc. ecc. ). E’ un’altra cosa : una cifra un “paralinguaggio” un gioco da bambini, un passatempo dispendioso.. e via dicendo
    Lo stesso consente, altresì, un uso “personale” (.. questo blog, nel suo piccolo, è testimone di vari modi per intendere la comunicazione e tutti abbastanza comprensibili.. ) una modesta deviazione dallo standard (.. es.:. il criticato Borromini è comunque dentro il classico.. ) ma entro confini al di fuori dei quali il significato si perde.
    Ragion per cui non si può inventare a ruota libera ma solo distillare, cambiare, estrarre lentamente ( affinché venga recepito, possa avere le sue verifiche, venga accettato) nella “sua” storia e nella “sua” civiltà.
    L’alternativa è sotto gli occhi di tutti: la città non si è riempita di palazzine alla “via campania” o altri capolavori consimili; al contrario in 80 anni di modernismo, sperimentalismo ecc. ecc… ciò che è stato recepito, digerito e riproposto è in bella vista sia nelle periferie più ricche che nelle borgate.
    Il modello qui, penso sia chiaro a tutti, non è stato Borromini e nemmeno Pirani ma l’architettura moderna.
    Dovremmo, a rigore, essere contenti ma sembra non sia così .Evidentemente c’è qualcosa di sostanziale, che non quadra.
    Noi però, ancora tetragoni all’autocritica , siamo soliti prendercela con gli altri : geometri in primis, poi gli ingegneri; recentemente abbiamo chiamato in causa anche i periti rimasti fin’ora fuori dalla mischia; ma noi no!… Noi no!
    Tutt’al più tra gli stessi inventori di paralinguaggi s’aprono inutili diatribe (… i polli di Renzo..) per discutere di cose che sembrano chissacchè ma poi si perdono tra le spire dei discorsi fumosi come solo gli architetti sanno fare ( trasparenze del cemento armato, leggerezze del vetro, ed altre risibili amenità )
    In questa situazione poco allegra il compito di un architetto responsabile sarebbe cercare le ragioni profonde e capire il daffare piuttosto che cedere al bisogno di saggiare la propria abilità a dettagliar sciocchezze finchè l’impegno giustifichi l’impresa.
    Perché, alla fine, chi è in procinto di “ abbandonare il campo” sembra piuttosto il rigido edificio modernista che non il palazzotto otto-novecentesco che gli sta di fianco e che ha già retto a 3-4 ristrutturazioni adeguandosi alla grande alle mutate esigenze.
    A meno che non sbarchino gli alieni ed impossessandosi dei nostri corpi …..

  32. magro ha detto:

    a memmo…vatte a fà na passeggiata….a via campania possibilmente..

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