Ilaria o Biancaneve? … ricordando … James Beck …

Come è piccolo il mondo …

Ci scrive Edoardo Alamaro …
sotto il titolo: Ilaria o Biancaneve?

“Apro. AAAvvisoArchiwatch: “un’intervista … blog .. su blog …” aaaa Muratore! Copio il link, lo incollo nell’apposita casella. Premo “Cerca” e … e chi ci trovo?, inaspettato, a sorpresa, nel corpo dell’intervista? James H. Beck e la sua “Artwatch” (che ha ispirato la titolazione “Archiwatch”). Che bello!, Beck, quel matto della Columbia University, ma che fine avrà fatto? Premo la manina sul nome Beck e mi appare subito, miracoli del web, conoscenza rapida e sprint, la sua biografia tratta da “Wikipedia”. E leggo la feral notizia: nato 14 may 1930, morto 26 may 2007. Beck, ci hai lasciato!!! Se ne vanno sempre i migliori, i rompiballe, i rompi-ecoballe restaurate, restauri in corso, l’Italia in restauro, l’eterno-truffaldino nostrano. Un mio ricordo, prego, gradite, amici muratorini: lo conobbi in Toscana, Bech, ad una cena di amici, per una sua polemica di restauro. Un incontro simpatico, fruttuoso, di lavoro, in qualche modo. Era l’epoca del sua lotta per salvare l’Iliana del Carretto di Jacopo della Quercia, a Lucca. E per questo motivo processato per direttissima, seconda sezione penale, tribunale di Firenze. Querelato dal restauratore Giovanni Caponi, offeso nella sua reputazione professionale. “Restauro distruttivo”, aveva sentenziato infatti “il professore”, con ampia eco sui media. Mi raccontò che, di ritorno dall’America, per poco non gli era preso un colpo. La sua Ilaria, alla quale aveva dedicato tanti studi, tanti libri, tanto amore, gli era parsa mummificata. Vittima di un maleficio, morta all’arte: la chioma della “sua” fanciulla aveva perso la famosa morbidezza plastica, i chiari e gli scuri erano alterati. Tutto effetto cartone animato, ridisegno Walter Disney. Una Biancaneve dormiente! Lui, lo studioso Principe della scultura del Rinascimento, baciò la sua bella per svegliarla dal maleficio, dalla male-fatta. Ma quella non si alzò. Tutto rimase così iperreale e di plastica. Per consolarlo gli dissi, scrissi, testimoniai, mediai ironico in suo favore (quotidiano “Roma”, 16 maggio 1991, terza pagina), che “il sistema dell’Arte era cambiato e che il nostro Principe rinascimentale, immerso negli studi, non se n’era accorto. Il restauro di Ilaria era perciò da considerarsi corretto, in qualche modo un adeguamento percettivo ai nostri gusti post/moderni, .. costi quel che costi, acidi compresi, arte & igiene, … Ilaria lavata con Perlana, ….”. Titolo (di redazione) al pezzo: “Ilaria o Biancaneve?” Bech che era uomo di spirito, oltre che di studi, portò l’articolo tra le sue pezze d’appoggio in tribunale. Non so se per questo fu motivo fu condannato a maggior pena. O fu assolto per insufficienza d’ironia, del querelante. WW Bech, che vive e ride in mezzo a noi, in questo gioioso “Archiwatch”!!!
Saluti”
Eldorado

coincidenze … occasioni … incontri … lezioni …
confesso di essermi commosso al ricordo di Beck …
della sua vitalità, della sua ironia, della sua modestia, della sua intelligenza …
e poi non mi ero neppure accorto …
che era già passato un anno, esatto, dalla sua scomparsa …

grazie ancora James …

grazie Eldorado …

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8 Responses to Ilaria o Biancaneve? … ricordando … James Beck …

  1. Tom Muirhead ha detto:

    non sapevo che Beck fosse morto – conservo ancora un suo bel libro che ho tirato fuori dall libreria e che rileggerò “Art Restoration – the Culture, the Business, and the Scandal” …

  2. sergio bonanni ha detto:

    non che Paolina sia stata trattata meglio. ricordo ancora in una diretta tv, il restauratore compiaciuto nel togliere la ” giallognola patina di sporco accumulatasi nei secoli(?)”. da nobile venere a borghese confetto.

  3. manuela marchesi ha detto:

    A proposito della “giallognola patina di sporco accumulatasi nei secoli”, consiglio la lettura di “Libro d’ombra” di TANIZAKI Jun’ichiro -NuovoPortico Bompiani-ISBN 88-452-0837-0.
    Altra cultura, altro immaginario, non ostante la ventata-Giappone che spesso del Giappone prende sushi, Geisha e maltradotte varie Arti, fra cui la Cerimonia del Tè…
    Però quando guardo con affetto gli ultimi intonaci ancora grigiolini che hanno il luccichio della sabbia, intonaci molto vecchi, oppure alcune facciate che il tempo e le intemperie hanno lavorato su tinte a calce e acqua, beh, me li gusto con l’anima perché e gli uni e le altre sono testimonianze preziose di come si facevano le cose, e quanto le cose così fatte sapevano vivere senza disturbare.

  4. gabrielemari ha detto:

    Vabbè ragazzi… Il Brandi lo abbiamo letto tutti.
    A volte certi commenti saccenti mi infastidiscono parecchio. E la questione su dove finisca lo sporco e cominci la patina del tempo non si risolverà mai con una formula esatta: la sensibilità del restauratore, così come la sua esperienza, rimangono fondamentali.
    Il restauro non è una scienza esatta. E dato che non lo è neanche l’Architettura (che presumo essere il “mestiere” di chi commenta) io eviterei di pontificare sul lavoro altrui, soprattutto se l’argomento è “quanto sono belli gli intonaci vecchi e slavati”…

    Lo dico senza polemica perché approvo le parole sugli intonaci, però spesso noi Architetti siamo di una presunzione senza eguali e siamo convinti di poter insegnare a tutti anche i mestieri degli altri…

  5. manuela marchesi ha detto:

    Il restauro, è vero, è una scienza non esatta, ma è vero pure che è una scienza figlia dei tempi, e come si sa, nel tempo è stata interpretata nelle più varie maniere, da Viollet-le Duc ad Antonio Munoz, per cui ciò che dà da pensare è il pensiero corrente di “ripristino”, “conservazione”, “correttezza filologica”.
    Il desiderio di pulizia e di pubblicità ha intontito le due fontane di Piazza Farnese, restaurate con la sponsorizzazione Laura Biagiotti. I mascheroni delle vasche hanno perso i chiaroscuri, mentre ci hanno guadagnato le pareti,con il marmo che mostra la sua grana…I coronamenti di travertino sono crudi e c’è da sperare nell’acqua calcarea e nell’ossidazione naturale.
    Credo che se ci fosse vera manutenzione, ovvero attenzione a tenere in ordine le parti più soggette a usura come, in questo caso l’impianto idrico, non sarebbe necessario mettersi là di aria compressa e di minibisturi per far “rivivere” manufatti d’arte. E d’altronde c’è da considerare un altro aspetto, quello del mecenatismo odierno che in alcuni casi tende a sconfinare nell’auto compiacimento con patente di pregevoli attività culturali.
    Il nodo resta, e ribadisco, quello di elaborare il senso che devono avere gli interventi di restauro, specie in Italia e a Roma ancora di più per la clamorosa mole d'”arte” che la cònnota.
    Sicché i risultati di certe operazioni vanno analizzati non tanto per criticare l’altrui operato, quanto per riflettere sull’attuale cultura dell’immagine,la quale cultura dell’immagine fa dire al visitatore comune (io lo chiamo il “common reader): – Ah, finalmente! Adesso quest’opera è finalmente pulita!-
    Qui sta il famoso nodo…

  6. eduardo Alamaro ha detto:

    E si, giusto, … si scrive per riflettere sull’attuale cultura dell’immagine del restauro sponsorizzato ad arte pubblicitaria, quella che fa esclamare al televisivo visitatore globale: – Ah, finalmente! Adesso quest’ opera è finalmente pulita, lavata con perlana! – Qui sta il famoso nodo … il famoso “nodo di Bech”!!!

  7. sergio bonanni ha detto:

    mi cospargo il capo di cenere, Gabriele Mari ha ragione, lo ammetto serenamente rassegnato. ma credo abbia un po’ sbagliato il tiro.colpa mia.non avevo lontanamente intenzione discutere il metodo e le capacita’ dei restauratori(cosa che onestamentenon ho fatto),ne abbiamo in italia tanti e preparatissimi.Discuto il risultato; di Brandi ho letto molto poco e le mie conoscenze in materia sono praticamente nulle. pero’ mi sento totalmente in diritto di disapprovare i risultati di un restauro; pago il biglietto e la statua di Paolina appartiene tanto a me che al restauratore.
    Sicuramente un restauro andava fatto, ma sbiancare di candeggio quelle che erano splendide forme d’avorio, era necessario?
    ”Il restauro non è una scienza esatta.E non lo è neanche l’Architettura”….parole sacrosante! ma propio per questo ogni intervento che sia, deve portare con se una buona dose di discrezione, o meglio, la sensibilita’ di cui parla Mari, che io non ho trovato.
    …poi via… se ci si toglie il piacere della critica tanto varrebbe chiudere questo blog…ma mica possiamo mandare il Prof. a dar da mangiare ai piccioni.

  8. gabrielemari ha detto:

    Ok cerco di spiegarmi.
    Sì il mio commento ha un po’ sbagliato il tiro, hai ragione sergio.
    In realtà, a parte le considerazioni sul restauro, il mio commento voleva essere un “monito” contro la presunzione della categoria architetti in generale. Dite la verità, non ne avete a che fare quotidianamente?
    Che poi l’Architettura sia una disciplina effettivamente alta, io questo lo credo fermamente; sono gli Architetti il problema… ;-)

    Mi sono permesso di scriverle qui queste cose, perché questo blog mi piace. Mi piace soprattutto la sua leggerezza (e questa volta l’arte del costruire c’entra poco…), che immagino sia apprezzata anche da chi legge e commenta.

    Saluti e baci.
    gabriele

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