“LA RIVOLUZIONE NON è UN PRANZO DI GALA”
quasi “Quarant’anni dopo …” (9 giugno del 2005)
ringraziamo Giulia Carioti per la segnalazione …
“LA RIVOLUZIONE NON è UN PRANZO DI GALA”
quasi “Quarant’anni dopo …” (9 giugno del 2005)
ringraziamo Giulia Carioti per la segnalazione …
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Ma a Vallegiulia c’è rimasto spazio pure per le lezioni? Cos’era questa cena di gala?
Faceva parte del varietà elettorale che si svolge da qualche giorno nella ” nostra ” facoltà?? Prima il ” seminario università e città “… Todaro saluta.. intervengono Morassut, Brutti e Marianna Madia(!!).. Ma che centra la ” fanciulla del PD”, la capolista alla camera nel Lazio per il PD con un seminario alla facoltà di Architettura?… Poi nel fine settimana si continua a dare parvenza di attività di ricerca architettonica ad uno strano scambio.. io te ospito… tu ricevi questa ” lettera aperta De Architectura urbana “… ci si inventa una lettera aperta sul ruolo della disciplina nell’ambito della trasformazione della città indirizzata soltanto a Rutelli.. Perchè il nostro preside e la promessa De Matteis non l’hanno idealmente indirizzata a tutti i candidati?? Ma che gioco state a fà preside?!
veramente inquietante. la solita romanella.
è vero anche, se posso integrare il commento precedente, che quanto scritto dal preside nella lettera citata da emanuele e indirizzata al ministro rutelli è quasi pienamente condivisibile. mi verrebbe da dire però che un discorso simile dovrebbe uscire da una riflessione che la scuola di architettura FA sulla PROPRIA città…e non posta come una enciclica emanata dal pontefice di turno…resta lo squallore del piazzale agghindato, e la constatazione, amara, che è ora di rimpiangere le lezioni magistrali di paolo portoghesi su terragni e ridolfi in aula magna.
giulia sei tutti noi…non ho parole veramente …BRAVA GIULIA ….
Giulia ha saputo interpretare con ironia e sagacia un pensiero diffuso. Nessuno qui sostiene che non si debba festeggiare o celebrare le virtù (anche mondane) dell’accademia. Il problema è, però, un problema culturale.
E’ il problema di un’Italia in cui gli educatori hanno abdicato al loro ruolo, di un’Italia dove la mancanza di competenze viene guardada con affetto paterno.
E’ l’Italia cafona, azzimata, rifatta e con i capelli che se non so tinti so finti.
Ma non deprimiamoci: se Giulia ha saputo cogliere, e farci cogliere, il germoglio del ridicolo (quell’avvertimento del contrario di cui ci parlò per primo Pirandello), del paradossale vuol dire che una speranza c’è; significa che non ci siamo ancora rincretiniti del tutto.
ps: qualcuno che si è ricretinito in realtà c’è, ma il messaggio di speranza è sempre più fico.