I Minissi-boys … vs. Sgarbi: … l’ora degli appelli …

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appelli per la salvezza delle “serre” di Minissi …
si susseguono ormai giornalmente per contrastare la proposta Sgarbi …
esclusa la mediazione di Rubbia …
che di “solare” se ne intende …
ma che per motivi “ambientali” …
si è traslocato altrove …
francamente a noi interessa, soprattutto, la tutela dei mosaici …
il resto sa un po’ di aria fritta …
tra un hi-tech all’amatriciana …
e un Getty-Malibu alla Pachinese …
forse sarebbe meglio sotterrare di nuovo tutto e …
intanto andarsi a vedere i mosaici del Bardo …

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10 Responses to I Minissi-boys … vs. Sgarbi: … l’ora degli appelli …

  1. Le ragioni della protesta sono spiegate dettagliatamente nel sito web dell’associazione culturale Monumento-Documento onlus raggiungibile tramite l’indirizzo http://www.unipa.it/monumentodocumento. Noterete che le immagini sono estratte proprio dal sito di Monumento-Documento.

  2. G. M. Ventimiglia ha detto:

    E’ necessario che si conoscano le dinamiche che hanno fatto evolvere il restauro di Minissi della Villa Romana (come è avvenuto per altri suoi interventi) fino a giungere alle ‘serre’ che oggi possiamo osservare. Basta una semplice ricerca nel web per trovare molti contributi a proposito.

  3. G. M. Ventimiglia ha detto:

    Il titolo e i commenti che accompagnano l’avvio delle riflessioni sono certamente una provocazione e, francamente, la cosa che risulta più criticabile è l’interesse esclusivo per la tutela dei mosaici. Innanzi tutto, valutando i contenuti della protesta non mi pare di scorgere un’attacco diretto a Vittorio Sgarbi, al contrario è palese la denuncia della completa mancanza di tutela (che, leggo, a ‘voi’ sta molto a cuore) da parte degli organismi pubblici preposti alla tutela.
    Se si diffondesse l’atteggiamento, che io contrasto con ogni forza, di considerare valide solo le più antiche manifestazioni della nostra civiltà si prefigurerebbe un futuro fatto solo di antiche testimonianze, tristemente privo di segni contemporanei perchè privato di quelle fondamentali stratificazioni che sono il segno del trapasso storico, del tempo che scorre. I mosaici e la sua copertura sono, contemporaneamente, il Monumento. Ed ecco chiaramente che decade la falsa distinzione tra restauro dell’antico e restauro del moderno che si identificano entrambi nel Restauro, che ha per scopo esclusivo la conservazione dell’architettura-oggettodiricerca nel rispetto della cultura materiale.
    Tornando al proposto progetto di “recupero” (categoria non applicabile ai siti archeologici; andrebbe bene per un quartiere periferico degradato) ricordo di avere saltuariamente osservato la realizzazione del plastico al ‘centro del restauro’ e mi colpiva l’assenza di elaborati progettuali (piante e sezioni almeno) su cui leggere le quote… materializzate dunque arbitrariamente dal realizzatore del modello; inoltre al ‘salone del restauro di Ferrara’ si commentavano spesso schizzi a mano libera nell’ambito della conferenza… eppure l’impegno intellettuale richiesto per la valutazione della consistenza materiale del sito, del suo stato di degrado e dissesto, e della progettazione degli interventi richiederebbe ben altri elaborati progettuali, redatti in numero adeguato e di qualità incontestabile. Dunque esiste questo progetto intorno al quale si discute appassionatamente e che approderebbe al computo di 25 milioni di euro di spesa? Inoltre chi ha mai anche solo teorizzato che l’iter progettuale si avvia da una cifra e si cerca di consumarla interamente??? Sarebbe esemplare invece elaborare un progetto (in cui siano chiare finalità e riferimenti culturali) e giungere in conclusione alla valutazione economica del progetto.
    Non c’è due senza tre… adesso mi auguro che il vostro bel blog si arricchisca presto di altri contributi che incrementino il dibattito interdisciplinare. GMV

  4. Alessandra Alagna ha detto:

    Ritengo che definire che le “coperture di Minissi” un’opera “hi-tech all’amatriciana” sia un affermazione errata e superficiale sia dal punto di vista della cultura del Restauro italiano ma soprattutto dal punto di vista della Storia dell’architettura moderna. Inoltre se oggi i mosaici richiedono un intervento immediato è a causa di continui atti di manomissione dell’impianto minissiano dai tempi della sua realizzazione fino ai nostri giorni, dell’incuria e della cattiva gestione di un Sito che, sebbene inserito nella lista dell’Unesco, è emblema di come i concetti di Tutela e Manutenzione in Sicilia siano un’utopia che non si realizza a causa di una burocrazia immobilizzante e di vari interessi contingenti che nulla hanno in comune con l’obiettivo della conservazione.
    Quindi, al di là di un doveroso ammodernamento tecnologico, “nessuno tocchi Caino”…altrimenti la Storia condannerà chi decreterà la cancellazione di questo raffinato esempio di architettura moderna, (che è opera non solo di Minissi ma anche di Cesare Brandi, direttore dell’Istituto Centrale del Restauro e del Sovrintendente Luigi Bernabò Brea i quali agirono sotto la guida e l’approvazione del Consiglio Superiore della Direzione Generale di Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione).

  5. Sandro Ranellucci ha detto:

    Sintetizza Eco a conclusione di un suo martellante ragionamento sull’evoluzione del segno architettonico (Le forme del contenuto,1971,Bompiani,p.160): “Avevamo distinto due tipi di funzioni: le funzioni prime, che sono quelle che la traduzione funzionalistica riconosce come le funzioni propriamente dette (salire, affacciarsi, prendere aria, ricevere luce, vivere insieme, ecc.);e le funzioni seconde, che sono quelle che la toria delle arti o l’iconologia hanno piuttosto classificato come i “valori simbolici” dell’architettura: una cattedrale gotica consente alcune funzioni prime come “stare insieme” ma comunica nel contempo alcuni valori “ideologici” come “elevazione al cielo”, “sentimento mistico”, “diffusione della luce come simbolo della presenza divina”, oppure “raccoglimento”, “deferenza” e così via. Abbiamo distinto così nel segno architettonico un processo di denotazione di funzioni prime e un processo di connotazione di funzioni seconde.”

    Il decoro del pavimento della villa del Casale, a piazza Armerina, è oggetto inevitabilmente di un incremento sostanziale nel giudizio di valore: da piano di calpestio ad opera d’arte. Un incremento di valore costantemente riscontrabile nel riconoscimento di ciascun soggetto nel novero dei beni culturali. In un processo al quale inevitabilmente non sfugge il mosaico pavimentale di Piazza Armerina. Ma al quale qualcuno vorrebbe che sfuggisse la copertura dei mosaici, che fin dal momento della sua concezione ha superato la sua condizione di funzione prima , assurgendo, nella riflessione congiunta di Minissi e Brandi, ad una concretizzazione nel linguaggio architettonico di un giudizio di valore.
    Allora, se possiamo non rimanere troppo colpiti dal turpiloquio di Sgarbi, che senza troppo riflettere definisce “ammasso di ferro e vetro” il progetto di Minissi, non può non lasciarci seriamente pensierosi lo “sgarbo” di Giorgio Muratore, le cui arguzie, nel suo blog, normalmente ci titillano nel grigiolino del panorama.
    Ma stavolta scrive, a proposito di Piazza Armerina:

    “..francamente a noi interessa, soprattutto, la tutela dei mosaici … il resto sa un po’ di aria fritta …
    tra un hi-tech all’amatriciana … e un Getty-Malibu alla Pachinese … forse sarebbe meglio sotterrare di nuovo tutto e …intanto andarsi a vedere i mosaici del Bardo …”

    L’architettura, anche quella delle mostre e dei musei, può accadere che possa aspirare anch’essa a superare la funzione prima, in un’ evoluzione la quale quasi senza eccezione viene riconosciuta da tutti ai mosaici (non soltanto a quelli di eccezionale valore di Piazza Armerina). Qualche metro quadrato di mosaico di cui mi sto occupando in questi gioni faccio ben fatica a non mantenerlo nei limiti della funzione prima, nonostante i secoli trascorsi, per loro. Quei secoli trascorsi e la magia della parola “mosaico” fanno sì che anche il più disinteressato incidentale proprietario di quel metro quadrato di insulso mosaico batta trepido le manine e ordini all’architetto faretti a iosa e passerelle di vetro. Neppure lui si sognerebbe di definirlo “un ammasso di pietruzze”. E ne desidera l’incremento di considerazione.
    Invece rispetto alla copertura di Minissi, alla quale hanno riservato se non sbaglio la copertina i due unici libri che si sono occupati di coperture protettive come ambito con una sua dignità disciplinare, (credo che sia così perché uno dei due è mio), si deve leggere: “…francamente a noi interessa, soprattutto, la tutela dei mosaici … il resto sa un po’ di aria fritta…”. Comprendiamo che l’espediente di un’ostentazione di calo di tono, talvolta di un vernacolo, costituisce un godibile espediente, per chi se ne serve solitamente con maestria, (è il caso Muratore), allo scopo di centrare concetti altrimenti destinati a rimanere in secondo piano. Ma la lucida analisi di Eco stavolta ci convince di più. Non soltanto rispetto all’incremento di valore nel significato dei mosaici, rispetto ai quali l’articolazione del giudizio di Eco è esemplare, ma anche, inevitabilmente, per chi non abbia preconcetti, per la copertura protettiva di Minissi.

  6. G. M. Ventimiglia ha detto:

    Vi segnalo il contributo di Alessandra Alagna pubblicato nel sito web dell’Associazione culturale Monumento-Documento” onlus a sostegno dell’iniziativa di Franco Tomaselli per la conservazione della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. La sottoscrizione di un appello per la conservazione dei restauri di Minissi e l’annullamento del progetto sostenuto dall’alto commissario Vittorio Sgarbi è possibile visitando http://www.unipa.it/monumentodocumento

  7. Francesco Candela ha detto:

    “Si comunica che nel sito ufficiale dell’Assessorato dei Beni
    Culturali della Regione Siciliana – Centro Regionale Progettazione e Restauro è stata pubblicata e sarà in continuo aggiornamento la pagina web (www.centrorestauro.sicilia.it)contenente le linee principali del progetto sul restauro della villa romana del casale di Piazza Armerina”.

  8. giuseppe maniscalco ha detto:

    Non sono né esperto né competente in materia di restauro conservativo. Tuttavia, poiché il prof. Vittorio Sgarbi è incompetente e inesperto quanto me in materia, io posso parlarne con cognizione di logica se non di fatto o di scienza.
    Nelle linee guida dettate dal prof. Sgarbi si doveva preliminarmente procedere a conoscere delle cause del degrado dei pavimenti musivi della Villa Romana del Casale. “Il progetto dovrà pertanto analizzare le cause di degrado in atto e valutare la necessità di interventi all’intorno (irregimentazione delle acque?) capaci di eliminare o ridurre i fenomeni di deterioramento.”
    E oltre: “Non è da prevedersi, invece, il distacco delle parti ricollocate su massetto di cemento, operazione questa assai invasiva e, allo stato attuale delle conoscenze, non necessaria .”
    Da: http://www.archaeogate.org/classica/article/457/2/la-villa-del-casale-di-piazza-armerina-dagli-scavi-alla.html
    Il lavoro di approfondimento reso con la collaborazione del CNR –credo- ha individuato nel massetto di cemento armato su cui sono poggiati i pavimenti musivi una di queste cause: dal sito http://www.icvbc.cnr.it/consulenza/piazza%20armerina.htm leggo: “Poiché siamo perfettamente consapevoli che il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina (in assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata) non potrà essere risolutivo …” ecc. ecc.
    Io che non sono un esperto non capisco…
    A)Bisogna identificare le cause del degrado.
    B)Non bisogna procedere al distacco del pavimento posato sul massetto di cemento, perché è invasiva e, per le conoscenze attuali, non necessaria.
    C)In assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata, il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina non potrà essere risolutivo.

    L’ordine delle tre proposizioni è sbagliato. Quello giusto è:

    A)premessa: bisogna identificare le cause del degrado.
    B)premessa: in assenza di stacco e ri-supportazione, ipotesi per il momento accantonata, il problema dei sali solubili sui mosaici di piazza armerina non potrà essere risolutivo.
    C)conclusione: non bisogna procedere al distacco del pavimento posato sul massetto di cemento, perché è invasiva e, per le conoscenze attuali, non necessaria.
    Ma la conclusione C) è falsa.
    Infatti è falsa perché i tecnici del CNR non dicono che non sia necessaria -premessa B)- ma dicono che per il momento è accantonata pur essendo necessaria. Inoltre, non dicono che sia invasiva. Questo lo dice il Prof. Sgarbi, non il CNR.
    La domanda è: come può qualificarsi il ragionamento di Immanuel Sgarbi? Sintetico, analitico, a priori, a posteriori, o …?

    Mi chiedo inoltre:
    i resti murari della villa romana del casale sono oppure no un bene culturale in sè? l’architettura antica è oppure no un bene culturale?
    il concetto giuridico di bene culturale, nel caso della villa romana del casale, include forse i pavimenti ed esclude i resti murari?
    Perchè, dunque, nascondere i profili verticali esterni dei resti murari, perchè diminuire o impedire la percepibilità dei diversi piani di costruzione, tipici dell’architettura antica, con una copertura laterale opaca?
    perchè livellarli all’occhio del fruitore?
    quale premessa porta a questa conclusione?

  9. Giuseppe Maniscalco ha detto:

    ICOMOS recommendations for future action

    The most serious problem on the site is the drainage.
    The site is vulnerable to flooding from the violent
    rain-storms that occur periodically in this region, and
    this can have serious effects on the mosaics. It is
    imperative that action should be taken with the
    minimum of delay to carry out a detailed
    hydrogeological study of the entire site and its
    surrounding area, so as to devise and implement
    appropriate measures to avoid further damage by
    water, whether from climatic or from underground
    causes.
    The cover buildings over the site are also a source of
    problems, creating a “greenhouse” effect that is
    deleterious to the mosaics and unpleasant for visitors.
    Once the hydrogeological survey is complete, the
    next priority should be a detailed study of alternative
    measures for protecting the mosaics from
    enviromnental impacts. This should also take account
    of the aesthetic aspect.
    Work to replace the reinforced concrete slabs
    supporting some of the mosaics should be intensitied.
    The effect of humidity has caused the mild-steel
    reinforcing rods to corrode and expand, resulting in
    bloating and damage to the mosaics that they were

    Tratto da:

    Fai clic per accedere a Villa_CASALE_VAlutazione_Unesco_832.pdf

    L’atto ufficiale con cui la villa romana del casale è stata incusa tra i beni patrimonio dell’umanità- sopra riportato- raccomanda le azioni necessarie per la conservazione senza le quali, ho ragione di supporre, il sito non potrebbe più far parte dell’elenco.
    Il documento individua inequivocabilmente che la copertura è sì un problema ma che dovrà essere affrontato soltanto dopo avere risolto le cause principali del degrado puntualmente individuate. Mettere le mani sulla copertura dopo un attento studio e dopo aver risolto le cause primarie del degrado, avverte il testo, potrebbe significare anche modificarne la sua estetica. Potrebbe…
    In totale carenza di studi dettagliati, in totale assenza di interventi volti all’eliminazione delle cause primarie del degrado, il progetto di copertura si pone in palese e insanabile contrasto con le raccomandazioni unesco.
    Si rischia, pertanto, pur di spendere a tutti i costi 18 milioni di euro, di eliminare la villa dall’elenco dei beni patrimonio dell’umanità.
    Qualcuno può smentirmi?

  10. francesco ha detto:

    la regione siciliana non da i permessi per l’eolico
    a causa delle linee sature ma se supponiamo l’eolico
    che si dovrebbe fare a gela produrrebbe idrogeno
    per il polo industriale di Siracusa e Gela sarebbe un affare per
    tutti nessuno escluso : infatti il petrolchimico utilizza
    petrolio per trasformarlo in idrogeno danneggia
    operai e popolazione locale mentre l’idrogeno prodotto
    dall’eolico è ad impatto ambientale zero …
    infatti la reazione chimica dell’idrogeno bruciato è
    vapore d’acqua —
    per trasportare l’idrogeno basterebbe un idronodotto
    ed a realizzarlo non è un arca di scienze nè costerebbe
    una spesa eccessiva .
    aiutiamo a spezzare il clima torrido che ha distrutto un terzo delle foreste del sud .
    infine l’idrogeno potrebbe essere usato per le navi da
    pesca e quindi pescare senza inquinare con un prezzo piu basso
    del petrolio . capito sgarbi .

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