Dietro l’angolo … il Quartaccio …

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Di ritorno a Roma dopo le “vacanze” … si fa per dire … nella posta si trova un po’ di tutto, generalmente robaccia … spam … e monnezza varia …
Ma anche … e per fortuna, due righe di qualcuno che ha “approfittato delle vacanze” per guardarsi intorno e conoscere dal vivo i nuovi “monumenti” della città …

Ricevo e quindi vi giro, pari pari:

“Pare che i ritorni dall’erasmus siano vissuti sempre all’insegna
dello stato brado..e cosi io, quest’anno il mio grand tour (mi perdoni
la citazione dal blog) estivo l’ho passato tra roma Fregene e Santa
Marinella. In una delle pause romane ci sentiamo con un amico, che non
vedevo da un pò, fresco di sintesi puriniane, fresco di sirene chiamate
studio Nemesi. E non a caso mi fa: ma se ci andassimo a vedere ‘sta
chiesa al Quartaccio? ho un po di benzina alla panda, andiamo. Da viale
Somalia con il nuovo sottopassaggio è una soffiata de naso, tangenziale
e in dieci minuti sei già a Pineta Sacchetti. D’estate, una favola
(D’inverno,non chiedetemelo,per fortuna abito a piazza vittorio…ma
pare che non funzioni proprio cosi bene), perdippiù senza aria
condizionata. Direzione Viale Andersen. Bel nome, vaghi ricordi
d’infanzia, streghe e pentoloni. Bella strada quella..da Torrevecchia, via
della Valle dei Fontanili e poi a sinistra si sale, crinale e un bel
quartierino costruito su. all’orizzonte, grigie torri dai rossi infissi.
Ma non è di Barucci che voglio raccontare, sebbene come cornice, come
dire, “funzioni”, eccome.. (due facce della stessa medaglia Torrevecchia
e Quartaccio..e se una medaglia di facce ne avesse tre,la terza sarebbe
il Laurentino, mi permetto di azzardare…). Il contesto non è di quelli
“selvaggi” di tor tre teste.. più delicato mi è parso. Ma la violenza con
cui colpisce il semplice apparire di una architettura spaesata, è lo
stesso.Cancellata-inferriata formato Jean Nouvel(per non parlare della
copertura…Lucerna Opera House docet) giusto per distruggere un
piccolo sagrato a cui il quartiere aveva già “provveduto”..davanti,
giovani a scazzarsi. Si entrerà pure da qualche parte, no? Presenza umana
nulla.O almeno,celata dentro la sfera-abside entro la quale un parroco
veneziano officia chino con signore anziane riti di periferia.Alla
nostra presenza un fremito il suo.”Siete visitatori-ci fa-..?Beh io sto
chiudendo,forza..”..Io giusto l’occhio per scorgere il suo tugurio,
l’aula liturgica con quelle strane poltrone..e continua,voltandosi
mentre esce con la giacca sulle spalle, non so se per scusarsi o per
essere piu esaustivo:” mi spiace ma mi infastidisco che vengano anche a
vederla, PERCHE UNA COSA COSI NON LA VOLEVA NESSUNO”.
E beh caro prof,a quelle parole,dopo cinque anni dentro una facoltà a sentirti dire che questi sono i nuovi virgulti della scuola romana (cinque di cui uno
fuori, per fortuna) mi sono sentito veramente una merda.
Colpito e affondato,prof.
Mi scusi per la lunghezza e per l’inezia della cosa,
però…”
Filippo De Dominicis

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letta la lettera ho pensato bene di approfittare anch’io della stagione (dalla prossima settimana … altro che dieci minuti …) e di passaggio, verso il Quartaccio, guarda la coincidenza, non ti capito proprio sul cantiere di Zazà? … che dirà il prossimo parroco del MAXXI? … (sempre che Rutelli trovi i soldi per concludere il capolavoro …)
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2 risposte a Dietro l’angolo … il Quartaccio …

  1. Vittorio Corvi ha detto:

    Che poi lo sanno tutti che è Giovanni Novello che copia Michel Molet!
    … ha detto così, no?
    Vittorio, Roma

  2. federico calabrese ha detto:

    “La Chiesa di Santa Maria della Presentazione al Quartaccio a Roma, recentemente completata, è forse la più interessante architettura realizzata in Italia negli ultimi dieci anni.”
    “Non è difficile,trovare riferimenti storicamente tranquillizzanti. Nel primo caso al Le Corbusier che nei palazzi di Chandigarh copre con grandi tetti aggettanti spazi articolati da percorsi che si snodano lungo l’edificio, nel secondo all’ Habraken che con gli studi del SAR coniuga partecipazione e prefabbricazione, complessità abitativa e semplificazione tecnologica”. Luigi Prestinenza Puglisi
    Maronna mia….la voglio vedere,
    “Una casa, una buona architettura, e’ il risultato di un processo nel quale l’utente prende decisioni”
    questo lo diceva svariati anni fa l’indonesiano-olandese citato da Presitnenza Puglisi.
    forse il prete di cui sopra sara’ contento di sapere che i progettisti della sua chiesa si sono fatti ispirare da uno che scriveva queste cose.

    “Come architetti, dovremmo distinguere le necessita’ del progetto da quello che noi vogliamo.La chiave della “buona” architettura sta nella sua capacita’ a dare risposta ad un luogo. L’edificio deve relazionarsi al suo intorno, si deve sperimentare il vivere attraverso l’edificio. Si dovrebbe creare una architettura che assecondi il suo intorno, no una che richiama l’attenzione per essere notata. Dobbiamo chiederci come architetti se abbiamo prodotto architettura o abbiamo prodotto mercanzia.”

    questo l’ho sentito dire qualche settimana fa da Glenn Murcutt, che e’ simpatico, umile e appassionato. senza collaboratori, senza pc, senza fax, senza cellulare.
    geniale!!

    saluti da Riversdale-Canberra-Australia

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