MAXXI: Zazà sempre più sòla …

Dal Il Messaggero del 13.03.2006 apprendiamo la tragica notizia …

“Il Maxxi rischia di rimanere a secco …

Che vuol dire cantiere chiuso, operai a casa, ingegneri e geometri impiegati altrove, struttura destinata ad un progressivo e lento deterioramento …

Ruggine …

Un’opera di grande architettura che porta la firma di Zaha Hadid …

Un eventuale nuovo stop metterebbe a rischio i lavori fatti finora …

L’attuale avanzamento dei lavori si aggira intorno al 25/30% …

Mancano 40 milioni di euro per completare l’opera e circa 15 milioni per far funzionare il Museo …

La storia del Maxxi iniziò nel 1997 quando l’allora ministro ai Beni culturali Walter Veltroni ottenne dalla Difesa la cessione di un’area di tre ettari al quartiere Flaminio compresa tra via Guido Reni, via Masaccio e via Pinturicchio. D’allora si è andati avanti a singhiozzo … “

Poi vennero Melandri, Urbani e Buttiglione …

Se, sull’onda dell’ Effetto Bilbao non si fosse voluta giocare a tutti i costi la carta della Grande Firma e, invece che distruggerli, si fossero ragionevolmente riusati i vecchi capannoni industriali a quest’ora avremmo un Grande Museo e ci sarebbero anche i soldi per investire nell’arte contemporanea …

Quanto si è speso fin qui? … anche troppo …

Peccato …

Effetti collaterali dello Star System?

Politica, piaggeria, arroganza e insipienza vanno spesso insieme …

I nostri ministri, hanno mai sentito parlare di Archeologia Industriale?

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

2 Responses to MAXXI: Zazà sempre più sòla …

  1. Cesare Piva ha detto:

    Disastri italiani! Ma vorrei segnalare una piccola realtà piemontese,
    a mio avviso felice, di riuso di edifici industriali dismessi. Si tratta
    della fondazione pistoletto-cittadellarte a Biella.
    Una piccola realtà messa in forma con pochi soldi, riutilizzando
    un pezzo di patrimonio quasi archeologico. Da vedere!

  2. Isabella Guarini ha detto:

    Sono contraria ai musei d’arte contemporanea. Non credo nell’arte fatta per essere museificata, prima ancora di essere fruita. L’argomento è complesso, ma rischio una semplificazione col dire che sarebbe ben strano se i tanti capolavori d’arte, esposti nei musei, fossero stati pensati, non per essere immessi nella vita quotidiana dei committenti , ma semplicemente per essere esposti nei musei. L’arte contemporanea, per sua natura, è effimera, a volte inconsistente e quasi immateriale, e per tanto non riesce ad attecchire nella vita quotidiana delle società già afflitte dall’obsolescenza tecnologica. Per questo è arte delle istituzioni pubbliche, che possono consentirsi di spendere molto per manifestazioni effimere, ad alto impatto pubblicistico. Le nuove stazioni della Metropolitana di Napoli, caratterizzata da opere d’arte contemporanea, sono già oggetto di restauro a causa delle piogge che hanno fatto affondare le scarpe- sculture di Kounellis e provocato degrado alle altre. C’é da pensare. Isabella Guarini

Scrivi una risposta a Cesare Piva Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.