Sogni nel cassetto e angeli in cantina … 2

… per quanti (e sono comunque i benvenuti), che si eccitano di fronte ai celebrati epigoni della modernità globale, non mi resta che rinviarli alla lettura, magari, di “La Repubblica” dove troveranno una prosa molto più in sintonia con i loro gusti …

… ma anche qualche immagine dell’ultimo “capolavoro” in costruzione …

Sogni nel cassetto
… per gli altri, attardati ammiratori di un moderno d’antan, …
… qualche altra angelica (o diabolicamente estatica) immagine morettiana …

… i palati, si sa, sono diversi …
Sogni nel cassetto

Sogni nel cassetto
GM 28.11.05

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1 Response to Sogni nel cassetto e angeli in cantina … 2

  1. luca rijtano ha detto:

    Questo articolo del Messaggero del 2.12, ripreso dal sito dell’ordine, capita a fagiolo, a integrazione del testo e delle immagini presentate da G.M.: “Borromini e Bernini, i grandi maestri della curva in marmo, si sarebbero leccati i baffi. Tutte quelle linee morbide che s’intrecciano e si toccano, tutti quei muri che s’inarcano sinuosi, fluidi, senza paura di spezzarsi. Tutte quelle pareti di cemento armato, lisce come pelli di serpenti e grigie come le città del futuro, che si spingono verso il cielo come quinte scenografiche di un teatro avveniristico. Il cantiere del MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, sta crescendo a vista d’occhio nel cuore del quartiere Flaminio dilatandosi fra le grandi scommesse dell’architettura romana del presente, l’Auditorium di Renzo Piano, e del futuro, l’Agenzia Spaziale Italiana di Fuksas.
    Passeggiarci dentro, fra le sterminate distese di tondini già ingrigliati e pronti ad essere annegati nel cemento, fra le pareti grigie e lisce che custodiranno i tesori della collezione permanente di arte contemporanea e quelli delle esposizioni temporanee, fra le gru gigantesche che roteano fra gli spigolosi palazzi inglobati tra via Guido Reni, via Masaccio e viale Pinturicchio, lascia percepire già adesso la sensazione di mastodontica grandezza che questa nuova porzione di Roma offrirà in futuro.(…)”

    A proposito di Moretti: qualche anno fa in occasione della mostra su Forma 1, partecipai ad un incontro su Moretti, Spazio e Forma 1. C’erano Dorazio, Perilli, l’Accardi, Antonella Greco (sempre sia lodata, per avermi per prima aperto gli occhi sulla Roma post-unitaria, sul foro italico e su moretti, durante un modulo di Storia della città e del territorio all’interno di un laboratorio 2; vere perle ai porci, le sue lezioni, davanti ad un pubblico costretto a stare lì dall’obbligo della frequenza…). Tanto di cappello prima di tutto ad un fascistone che dedicava un numero intero della sua rivista ad un gruppo che si autodefiniva “informali e marxisti” (o qualcosa del genere). Perilli ricordò come il Nostro fosse orgogliosissimo che Totò abitasse nella casa del girasole e ironizzò sulla fissazione morettiana che gli italiani facevano tutto prima degli altri. Ci risi anch’io, ma qualche tempo dopo capitai alla mostra “Novecento” alle scuderie e mi bloccai davanti ad un opera di Balla, Primo Carnera: che t’aveva combinato Balla? Aveva preso la foto del pugile vittorioso che aveva fatto il giro del mondo su tutti i giornali, l’aveva ingrandita dipingendola su una tela con appiccicata sopra una rete con i buchi tondi ad imitazione del retino tipografico. Il tutto 20-30 anni prima di Andy Warhol e Roy Liechtenstein. Beh, qualche rigurgito nazionalista l’ho provato anch’io…

    Tornando al “post” di G.M.: certo, però, confrontare le foto di un cantiere pieno d’impalcature con la S.Teresa o con i plastici di Moretti non mi sembra correttissimo…ma del resto è proprio per le sue provocazioni a volte al limite dell’atto teppistico che amiamo G.M….

    luca.rijtano@archiworld.it

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