Futuro italiano

L’ho comprato perché aveva un titolo accattivante (Massimo Mascini, “Futuro italiano, viaggio nelle città che cambiano”, “Il Sole 24-Ore” ed.), ma forse e soprattutto perché incosciamente irretito dall’immagine di copertina che riportava un eteroclito montaggio di “frammenti” milanesi di quel Novecento italiano (un dipinto di Marco Petrus del 2002) e che da sempre mi affascina per la complessa ambiguità della sua storia. Ma quell’immagine astuta rinviava pure alle splendide e ben più drammatiche, sofferte immagini del Dario Passi d’antan alle quali mi lega più di una complicità e ritrovarlo evocato sulla copertina di quello che si annuncia come un ultimo best-seller nazionale mi ha fatto un certo effetto …
Così mi sono portato a casa un libretto smilzo, stampato su una cartaccia orrenda che neanche la BUR dei tempi più magri …, ma denso di presentimenti, che poteva essere lasciato in omaggio ai lettori del “Sole 24-Ore”, ma che invece costava la bellezza di quasi quarantamila lire (18.00 euro) … forse per ammortizzare l’investimento, mi si sono messo a leggerelo con avidità a partire dalla prefazione di Innocenzo Cipolletta che già dalla quara di copertina si annunciava succulenta.
Si scopre così che le città italiane sono il motore dello sviluppo, della ripresa, simbolo stesso della rinascita economica. “La città come fattore di esportazione” recita addirittura il titolo del paragrafo centrale di questa introduzione che è insieme premessa al volume e “manifesto” di una ritrovata economia urbana capace di imporsi quale volano dello sviluppo prossimo venturo.
Risolvere i problemi presenti delle nostre città significherebbe mettere a punto un sistema di tecniche e di conoscenze esportabili nel mondo intero.
“Ne nascerebbero nuovi settori produttivi che oggi verrebbero impiegati a risolvere i nostri problemi e domani andrebbero nel mondo a risolvere i problemi di altre città, che saranno giganteschi. Basti pensare a città come Pechino, Shanghai, Il Cairo, Città del Messico, Calcutta, tutte città con problemi enormi che dovranno essere affrontati con soluzioni adatte, per capire che in un futuro prossimo esploderà il business delle soluzioni urbane. I Paesi e le imprese che saranno già pronte a questo business conquisteranno quote importanti di questo mercato mondiale”.
Una scommessa epocale per lo sviluppo che potrebbe aprire scenari importanti dove anche i poveri architetti potrebbero dire la loro …
Una prospettiva interessante che potrebbe vedere una prima significativa tappa nella prossima Biennale di architettura e che verrebbe quindi ad invertire i rapporti ponderali più scontati e le attese più convenzionali …
Sarà quindi la Biennale di Purini a dare risposte, a dettare la linea … a quella di Burdett?
Oppure, viceversa, saremo ancora alle solite gerarchie …
LSE batte Valle Giulia 4 a 0 ?
Speriamo che Croff abbia parlato con Cipolletta …
Speriamo pure che le università non si lascino sfuggire l’occasione …
Ricordiamoci che, una volta, le città le facevano, anche, gli architetti …

GM 11.11.05

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