IL GUSTO DEL PAESAGGIO … IL PAESAGGIO DEL GUSTO …

dal Buon Governo … alla Cinta Senese …

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VERSI IMMORTALI …

Davanti San Guido 

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti

Van da San Guido in duplice filar,

Quasi in corsa giganti giovinetti

Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e – Ben torni omai –

Bisbigliaron vèr me co ‘l capo chino –

Perché non scendi? perché non ristai?

Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh sièditi a le nostre ombre odorate

Ove soffia dal mare il maestrale:

Ira non ti serbiam de le sassate

Tue d’una volta: oh, non facean già male!

Nidi portiamo ancor di rusignoli:

Deh perché fuggi rapido così

Le passere la sera intreccian voli

A noi d’intorno ancora. Oh resta qui!

Bei cipressetti, cipressetti miei,

Fedeli amici d’un tempo migliore,

Oh di che cuor con voi mi resterei –

Guardando io rispondeva – oh di che cuore!

Ma, cipressetti miei, lasciatem’ire:

Or non è più quel tempo e quell’età.

Se voi sapeste!… via, non fo per dire,

Ma oggi sono una celebrità.

E so legger di greco e di latino,

E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtù;

Non son più, cipressetti, un birichino,

E sassi in specie non ne tiro più.

E massime a le piante. – Un mormorio

Pe’ dubitanti vertici ondeggiò,

E il dì cadente con un ghigno pio

Tra i verdi cupi roseo brillò.

Intesi allora che i cipressi e il sole

Una gentil pietade avean di me,

E presto il mormorio si fe’ parole:

Ben lo sappiamo: un pover uomo tu se’.

Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse

Che rapisce de gli uomini i sospir,

Come dentro al tuo petto eterne risse

Ardon che tu né sai né puoi lenir.

A le querce ed a noi qui puoi contare

L’umana tua tristezza e il vostro duol;

Vedi come pacato e azzurro è il mare,

Come ridente a lui discende il sol!

E come questo occaso è pien di voli,

Com’è allegro de’ passeri il garrire!

A notte canteranno i rusignoli:

Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;

I rei fantasmi che da’ fondi neri

De i cuor vostri battuti dal pensier

Guizzan come da i vostri cimiteri

Putride fiamme innanzi al passegger.

Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,

Che de le grandi querce a l’ombra stan

Ammusando i cavalli e intorno intorno

Tutto è silenzio ne l’ardente pian,

Ti canteremo noi cipressi i cori

Che vanno eterni fra la terra e il cielo:

Da quegli olmi le ninfe usciran fuori

Te ventilando co ‘l lor bianco velo;

E Pan l’eterno che su l’erme alture

A quell’ora e ne i pian solingo va

Il dissidio, o mortal, de le tue cure

Ne la diva armonia sommergerà.

Ed io – Lontano, oltre Appennin, m’aspetta

La Tittì – rispondea -; lasciatem’ire.

È la Tittì come una passeretta,

Ma non ha penne per il suo vestire.

E mangia altro che bacche di cipresso;

Né io sono per anche un manzoniano

Che tiri quattro paghe per il lesso.

Addio, cipressi! addio, dolce mio piano!

Che vuoi che diciam dunque al cimitero

Dove la nonna tua sepolta sta? –

E fuggìano, e pareano un corteo nero

Che brontolando in fretta in fretta va.

Di cima al poggio allor, dal cimitero,

Giù de’ cipressi per la verde via,

Alta, solenne, vestita di nero

Parvemi riveder nonna Lucia:

La signora Lucia, da la cui bocca,

Tra l’ondeggiar de i candidi capelli,

La favella toscana, ch’è sì sciocca

Nel manzonismo de gli stenterelli,

Canora discendea, co ‘l mesto accento

De la Versilia che nel cuor mi sta,

Come da un sirventese del trecento,

Piena di forza e di soavità.

O nonna, o nonna! deh com’era bella

Quand’ero bimbo! ditemela ancor,

Ditela a quest’uom savio la novella

Di lei che cerca il suo perduto amor!

Sette paia di scarpe ho consumate

Di tutto ferro per te ritrovare:

Sette verghe di ferro ho logorate

Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette fiasche di lacrime ho colmate,

Sette lunghi anni, di lacrime amare:

Tu dormi a le mie grida disperate,

E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

Deh come bella, o nonna, e come vera

È la novella ancor! Proprio così.

E quello che cercai mattina e sera

Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero,

Ove non penso di posarmi più:

Forse, nonna, è nel vostro cimitero

Tra quegli altri cipressi ermo là su.

Ansimando fuggìa la vaporiera

Mentr’io così piangeva entro il mio cuore;

E di polledri una leggiadra schiera

Annitrendo correa lieta al rumore.

Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo

Rosso e turchino, non si scomodò:

Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo

E a brucar serio e lento seguitò.

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a Giosuè … co’ ‘sti cipressi …

lassa perde … ‘nartra sòla …

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FORMA E ILLUSIONE …

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PAESAGGI … IDEALI …

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L’ETA’ DEL CIPRESSO …

ELDORADO commented on SE QUEI CIPRESSI … HANNO LA MIA ETA’ …

“… guardarsi intorno, non guardarsi allo specchio. …”, leggo.
Giusto, cari muratorini, ma nel dubbio del dopopranzo (sic), pigliammuce rapidamente ‘na tazzulella ‘e cafè!
Eh, si: quello qui allo studio, è fatto con il meccanico “bullone con dado” ‘900. Colla simil-espresso Bialetti “made in China”. Nun è ‘a tazzulella ‘e cafè napulitana di Eduardo-artigiano dai tempi lenti.
Ve lo ricordate Eduardo che dal malmesso balcone descrive al dirimpettaio (cioè a noi) comme se fa’ il vero caffè napulitano? Che arte, che mestiere, che invenzione, la sua!!

Embè, voi non ci credete? Ma a me questo simpatico Cecil anglotoscano (inglese italianizzato, diavolo incarnato, dice il proverbio, nda) mi ha fatto ricurdare l’Eduardo che s’inventa e codifica il paesaggio domestico napolitano dolce e profumato. Quello sintetizzato dalla favolosa tazzulella è cafè. Accomodante, antindustriale, filosofica: un pre professor Bellavista, un pre Pazzaglia. un pre Dalisi …
E’ la Napoli Totocchia e furbotta che non c’è; … quella letteraria e fatta a tavolino della “lingua dolce” ‘800, … non certo con le asprezze lessicali e fonetiche della lingua del cafone ‘e fore Raffaele Viviani, .. quella di tutte le Bambulelle disgraziate ‘e copp”e quartieri tosti nuosti: scetateve, architetti ‘e malavita!!!

Risultato: Eduardo è (stato) famoso e rappresentato in tutto il “mondo dolce”, … un prodotto dell’arte italiana doc esportabile, Viviani il tosto no. E’ troppovero e veracista, … non funzionava sul mercato estero di massa. La formula internazionale Eduardo-Cecil è quella che ha avuto successo, … che ha colto il segno e il sogno dell’immaginario collettivo perbenista e perbelpaesista, sin dall’800. Era quello il format vendibile dell’Italia! Icona perfetta, clichè, folclore. Un logo e un luogo (inventato) insieme! Luogo comune d’Italia Nostra & d’Italia L’oro ben congegnato. E consegnato, tramandato.

A riprova dell’intercambiabilità e amabilità della formula, assolutamente nazionale condivisa, Pagliardini incorre in un illuminante lapsus comico. Confonde utilmente Benigni con Totò. “Mi scompiscio dalle risate” … era infatti una tipica battuta di Totò. Ma va bene anche per il grande Benigni. … Perché si sa: è la somma che fa il totale. Siamo parte nopei e parte toscani, …. ammesso e non concesso dal Muratore. Cecil, lei non sa chi siamo noi: siamo tutti ‘e piezze ‘e core d’Italia 150° messi insieme!!

Bene, intermezzo scaduto. … la tazzulella ‘e cafè è finita, … stateve buoni e buon lavoro, …

Eldorado

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“Disegni a cui mancano solo la pietra, il ferro, il legno … per diventare architettura” …

Riceviamo da Andrea Balletti: …

 “Alla fine del 1976, era Natale ho incontrato la prima volta Mario Ridolfi alle marmore, ero stato accompagnato da un comune amico medico.
In occasione dell’esposizione a Pescara della mostra “le architetture di Ridolfi e Frankl”, tenuta a Terni l’anno precedente, ho accompagnato al ritorno Ridolfi a visitare i miei lavori. nella Casa Frittelli, ad un tratto mi ha detto ‘Tu, figlio mio, sei più complicato di me, sei troppo complicato!’.
Gli ho risposto:’La semplicità è un traguardo, non un punto di partenza”; e lui: ‘Si, si, però ch’hai quarant’anni, quando impari?;…ha aggiunto poi, osservando da vicino il cemento della scala: ‘Che è cioccolata?’….”
 
Sto ristemando il mio studio…il nostro studio, operazioni di “manutenzione ordinaria”.
Fra le tante altre cose, è stata l’occasione per riordinare i molti libri, ed ho ripreso in mano ‘Dettagli di architettura di danilo Guerri’, in cui Giancarlo Rosa ha raccolto testi, immagini delle opere e soprattutto straordinari disegni dell’architetto marchigiano.
Ogni volta è un piacere sfogliarlo…non riesco a non rileggere questo spassoso incipit (in cui è Danilo Guerri a “parlare”)… e non riesco a non gustare, direi quasi a mangiare con gli occhi i suoi disegni, in particolare quelli dei tanti studiati dettagli delle sue opere, disegni bidimensionali fatti con una cura, una sensibilità sconfinata (disegni di chi sta già “costruendo” mentre disegna…disegni a cui mancano solo la pietra, il ferro, il legno… per diventare architettura).
…casa Frittelli, villa Sorriso, il Teatro delle Muse, la Cassa rurale ed artigiana…
Un piccolo mondo da scoprire e da cui imparare tanto. Un lavoro minuzioso, artigiano.
Io personalmente continuerò a sfogliarlo spesso, questo libro…

Andrea Balletti

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AH! ADESSO SI SPIEGANO MOLTE COSE …

http://www.amatelarchitettura.com/2012/03/schiattarella-e-nella-

dev’esse ‘nartra  manovra furba de Warte …

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SALUTI DA ROMA … Cecilio …

Façade of the Church of the Gesù, Piazza del Gesù, 1910s
Drawing
Architect: Giacomo della Porta
Artist: Cecil Ross Pinsent
© RIBA Library Drawings and Archives Collections

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