Falso Cascioli commented on: MAXIMA SFIGA …
“Archiceffi cattivi profeti …”
“Muratorini belli,
ho letto di lunedì mattina il post di Pietro sulla sfiga di Cacciari.
Bravo, ben scritto, praticamente un “intermezzo”. Bella la chiusura sulla tecnica, punto dolens che a me sta molto a cuore.
Mi son ricordato di analoghi arditi ponti dell’800, dalla mie parti.
Ho smanettato così un po’ in rete ed ho trovato la gustosa scheda che -taglia e incolla- v’invio.
Dà conto dell’avveniristico ponte in ferro “Real Ferdinando” sul Garigliano, u-topiarchitettura borbonica realizzata di Luigi Giura, detto ‘o guaglione, per la sua giovane età! Altro che Cala-cala-trava nella Venezia sfigata di Cacciari.
Con finale a sorpresa, nel 1832: collaudo spettacolare al galoppo del re Ferdinando II in prima persona, con il suo esercito e cavalleria al seguito, pesanti cannoniere comprese … e poi – a collaudo ultimato dell’ardito ponte- niente carte e scartoffie, timbri e bolli, ma balli e vorticose danze: ww ‘o rre, ww ‘o progresso!!!
Insomma, colore e calore a parte, il re Borbone dell’800, in questo specifico caso, ci mise la faccia e l’esercito. “Collaudò” e gli andò bene, spot riuscitissimo, (altro che IMU da restituire) … perché i collaudi di massa, nonostane tutto, prima o poi si devono fare: tale è infatti quello tardivo che avviene oggi a Venezia per il ponte di Cacciari-Calatrava, … scaroffie e carte ballate a parte.
Finale: il talentuoso ingegnere di Stato Luigi Giura, testardo autore di questo ponte in ferro, con il real sostegno anche nei momenti più critici, è stato e sarà sempre per tutti noi: O’ guaglione!, solo contro tutti i Cala-calaTrichetto di tutte le epoche! David contro i Golia dell’archistar.
Amici muratorini, vi ho con-vinto? Giurate anche voi? (dite: lo Giura!).
Saluti, buona settimana”
Eldorado
la Storia del ponte Real Ferdinando sul Garigliano
Sottotitolo: “”Lassate fa o’ guaglione”
a cura di Alfonso Grasso
Nel febbraio del 1828 Francesco I di Borbone incarica l’ingegnere di stato Luigi Giura di provvedere alla costruzione di un ponte sospeso in ferro sul Garigliano; all’epoca già ne esistevano degli esemplari del genere in Inghilterra, Francia ed Austria. Il Giura pertanto iniziò un viaggio di studio per osservare, studiare e disegnare (non esisteva la fotografia) i progetti dei ponti già esistenti ed il 14 aprile 1828 era già in grado di presentare il suo elaborato completo e dettagliato in tutte le sue parti compresi rilievi, i sondaggi del terreno ed il costo totale (chiavi in mano). Approvato dalla Direzione Nazionale delle strade e dei ponti, il re comandò l’avvio immediato delle gare di appalto che dovevano essere rigorosamente limitate a ditte e materiali delle Due Sicilie.
Il 20 maggio 1828 furono iniziati lavori e il giornale inglese The Illustrated London Newsespresse “perplessità sulle capacità progettuali e costruttive dei napoletani e le sue vive preoccupazioni sulla sorte dei poveri sudditi, sicure vittime di questo vano esperimento di sprovveduti dettato solo dalla voglia di primeggiare”. In effetti a quella data i ponti sospesi in ferro avevano tutti un grosso problema legato alla flessibilità della lega ferrosa allora usata che li rendeva oscillanti ai grossi pesi ed al forte vento.
Erano appena iniziati i lavori di sbancamento presso il Garigliano per realizzare le fondamenta delle quattro torri portanti, quando a Parigi, a causa del vento, crollò il ponte sospeso in ferro progettato dall’accademico Navier; a Londra venne chiuso il ponte Driburgh sul Twed e la stessa cosa avvenne in Austria. In pochi giorni in tutta Europa si levò un vespaio di critiche contro questo nuovo tipo di costruzione e il malcontento arrivò fino a Napoli dove il consiglio dei ministri del Re si espresse per la sospensione dei lavori.
Il sovrano non si scompose e si narra che esclamò: ”Lassate fa o’ guaglione”.
Fatto sta che i lavori proseguirono, mentre il ventenne Ferdinando II succedeva al trono nel 1830. Il 4 maggio del 1832 il solito giornale inglese ipotizzava che il ponte fosse pronto, ma non fosse stato ancora collaudato per “timore del suo sicuro crollo”. Il 10 maggio 1832 Ferdinando II si presentò davanti alle torri di sostegno del ponte alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri pesanti di artiglieria, colmi di materiali e munizioni.
Sulle due rive del Garigliano gli fanno ala ambasciatori, militari e una folla strabocchevole di gente proveniente dai centri vicini. Quando il sovrano si piazzò al centro del ponte con la sciabola alzata, si fece un gran silenzio; con voce ferma comandò agli uomini di passare il ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo, infine alla carica; poi passarono i carri e le truppe.
Terminato il “collaudo”, fu la la volta della benedizione del vescovo di Gaeta seguito dal popolo in processione e dopo iniziarono fuochi d’artificio, danze e canti in un tripudio di folla: il ponte aveva retto, la realizzazione avveniristica era perfettamente riuscita. Il Giura aveva studiato il materiale da utilizzare e per aumentare la resistenza del ferro dolce fece produrre dalle fonderie di Mongiana una lega al nichel. Le travi così composte furono irrigidite meccanicamente con trafilamento a mezzo di una apposita macchina “astatesa” progettata da lui stesso.
Questo doppio trattamento, chimico e meccanico, conferì al materiale caratteristiche meccaniche impensabili per quei tempi, ed anche una notevolissima resistenza alla corrosione ed all’invecchiamento. Questo ponte, orgoglio delle Due Sicilie, resistette fino al 1943 quando i tedeschi, dopo averci fatto transitare il 60 % della propria armata in ritirata compresi carri e panzer, lo fecero saltare.
Pietro Pagliardini su: “IL PONTE DEI PROFESSORI” …
“Difficile dare torto a memmo54. Eppure c’è da chiedersi se sia più colpevole la politica o la tecnica. E’ un po’ come interrogarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina.
Come non provare una certa compassione per questi amministratori irretiti dal grande nome! Poniamo che quel ponte servisse. Immagino che qualcheduno abbia detto fosse utilissimo. Chi se non un architetto/urbanista? A Venezia c’è lo IUAV, mica bau bau micio micio. Poniamo che il nostro filosofo lo volesse pure bello. Aspirazione lodevole in sè, da filosofo certamente, da uomo di cultura. Chi chiamo? Chi oserebbe rischiare di chiamare un ignoto architettino di provincia rischiando vieppiù di essere tacciato di visione ristrette? E poi, è arcinoto, quello bravo, per definizione, viene sempre da fuori.
E allora, chi fa i ponti (al tempo)? Calatrava, ovvio. Tra l’altro, è ingegnere oltre che architetto. Quindi il filosofo, dopo una filosofeggiata, deve aver ritenuto di essersi messo con le spalle e con le chiappe al sicuro. E poi, leggo su Wikipedia che Calatrava ha regalato alla città il progetto esecutivo. Non si può rifiutare un cadeau del genere! Sarebbe uno schiaffo alla cultura, una figuraccia mondiale.
O certo, non che sia ingenuo il nostro, non che non si aspettasse critiche sulla forma, sulla modernità, sul contrasto e sul contesto, ci sono sempre antichisti nostalgici scassaballe, tra i cittadini e tra gli architetti. E poi c’è Italia Nostra, il comitato No Bridge e quant’altro.
Ma sono critiche “positive” per l’immagine: si parla di cultura, si discute, ci si accapiglia. sono funzionali al rilancio della città. effetto Venezia dopo quello Bilbao. Il mondo intero ne parlerà. L’intoccabile Venezia non è più un museo, è una città vera. E poi la Fenice è stata ricostruita com’era, quindi su quel fronte c’è copertura.
Risonanza mediatica, si passa alla storia, quel ponte sarà di Calatrava ma anche. Umana debolezza, parte integrante del potere.
E chi poteva immaginare, con tanto nome, che il problema fosse quello di far stare in piedi il ponte e chi ci passa sopra? Tutto poteva pensare il nostro, ma sul fallimento della tecnica da parte del più tecnico tra le archistar proprio no.
La vogliamo chiamare con il suo nome? Sfiga, nè più nè meno.”
Pietro
Frammenti di Futuro. Alessandro Anselmi e la cultura dell’Architettura a Roma.
Giovedi 28 Febbraio, 2013
Nel trigesimo della scomparsa, il dottorato di ricerca in Architettura – Teorie e Progetto promuove una giornata per riflettere sulla figura di Alessandro Anselmi.
I lavori si organizzano in quattro blocchi tematici introdotti dalle relazioni dei dottorandi di ricerca del XXVIII ciclo partecipanti al seminario “Linee di Ricerca”. A questi blocchi di interventi si alterneranno i contributi programmati. Ecco i temi: 1. Disegno ed Enigmi: 2. Il vuoto e la scena urbana, 3. La visione, 4. Interruzioni.
I lavori sono condotti da Franco Purini e Antonino Saggio.
Ecco il Blog che contiene in anteprima gli interventi
http://aboutalessandroanselmi.blogspot.it
…………………….
ho appena ricevuto l’inquietante locandina …
relativa ad un’improvvisata giornata di studio su Alessandro Anselmi …
nella quale sarei peraltro coinvolto a mia insaputa…
ho comunque letto con attenzione le relazioni preliminari degli organizzatori …
ne sono rimasto costernato …
in certi casi …
sarebbe meglio soprassedere …
aspettare ancora un po’ …
magari riflettere …
memmo54 su: UNA VERGOGNA … UN INSULTO … SCONCERTANTE … ABERRANTE …
…”il ponte dei professori”…
“Eletto per tenere le calli pulite, i conti in ordine, l’immagine a posto, l’amministratore fantasioso ( qui si sbertuccia Cacciari, ma si può anche intendere Veltroni, Formigoni, Rutelli, Alemanno ed altri …) s’imbarca in cose più grandi di lui: cose serie che comportano l’ impegno di molte persone, notevoli risorse economiche, problematiche che non si risolvono nella consueta dialettica cartacea, o mediatica, in cui non sembra nemmeno troppo versato.
Lasciando, come si può agevolmente vedere, delle ricadute ( ..leggasi buchi nel bilancio…) l’immagine di una società di allegre ranocchie che si gonfiano fino all’inverosimile per assomigliare a ciò che non sono, ne potranno -rectius… “dovranno” – mai essere..
Probabilmete, tra qualche tempo, i più non si ricorderanno di chi ha imposto ed approvato queste imprese; di sicuro però si formeranno (…se non si sono già formata…) un’idea cattiva, ma non irrealistica, della politica.
Forse è ora che chi si propone, nel suo ruolo, di operare delle modiche significative s’impegni prima a consultare i cittadini su fatti specifici e ben documentati.
In subordine anche una cauzione pari al triplo del valore del valore stimato andrebbe bene. Se non altro per demollire e portare tutto a discarica senza che le casse ne abbiano a soffrire.
Nell’antichità le cariche erano onerose ( …nel senso che si pagava per averle…si compravano insomma…)
Sembra un’enormità; in realtà erano molto più furbi, ed attenti, di noi: “ti vuoi divertire con lo stato, con l’erario ? Comincia a metterci i soldi tuoi. A questo punto in tanti si limiteranno a fare ciò per cui sono stati eletti; soprassederanno a fisime e Desideri, ai compiti imposti dall’appartenenza ai propri tempi.
Nessuno perderà alcunchè. Venezia era bella anche prima del ponte. Un passatista potrebbe anche azzardarsi a sostenere che era più bella prima…
Si sbaglierebbe di molto ?
Le scomodità si cacciano l’un l’altra come i chiodi: dovevamo fare il giro lungo per arrivare sull’altra via ? Siamo stati accontentati: al modico prezzo di decine di milioni di euro proviamo l’ebbrezza di scivolare sul vetro o rotolare in una capsula spaziale come a Disneyland.(.. certi luoghi sono a doppio taglio…imitano il passato ed anche il futuro…)
Nel caso, invece, fossimo seriamente preoccupati dell’immobilismo a cui porterebbe una simile eventualità dovremo anche considerare che ci si è spinti molto innanzi ,in questo ultimo secolo, e la soglia del “precipizio” è visibile anche senza occhiali.
Se non si è in grado di” fare” e “pensare” contemporaneamente (…bella difficoltà…tutta umana..) potrebbe essere opportuno dismettere l’ atteggiamento da scimmie ed inaugurare un secolo di riflessione.
Nessuno devrà portarci da qualche parte: se vorremo avventurarci dovremo andare da soli.
Saluto“
aldofree su: UNA VERGOGNA … UN INSULTO …
“Continuiamo a farci del male!”
Mantova, supermercato vicino a Palazzo Te. A rischio riconoscimento Unesco