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VIENI AVANTI … MARINO …
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FINALMENTE UNA MANUTENZIONE DECENTE …
Il palazzo commented on: AMENDOLA – PO …
“Ma è l’edificio all’angolo tra Via Po e via Simeto pesantemente “ritinteggiato” in giallino uniforme…
Nella mia ignoranza presumerei sia un porcata, visto che prima mi pare avesse le colonne di colore distinto dalla facciata…
Chi è l’architetto di questo edificio?”
…………….
gent.mo, misterioso e ignorantissimo “palazzo” …
finalmente una manutenzione decente …
per il bell’edificio di Amendola …
uno dei più stretti collaboratori di Del Debbio …
ma lei è evidentemente talmente mentalmente devastato …
dal malcostume corrente dei troppi restauri “ton sur ton” all’amatriciana …
da non saper più riconoscere il vero dal falso …
e tanto da immaginarsi che le colonne “staccaseero” dal fondo …
ma l’edilizia romana più colta era molto spesso monocroma …
e usava della decorazione e dei trattamenti superficiali …
proprio per far vivere le facciate …
farne vibrare gli effetti chiaroscurali …
ma non si preoccupi è in ottima compagnia …
che la sua è condizione piuttosto endemica oggi …
comunque all’angolo …
c’è un ottimo e rinomato occhialaro …
potrebbe ritornarle utile …
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IL CHIODO FISSO …
Da Giancarlo Galassi:
“Non datemi dello zozzone, ho solo messo in figura l’interpretazione della fessa morettiana così come l’ha freudianamente presentata Falso Cascioli Ruggero Lenci (invero anche tra altri epistemologici approfondimenti – ma questo era il più divertente – sul resto magari un’altra volta) nel suo ultimo libro sulla “Girasole”.
Ma la cosa che colpisce, gli architetti con fisse del genere non sono novità, è piuttosto come l’autore, sul finale, si riveli in preda anche a una puriniana ossessione irrefrenabile: DEVE confrontare la Palazzina con Eurosky. Non ne può fare a meno. I due edifici hanno in comune non solo l’origine del mondo in forma ciclopica ma anche alcune “eccezioni” al Regolamento Edilizio: le serre-soggiorno in uno, gli sbalzi su strada nell’altra. Trascrivo la risposta dell’autore a Claudia Conforti che esprime non infondati dubbi su quanto l’analogia sia calzante. Ma Lenci questo parallelismo ce l’ha nel sangue e così conclude il libro”:
«Il fatto che qui [a Eurosky] le logge diventino ghiotta occasione per il costruttore che può effettuare, per legge, lauti aumenti di cubatura tramite il sistema delle “serre solari”, rientra in quella tua efficace lettura di un manufatto che esce, direi abbastanza vittorioso, dal torneo impari con i regolamenti edilizi di una città: questa architettura è adatta, o se vuoi, si presta. E Franco Purini non può far altro che incassare il colpo, dovendo di fatto convivere con il ridotto effetto chiaroscurale che tale manovra produce ai suoi due prospetti frontali. Ma non rinuncia a chiedere in risarcimento la realizzazione di quelle costose screziature scultoree in quota (un barocco tecnologico di ordine gigante) che, evidentemente obtorto collo, gli vengono concesse dal costruttore quale risarcimento morale e intellettuale.»
Ruggero Lenci, L’enigma del Girasole, Roma, Gangemi 2012, p. 91.
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SE SO’ FREGATI LA COCCIA FASULLA …
Da Sergio Marzetti: …
“Caro Prof. stamattina facevo una passeggiata in centro e mi ritrovo a Via dell’Orso. Ero già dispiaciuto che avessero rubato di nuovo la testa, una copia, dell’Abate Luigi, una delle statue parlanti di Roma (Vedi fig. 3). Allora per passare il tempo in questo primo pomeriggio primaverile ho buttato giù due pasquinate.
Si saprà senz’altro che Via dell’Orso si chiama così perché sul cantone della via c’era incastonato un frammento di sarcofago abbastanza comune dal punto di vista stilistico: una testa di leone azzannante un asino o una gazzella( Vedi fig.1). Una notte la testa, divelta dal muro, scomparve con gran dolore di tutti gli abitanti. Uno scultore che aveva lo studio lì vicino scolpì un altro leone imitante quello scomparso. L’unica differenza, come buona creanza del ripristino vuole per distinguere la copia dall’antico (chissà se verrà mai ritrovato!), sta nel fatto che lo scultore mise tra le fauci del leone un cinghiale. Il gesto fu senz’altro generoso ma il leone, anche se elegante anch’esso, non ha né potrebbe avere lo stesso fascino. Chissà, povero leone, dove starà adesso? ”

LA COCCIA DER LEONE SCOMPARZO
Regnavo ‘n giorno sull’Africa nera,
Più gajardo de me certo nun c’era!
‘Na scritta c’era: “Icche sunte leone”
vergata ‘n latino su ‘n bronzeo portone.
Ma ‘n giorno me trovo ‘n mezzo a ‘n’Arena
Tra ‘n mezzo a li morti ch’era ‘na pena.
Er chiasso! li scazzi de tanta plebaja!
e resto stecchito ‘n mezz’ a la paja.
Un gran senatore ch’era morto la sera
me volle compagno giù ne la tera.
Arivorono poi li barbari zozzi,
‘n quattr’e quattr’otto me fecero a pezzi.
Me trovorono poi tra due montarozzi,
e me misero all’angolo de du’ palazzi.
Mò m’ariposo!, me dissi allora,
svejiato sortanto dar batter dell’ora.
Invece ‘na notte, ‘na notte bestiale,
sento du’ passi venì giù dar viale.
“Co’ ‘sto leone, io che c’ho fame,
Stasera me magno lenticchie e salame!”
Du’ botte de mazza assestate sur muro
E io me la squajo co’ quer grugno duro.
Mò so’ l’arredo d’un un rosso salone
e me se vanta un ricco cojone.
Li du’ palazzi non c’ho più su la soma
Ma io sogno sempre er sole de Roma!
LA COCCIA DELL’ABBATE LUIGGI
So’ l’Abbate Luiggi, de fede specchiata,
mò tutta la coccia me se so’ fregata.
Che mai ce faranno, ‘sti testa de cazzo?
La coccia era farza perché co’ ‘sto mazzo
De furti, rapine e vandalici danni,
per quant’io c’abbja già ‘n par de millanni,
me se fregheranno pur’er pistolino.
E che cazzo je dico all’amico Pasquino?
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“NUN CE POSSO CREDE!” …
sergio 43 on: SAN TOMMASO … ALL’INFERNETTO …
Dal Vangelo secondo Giovanni (20.24-29):
“….Tommaso entrò, alzò gli occhi al cielo ed esclamò: NUN CE POSSO CREDE!”
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