Riceviamo da Massimo Vallotto … a proposito dell’ultima astronave …
“Caro Professore, mi domando perché ogni volta che qualcuno si “permette” di esprimere opinioni non allineate sulla validità di progetti come quello di Madame Hadid, arrivano subito reprimende da parte dei molti fans che accusano (nella migliore delle ipotesi) di invidia chi è di parere diverso dal loro.
Ora, che Madame sia dotata di una grande capacità imprenditoriale nel promuovere il proprio brand è incontestabile, che però ciò sia anche automaticamente garanzia di una buona architettura al riparo da ogni critica, se permette, mi trova dissenziente.
Ma chi sono io per criticare l’opera di un mostro sacro dell’archistar-system mondiale? Può un cursus onorifico come il suo, del peso che tutti conosciamo, essere messo in discussione da un anonimo “collega” senza che lo si bolli subito in modo poco nobile per la sua temerarietà?
Mi auguro di si, ma soprattutto mi auguro che venga colta la vera motivazione che può portare un tranquillo architetto di campagna a rischiare una denuncia per vilipendio di sacra archi-icona maestà, pur di dar voce ad una diversa visione del ruolo che dovrebbe avere oggi l’architettura contemporanea, e in particolare quella pubblica, nella nostra società.
Posso chiedermi se la sostenibilità di un’opera deve ispirare l’architetto che la crea prima di ogni altra sua motivazione soggettiva e/o narcisistica? (sostenibilità che riguarda tutti gli ambiti in cui l’opera inevitabilmente inciderà con la sua presenza una volta realizzata: ambiti culturali, sociali, economici, ambientali, energetici etc. etc.)
Credo che il tempo delle riflessioni scadrà presto e se non vinceremo il nostro ritardo nel superare la soggezione imposta da queste multinazionali del progetto, pagheremo ulteriori scotti che si tradurranno inevitabilmente in altri edifici autoreferenziali calati dal cielo come astronavi.
Edifici che potrebbero invece tessere relazioni con il contesto per cui sono stati commissionati, valorizzandolo senza sovrastarlo, chiarificandolo grazie anche alle nuove dinamiche relazionali che vanno ben oltre la soglia del proprio ingresso.
Edifici che dovrebbero essere dei manifesti di riferimento per un’architettura che si pone al servizio della sua funzione, senza rinunciare al gesto creativo, ma privilegiando sempre la coscienza critica sul risultato che quel gesto comporterà una volta materializzato.
Temo che il destino di un oggetto alieno come il MAXXI non sarà molto diverso da quello di altri suoi simili già realizzati da anni in ogni angolo del mondo, (per chi non lo avesse ancora letto consiglio: Architetture dell’assurdo di John Silber).
E allora, quante ulteriori risorse economiche pubbliche ci vorranno per gestire e mantenere dignitosamente queste complesse e delicate fabbriche per far si che non finiscano precocemente nel degrado? E se il nostro Paese continuerà tragicamente a non reperire nemmeno i soldi per fare il pieno alle volanti della polizia, chi assicurerà il rispetto del contesto urbano che le avvolge evitando loro di fare la stessa fine della Stazione Termini?
Quale garanzia di partecipazione sociale potrà dare una massa cementizia così ostile e sfacciatamente snob come quella appena inaugurata a Roma?
Per concludere riprendo un brano di uno scritto di Gropius degli anni ‘40 sull’educazione degli architetti, da poco citato da un collega e che trovo anch’io ancora attualissimo: “Dipende oggi da noi architetti, più di quanto sia mai accaduto in passato, aiutare i nostri contemporanei a condurre una vita naturale e armonica…
L’autentica architettura dovrebbe essere la proiezione della vita stessa, e questo implica una conoscenza dei problemi biologici, sociali, tecnici e artistici. E tuttavia questo non basta. Per rendere unitari tutti i diversi rami dell’attività umana è indispensabile una forza di carattere che i mezzi educativi possono solo rafforzare, non creare. La nostra meta più alta deve comunque essere quella di formare uomini in grado di tendere alla totalità, anziché chiudersi entro gli angusti limiti della specializzazione….facciamo modo che nascano uomini dall’ampia visione.”
Cordialmente,













