LA FINE DELL’ARTE E L’INIZIO DEL SACRO
Va tutto bene, grazie. Non preoccupatevi. Continuo, continuo e a poche centinaia di metri dal Sant’Ilario del Buona la Settima. Praticamente resto sul posto. Fermo a considerare tutto di nuovo, tentando di illuminare appena più profondamente questioni colte allora con la coda dell’occhio e fastidiosamente rimaste in sospeso, avvertite d’istinto e che, proprio per questo, richiedono chiarimenti e distinzioni con le quali dovrò fare, prima o poi, personalmente i conti. E’ probabile che riguardino l’inutilità dell’Architettura così come l’ho imparata a Valle Giulia.
La parrocchia di S. Massimo Vescovo in via Boffito è nascosta come Sant’Ilario in una palazzina abusiva dei ’70 fatta con lo stesso progetto di quelle accanto, differente solo per orientamento, per alcune soluzioni volumetriche (un piano in più o in meno), per il disegno delle ringhiere, per i ricami a rombo in mattoncini albasi a contrasto con la cortina rossa per eludere l’horror vacui dei lati ciechi delle facciate proprio come ai piani alti di Palazzo Farnese. Né Google né Dio la vedono: perfettamente camuffata. Da terra invece la differenza con Sant’Ilario è che a San Massimo non solo manca l’architetto ma anche il pittore d’icone neobizantino: i santi dipinti a tempera su pannelli di cartongesso su fondi in lamina d’oro se ne stanno neocatecumenalmente alla larga.
Resta invece, la povertà assoluta. Reale. Estetica. Nel senso straordinario che significa questa disciplina per conoscere il mondo. Vera. Non la povertà artificiale delle cappelline «papafrancescane » fatta di rivestimenti in pietra, di pavimenti in cotto levigato, di vetri colorati da € 1500/mq. La povertà che costringe ad abbassare gli occhi per la vergogna di avere una cucina più lussuosa. E non c’è angolo della chiesa su cui valga la pena di posare lo sguardo finché non resta che guardare senza pietà alla propria anima e interrogarsi se sia più miserabile oppure più magnifica di questa architettura capace di servire a qualcosa.
Allora considerate da capo l’Architettura sacra in cui vi hanno insegnato a credere (ancora Guardini), «ritrovate voi stessi in quanto essa dice? Se togliete la suggestione che la circonda, se riflettete sul vostro sapere più intimo, allora avete la sensazione che voi siate quell’essere del quale in essa si parla? Non assistete allo spettacolo che vede l’uomo parlare di sé con possente dispendio di fatti e metodi, e al tempo stesso sfuggire a se stesso? »
Giancarlo :G Galassi
[duepuntig@gmail.com]






Beh queste questioni con la coda dell’occhio meritano davvero tutto il bulbo. A me interessa soprattutto questo che si adombra nel pezzo: l’arte ti porta davanti al sacro ma se rimane lì con te te lo oscura. Perchè è ancora frutto di intelligenza e anche superbia umana. Allora meglio l’assenza? il vuoto? l’ordinario suburbano? é lì che si nasconde il sacro? Questo scontro-incontro non so ancora risolverlo. é un lampo nel buio senza fonte di luce. Servono altri san Massimi sotto le mura periferiche, prego.
Nando … è semplice .. e che c’è da risolvere?
… è tutto svelato!
… l’arte che esiste come il bene e il male a prescindere dal volere di Dio (eventualmente) … nel momento in cui si celebra nella poetica del sacro con il suo massimo sfarzo e nelle sue punte di eccellenza espressiva, non rappresenta altro che l’enorme paura della morte che gli uomini hanno … raccomandandosi quindi confessabilmente o inconfessabilmente … ed è tutto questo muoversi vorticosamente come tante galline truccate al meglio a svelare più la paura che la fede e quindi, in un certo senso e per farla breve , anche a nascondere dietro una spessa coltre di merletti, ori, parole, colori, “belle forme” e chiacchiere inutili tutto quel sacro che ci circonda e che si nasconde proprio la dove alla maggior parte degli uomini non piace guardare … perché … “fa schifo” !
SDS
egergio Sds il problema non credo sia la risposta ma la domanda. Siano esse cattedrali religiose, auditorium archicefalici o blog iperlalici cerchiamo sempre qualcosa che ci trascenda. Che rimanga anche dopo di noi. Non ci rassegnamo a questa volgare decomposizione e ci imbellettiamo per sopravvivere nello sguardo di qualcun altro. fosse pure quel nullafacente di Dio. E’ ancora significativo chiedersi perchè
… e un plauso a Muratore nell’accoglimento delle preghiere …
…. liberaci dal male professo’!
certa roba pesa … e senza senso …
SDS
a volte ci pensa la storia a modellare tutto guardate a s. Galgano in toscana, essenzialità e …
Sono completamente d’accordo con G.G. Niente è peggio della trasposizione del nostro ego nell’arte sacra, potremmo paragonare alla guerra santa. in nome di Dio facciamo certe schifezze..
sopratutto quando non abbiamo nulla da dire, ci sono chiese progettate da certi architetti che gridano vendetta innanzitutto alle nostre coscienze.
Egergia “gallina truccata” … mi sembra che lei abbia trovato cosa può trascenderla per cui nel suo caso non mi farei ne domande ne chiederei risposte … vivrei sereno … facendo attenzione che il lampadario non le cada in testa …
SDS
Galattico Galassi !