Risposta ad un caro, perfido, amico …

croce rossa ...Caro “perfido” amico del cuore,

mi risparmio di disegnarti un profilo in risposta a quello che mi hai tratteggiato tempo fa. Aspettati, fra qualche tempo, di leggerne uno il cui titolo sarà “Muratore VS. Purini VS. Muratore”. Dopodichè permettimi di dire che hai toppato in pieno sulla chiesa di S. Margherita Maria Alacoque realizzata da Rota, per le seguenti ragioni:

1_ Finita la chiesa, gli abitanti del luogo, vedendo la croce stampata sul fronte, scambiarono l’edificio per un presidio sanitario.

2_ Altri erano convinti che fosse una sede universitaria presso l’Università di Tor Vergata di un Dipartimento della Confederazione Elvetica. 

3_ Ci fu una sorta di rivoluzione da parte degli abitanti della borgata romana che si vedevano piombare addosso il prodotto della meglio architettura radical-chic milanese.

A quel punto chi di dovere mi chiese un parere (che fa pure rima!) e così suggerii di togliere la croce per sostituirla con una scultura, che non fu mai collocata nè, credo, concepita, in quanto si scoprì che l’edificio era stato realizzato senza rispettare alcun parametro di sicurezza, sostenibilità energetica e strutturale. Pare sia intenzione di demolirla o restaurarla … sic.

Ad ogni modo è un progetto che a me desta grande imbarazzo, perchè, per quanto mi riguarda, le chiese cerco di farle non con leggerezza disincantata o cinica superficialità, seguendo mode transitorie e “fichette” come usi dire tu, ma perchè resistano al tempo. Ed in particolar modo alle tremende analisi dei critici di cui alcuni di mia stretta conoscenza. In più cerco di connetterle alla memoria ed al luogo in cui si collocano. Per provartelo, come da te richiesto a “chiesa finita”, ti invio alcune foto della tanto “analizzata” chiesa di San Tommaso Apostolo.

Un caloroso abbraccio dal tuo compagno di banco,

o se preferisci, perfido amico del cuore, che fraternamente ti sopporta ancora dopo cinquant’anni.

Marco

P.S.

La soluzione migliore per la facciata di Rota (non oso dire della chiesa) è, oltre all’espressione anatomica che hai usato, quella con il palindromo.

…………..

naturalmente non sono d’accordo ….

pur nutrendo radicali perplessità nei confronti del lavoro di Italo …

ritengo l’elimimazione della croce originale un atto del tutto scorretto …

infatti a questo punto tutto l’insieme risulta privo di senso …

e proprio quella croce svizzera …

era la chiave di volta di tutta l’operazione formale …

d’altronde qualcuno avrà pure approvato quel progetto? …

che peraltro funge da dignitoso, seppur incompreso ricovero …

di ben altre, storiche e preziose reliquie …

P.S. grazie delle foto …

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4 Responses to Risposta ad un caro, perfido, amico …

  1. Falso Cascioli ha detto:

    Mitico Petreschi!
    Mi sono commosso per la tua indicazione, quale soluzione per il frontone dell’Alacoque, di una nostra vignetta.Credo che tra l’altro funzionerebbe. Un corto circuito emotivo intellettuale molto adatto alla santa cui la chiesa è dedicata.
    E’ un mondo bellissimo.

  2. sergio de santis ha detto:

    Forti ‘sti professori ….
    ma ve l’avevo detto io che er Petreschi c’ha er vero piglio dell’architetto e non quello dell’intellettuale che fa er fighetto!…
    del mitico … come ci colpisce con violenza quella sorta di aderenza (fa pure rima…) !

    …ah … si volevo dì’ aderenza alla realtà delle cose…
    aoh…
    a volte questi particolari me fregano….
    più d’una volta nella vita mia!

    e che je vogliamo di’ al professore?
    … che non c’ha ragione?
    …che ch’a qualche distrazione?
    … peraltro più de qualche altro! (fa pure rima …)
    … ah si vole di’ de qualche altro tipo …’nsomma …non proprio architettonico ….

    … me distraggo spesso!

    Parole sante …che je sgorgano dar core …!
    …la schiettezza de ‘na lettura .. per così dire estremamente pragmatica …
    come nelle regole der mitico …
    co’ quer giusto contenuto de filosofia, de scienza e de poesia …

    Però ve devo di che ‘sta questione della croce svizzera ….
    mhh…..
    ‘sto “muratore” sibillino c’ha strizzato l’occhiolino!

    AMMAZZA CHE COPPIA!

    SDS

  3. sergio 43 ha detto:

    Però, Prof., sembra che sulla ragione n° 3 Marco Petreschi sia stato particolarmente acuto, riferendosi a quella particolare congerie progettuale, se poniamo mente al lavoro di Alessandro Mendini: “Estate Romana e Piccola Casa” – olio su tela, 51×58 cm, 2013, per la mostra: “L’ESTATE ROMANA di Renato Nicolini”. Quella tenera, piccola casa, commovente come tutte le prime casette che dipingono i bambini con leggerezza incantata, è l’immagine precisa, anche perchè senza croce, della Chiesa Santa Margherita Maria Alacoque. Sarebbe stata perfetta come immagine se avesse usato il celeste, invece che per il tetto, per la facciata.
    E anche il vecchio parroco di periferia non aveva torto, rapprentandomi le ragioni sue e dei suoi parrocchiani.

  4. Ho visitato questa chiesa ancora in cantiere.
    Non avevo affatto capito, tra impalcature e molazze in giro, la promenade architecturale messa in scena da Petreschi, che dalla bolgia dell’Infernetto tutt’intorno ti accompagna, mattone dopo mattone fino a quella insospettabile croce greca al centro e infine a un quadrato di ordinatissimo Nulla al centro.

    “Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
    attraverso la folla avanzavo tra i primi *
    fino alla casa di Dio…”

    Questa è una lettura disperata della metafora di Petreschi.
    E se invece, conoscendo la vitalità e l’ottimismo dell’autore, funzionasse tutto al contrario?
    Al centro della chiesa-architettura non c’è più niente è perché l’Assoluto è fuori.
    Nel caos del nostro personale infernetto.

    Un abbraccio a Petreschi.

    giancarlo

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