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“Il piacere … che dà … vedere il buco” …
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Nnooh!, non si può: questa frase è allusiva, esplicita. Quasi alla Berlusca anni cinquanta.
Censurate questa frase privata, forse de-privata. E’ politicamente e architettonicamente scorretta. E’ freudianna. In essa c’è lo sgomento della prima volta con Carmela, ahi!
Ri-muovete dal bloggo l’antico ricordo pirata di quel buco esteticamente straordinario. Quella buca che ha bisogno di purinissimo risarcimento molto pieno. Quella fessura sangiunante della terra da riempire ad arte. Ad arte architettonica, con un gran grattacielo che ben ci affondi dentro. Nelle fuffa- mente romane senza papa, trafitte e palaffite! Ben scavato quel buco, vecchia & simpatica talpa!!!
Besos, Eldorado
Magari l’avesse detto Berlusconi! Ci divertivamo per qualche giorno in più a fare i moralisti e Crozza avrebbe avuto un altro ghiotto argomento per fare scintille a Sanremo!
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Birbante il professore. Purini intendo. Questa frase di doppi sensi, il piacere del buco da riempire, lo sgomento e l’estasi, per una volta me lo rende più simpatico. Certo se fosse involontaria,,,,se si riferisse solo allo scavo….. allora, come non detto
Pietro
I monologhi della vagina (The Vagina Monologues) è un’opera teatrale di Eve Ensler. L’opera ha debuttato sulla scena Off-Broadway nel 1996 e ha vinto un Obie Award. C’è una scheda in Wikipedia, simpatica enciclopedia col contributo del pubblico.
Come questo per San Valentino: “Oh, ma l’hai letto sull’Archiwuoò? “Il piacere … che dà … vedere il buco … quel buco esteticamente straordinario … quella buca che ha bisogno di prurinissimo risarcimento …”, ma è possibile? Che faccia e mazza tosta. Che tempi, questi di internet, vagina mia d’architettura! E’ insopportabile il purinissimo pensiero blog, quello il primo della classe: quel pensiero chiagne e fotte, siente a mme!! Ammen.
E poi, sai che ti dico, vaghina mia? Ora ricordo: quelli dell’archicabaret si copiano le battute tra di loro e l’oro: questa frase del rimpianto sul buco bello riempito, tale e qualle, l’ha detta mezzaBotta nell’aula magna e fotti del Politecnico di Napoli, l’ho sentita io, a Fuori-grotta, con questa vagina mia, che non mente … et sente!
APPELLO, a pelle: per piacere, FATE PRESTO!
Chiamate subito Sigismondo da Vienna col suo La can di Parigi, è urgente: questi archidetti ultimo ‘900 c’hanno la fissa, c’hanno la fossa in testa … la fessura sanguinante della terra da riempire ad arte prurinissima … stanno arrapati di conficcare grattacieli nel buco del Mondo!!
Ma c’hai n’età, dico io … statte calmo, sennò mo’ chiamo la Società Psico-anolitica d’Italia: so’ contronatura d’archichettura, … ci fanno un mazzo così … c’hanno l’anzia dell’anziano all’ultima chance e po’ stop coll’occasione costruita. Prennere o lasciare! Ultimo ghiro, ultima cosa. Tutto ‘o lassato è perduto!!
E po’, anche quel Muratore de Roma che c’azzuppa dentro senza pietà. Che ti pubblica nel suo bloggo il buco di Vietri, quello di Soleri anni cinquanta organici della Ceramica: te lo raccomanno quello, vaghina mia! Ma quel buco di fuoco, si sa, all’Origine post/bellica orgonica c’era il forno a legna.
L’hanno levato poi pecché mo’ so’ tutti fuochi elettrici, al computer. Con preservativi e pillole d’architettura. Così hanno appilato il gustoso buco di fuoco ceramico locale (dal greco pur, puròs (fuoco) e chiachè, chiachès – buco, nda).
Ultima del monologo di oggi: non si può pubblicare quella frase proprio per la festa e testa degli innamorati: chiamalo purinissimo amore quello. E’ violenza bella e buona. La violenza sul buco donne è la stessa violenza sul buco della terra, tale e quale, credimi, vagina mia. L’ho sentita or ora alla radio. E’ la violenza sulla gran madre generatrice, … son lacrime d’archidrillo queste prurinissime … , di una archisessualità tramm-iata (obliterare il biglietto, in fondo c’è posto, spingere prego) … quella che costringe la donna alla ventisettesima ora di lavoro. Allo straordinario di Zazà, fatti a llà.
Allora. se non ora et labora, quando? Io, vagina mia, sai che te dico? Rincorro con tutte le altre vaghine associate d’architettura alla Convenzione di Istanbul, al trattato di Roma e di Monaco, al congresso di Vienna, all’AIAC e a… ahi, non mi ricordo cchiù! Se non ora quanno, Muratò?
Saluti, Eldorado
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