SI PARVA LICET …

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Ettore Maria Mazzola su: Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso …

“Oggi, sul blog “amatelarchitettura” c’era un commento di Alessandra Muntoni all’articolo della Carrano, al quale ho sentito la necessità di replicare così:
Gent.ma Alessandra Muntoni,
ciò che lei dice non è affatto condivisibile, se non nelle regole di Ponzio Pilato.
Capisco, ma disapprovo, che per alcuni membri del mondo accademico italiano sia “geneticamente impossibile “attaccare personaggi come Zevi, che a mio avviso vive di luce riflessa – ergo posso definire un “archi-pianeta” e non una “archistar” – ma non è tollerabile ascoltare giustificazioni come quelle che lo vedrebbero un “giusto” progettista del Museo della Shoah in quanto ebreo. Chiunque faccia questa professione partendo dalle indicazioni contenute nel primo libro di Vitruvio, e non basandosi sui principi faciloni della presunta cultura modernista (cui Zevi appartiene), matodi che prevedono di poter fare qualsiasi cosa in nome della modernità e dell’estro dell’artista, sa che deve studiare e capire, deve immedesimarsi nella cultura con la quale si confronta, nelle sensazioni del fruitore dell’edificio, deve comprendere le relazioni tra le parti dell’edificio e quelle con il contesto, ecc., ciò vuol dire che anche un “non ebreo” potrebbe riuscire a progettare un museo che denunci quelle atrocità, piuttosto che realizzare un monumento al masochismo.
Progettare un edificio abominevole come questo, violentando peraltro Villa Torlonia, non può giustificarsi con frasi che vedrebbero il brutto necessario a rappresentare la sadica atrocità nazista, diversamente potremmo ritenere corretto l’orrendo edificio a forma di flipper progettato negli anni ’80 da Owen-Moss per il collezionista di flipper, ecc.
Se poi mai valesse la teoria per la quale solo un ebreo possa progettare un Museo della Shoah, mi chiedo perché possa essere accettabile che un ebreo (Meier) possa progettare un’orrenda chiesa e rifiutarsi di metterci una croce “per non danneggiare la sua composizione architettonica” … che facciamo? Due pesi, due misure?
Tanto per restare in ambito Meier, lei dice che il Museo dell’Ara Pacis “ha il grande merito di aver spiegato bene che un’opera moderna può benissimo essere costruita nel centro storico di Roma” … Potrebbe illuminarci a capire in che modo?
Forse semplicemente perché è stata realizzata in centro storico?
Io sono davvero indignato davanti a certe frasi insensate, dette da chi dovrebbe difendere la nostra architettura e le nostre città.
Il progetto di Meier è una versione ingrandita dell’autogrill di Fabro, ergo possiamo giustificarlo solo riconoscendo che, in qualità di stazione di servizio, ben si integra con il lungotevere che risulta essere un’arteria di grande scorrimento!
Che dire poi dell’umiliante condizione del monumento augusteo che, a causa delle fasce brise-soleil, risulta illuminato naturalmente a strisce bianche e nere?? … ma giustamente questa non è una colpa del genio di Meier … lui è un’archistar, la colpa è di un’altra stella: il Sole!
Per cortesia, smettiamola con questo atteggiamento ossequioso nei confronti di personaggi che offendono la nostra cultura (o quella ebraica in questo caso) piuttosto che celebrarla, smettiamola di temere di criticare certi personaggi semplicemente perché in mondo accademico e/o professionale non è il caso di farsi nemici, prendiamo il coraggio di dire le cose come stanno, e anche quei cialtroni politici che danno certi incarichi capiranno che non è detto che il nome di un personaggio corrisponda al successo di un’opera, diversamente smettiamola di piangerci addosso, perché ognuno ha ciò che merita!

…………..

Carissimo Mazzola …

che dire? …

sono perfettamente d’accordo con lei, …

parola per parola, …

solo su un punto, …

peraltro inessenziale, mi permetto di dissentire …

l’Autogrill di Fabro infatti …

purtroppo snaturato da un pessimo e recente adeguamento …

è stata opera di tutto rispetto …

(firmata peraltro da un ottimo architetto …

il compianto Giuseppe Perugini) …

di tutt’altra “statura” rispetto al suo clone tiberino …

e considero pertanto il suo, pur comprensibile e plausibile, accostamento …

piuttosto sproporzionato …

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3 risposte a SI PARVA LICET …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro professore,
    il riferimento all’autogrill di Fabro non vuole essere un’offesa a quell’edificio, ne ce ne sarebbe ragione, anche percé è perfetto per quel contesto, mi serviva solo come confronto tra due “stazioni di servizio”, solo che quella di Perugini è coerente, ergo decorosa, mentre quella di Meier è un’orrenda ciofeca nel mezzo di Roma!
    Insomma è come quando si dice che una cosa sia da cani senza voler offendere i migliori amici dell’uomo!
    Ecco, ho dimenticato di dire che il progettista (da lassù) non me ne voglia per l’irriverente raffronto!

  2. Roberto Pagani ha detto:

    Sentivamo la mancanza di un Museo della Shoah a Roma…Ma perche’ non a Roma,ce l’hanno tutti…E’ un museo in franchising,come Tecnocasa..Ma dove vai se il Museo non ce l’hai?Anzi,rischi anche qualche incidente diplomatico o etichettatura di antisemitismo.Ma non sia mai che un sindaco di destra possa essere considerato antisemita!E ti dimosto il contrario costruendolo dentro la Villa del Duce…a sfregio…e a danno di una Villa storica.
    Chi ha ceduto la stele di Axum?Un governo di destra;chi demolira’ il monolite Mussolini?Un governo di destra del futuro…
    Riguardo al progetto,all’incarico,ai mancati concorsi…sono dettagli.Costruirlo li’ e’ uno scandalo,anche se fosse opera di Apollodoro o Michelangelo.

  3. Fabrizio Giulietti ha detto:

    La cultura ebraica è uno dei molteplici pilastri su cui si regge la cultura romana, e probabilmente anche italiana. Quindi da questo punto di vista non è poi così giustificabile che sia per forza un ebreo a costruire il museo in questione. Personalmente però credo che – chiunque sia l’autore dell’opera – sia necessario che nel prodotto finale emerga una forte connotazione della cultura ebraica, che da quanto so abbonda di immagini e simboli.

    Viene perciò spontaneo pensare che sia meglio che tale museo venga progettato da una persona di religione ebraica. La relazione ai miei occhi non è così immediata. Vedo invece meglio l’ipotesi che quanti hanno profonda conoscenza della cultura e dell’arte ebraica – siano questi ebrei o meno – forniscano una serie di indicazioni ai progettisti PRIMA di cominciare a buttare giù idee, e che lo sviluppo dello stesso museo sia continuamente vagliato dalla comunità ebraica, perché alla fine è loro (e la loro tragedia) che deve rappresentare.

    Un brutto prodotto è un brutto prodotto. Non c’è religione che tenga!

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