Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso …

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Da Eleonora Carrano: …

“a Roma, un altro progetto finanziato con denaro pubblico (21 milioni e 720 mila euro) senza concorso di progettazione. L’incarico diretto affidato all’arch. Luca Zevi e all’arch. Giorgio Maria Tamburini.  Ma rientra nella normalità delle cose che una capitale europea come Roma, investa denaro pubblico dando per buono e realizzando un progetto presentato da due liberi professioni e una società privata, senza passare per il concorso di progettazione? A  quale titolo poi, nel 2010  l’ immobiliare Lamaro Appalti  “donava” un progetto alla città di Roma e a quale titolo il sindaco l’accettava?  […]
Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso

Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso

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4 risposte a Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso …

  1. sergio 43 ha detto:

    No problem! Intanto a Roma si portano a compimento i progetti su chiamata diretta e si lasciano languire nell’indifferenza generale progetti vincitori di concorsi…e, come diceva Peppno a un esasperato Totò,: “E ho detto tutto!”
    PS Non si venga a dire che per certi concorsi e per certi vincitori é meglio così altrimenti si torna al punto che in questi casi é cosa buona e giusta chiamare l’archistar o l’amico se no, alla faccia del rispetto delle regole, stiamo da capo a dodici!

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    io penso che questo abominio meriti solo il commento di Fantozzi dopo l’ennesima proiezione della Corazzata Potemkin.
    Più che un edificio contro il sadismo nazista si direbbe progettato per celebrare un discutibile gusto masochista.
    Ma non è che Luca Zevi è un po’ troppo sopravvalutato? … E come mai??
    Mi chiedo come possano gli ebrei di Roma accettare un obbrobrio del genere che, più che rappresentare la Shoah sembra voler commettere l’ennesima violenza ad un popolo ed alla città di Roma.
    E’ tutto vergognoso non solo le cose gravissime denunciate nell’articolo, spero che i sindaci e le autorità che si sono rese responsabili di questo scempio paghino per questo.

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    Oggi, sul blog “amatelarchitettura” c’era un commento di Alessandra Muntoni all’articolo della Carrano, al quale ho sentito la necessità di replicare così:
    Gent.ma Alessandra Muntoni,
    ciò che lei dice non è affatto condivisibile, se non nelle regole di Ponzio Pilato.
    Capisco, ma disapprovo, che per alcuni membri del mondo accademico italiano sia “geneticamente impossibile “attaccare personaggi come Zevi, che a mio avviso vive di luce riflessa – ergo posso definire un “archi-pianeta” e non una “archistar” – ma non è tollerabile ascoltare giustificazioni come quelle che lo vedrebbero un “giusto” progettista del Museo della Shoah in quanto ebreo. Chiunque faccia questa professione partendo dalle indicazioni contenute nel primo libro di Vitruvio, e non basandosi sui principi faciloni della presunta cultura modernista (cui Zevi appartiene), matodi che prevedono di poter fare qualsiasi cosa in nome della modernità e dell’estro dell’artista, sa che deve studiare e capire, deve immedesimarsi nella cultura con la quale si confronta, nelle sensazioni del fruitore dell’edificio, deve comprendere le relazioni tra le parti dell’edificio e quelle con il contesto, ecc., ciò vuol dire che anche un “non ebreo” potrebbe riuscire a progettare un museo che denunci quelle atrocità, piuttosto che realizzare un monumento al masochismo.
    Progettare un edificio abominevole come questo, violentando peraltro Villa Torlonia, non può giustificarsi con frasi che vedrebbero il brutto necessario a rappresentare la sadica atrocità nazista, diversamente potremmo ritenere corretto l’orrendo edificio a forma di flipper progettato negli anni ’80 da Owen-Moss per il collezionista di flipper, ecc.
    Se poi mai valesse la teoria per la quale solo un ebreo possa progettare un Museo della Shoah, mi chiedo perché possa essere accettabile che un ebreo (Meier) possa progettare un’orrenda chiesa e rifiutarsi di metterci una croce “per non danneggiare la sua composizione architettonica” … che facciamo? Due pesi, due misure?
    Tanto per restare in ambito Meier, lei dice che il Museo dell’Ara Pacis “ha il grande merito di aver spiegato bene che un’opera moderna può benissimo essere costruita nel centro storico di Roma” … Potrebbe illuminarci a capire in che modo?
    Forse semplicemente perché è stata realizzata in centro storico?
    Io sono davvero indignato davanti a certe frasi insensate, dette da chi dovrebbe difendere la nostra architettura e le nostre città.
    Il progetto di Meier è una versione ingrandita dell’autogrill di Fabro, ergo possiamo giustificarlo solo riconoscendo che, in qualità di stazione di servizio, ben si integra con il lungotevere che risulta essere un’arteria di grande scorrimento!
    Che dire poi dell’umiliante condizione del monumento augusteo che, a causa delle fasce brise-soleil, risulta illuminato naturalmente a strisce bianche e nere?? … ma giustamente questa non è una colpa del genio di Meier … lui è un’archistar, la colpa è di un’altra stella: il Sole!
    Per cortesia, smettiamola con questo atteggiamento ossequioso nei confronti di personaggi che offendono la nostra cultura (o quella ebraica in questo caso) piuttosto che celebrarla, smettiamola di temere di criticare certi personaggi semplicemente perché in mondo accademico e/o professionale non è il caso di farsi nemici, prendiamo il coraggio di dire le cose come stanno, e anche quei cialtroni politici che danno certi incarichi capiranno che non è detto che il nome di un personaggio corrisponda al successo di un’opera, diversamente smettiamola di piangerci addosso, perché ognuno ha ciò che merita!

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