Pietro Pagliardini commented on MAI PIU’ COSI’ BELLA …
“Quanta bella architettura si vede scorrendo le immagini! Sembra proprio che l’altra faccia di NYC, quella familiare e vivibile, quella della strada se ne stia andando. Non so se è la crisi. Anche da noi c’è la crisi, ma questi fenomeni si manifestano solo nelle aree di forte emigrazione, e comunque non con quelle caratteristiche.
Certo che è una concezione tutta diversa della casa e dell’abitare in genere. Forse è la grande mobilità americana, mobilità letterale ma anche sociale, che determina questa situazione. Noi siamo stanziali in ogni senso, sia nell’abitare sia nell’organizzazione sociale e politica. Siamo legati ai nostri territori come lo siamo alle nostre abitudini e più che mai ai nostri privilegi acquisiti. Siamo cioè tutti “conservatori” e, senza polemica alcuna, più a sinistra siamo più conservatori siamo. Per certi aspetti è un bene, per altri ci impedisce di aspirare al cambiamento e talvolta al miglioramento delle condizioni.
Dove si dimostra quanto ogni aspetto della vita dei popoli, non solo di quella dell’architettura, sia influenzata da fattori antropologici che non possono essere cambiati semplicisticamente dall’alto con ideologie di tipo illuministico, con l’arroganza, la presunzione e l’ottusità del mondo politico e di quello culturale, non solo italiano ma europeo.
Saluti”
Pietro
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Non credo che la stanzialità sia un fattore comune per identificare la nostra realtà; una dimostrazione è data dal fenomeno – forse anche una lontana predisposizione – della emigrazione delle giovani generazioni.
Si parla spesso anche di “costrizione alla emigrazione”, anche se questa definizione mi sembra esagerata, soprattutto se rapportata, tanto per rimanere in ambito mediterraneo, agli esodi africani.
Ma è pur vero che è ben salda la necessità di dover riallestire condizioni “familiari” in altri lidi; nuove Little Italy definite non tanto da nuove costruzioni materiali, ma soprattutto da stanziali costrizioni mentali.
Non so quanto sia diffuso il fenomeno di cui parli. Anch’io ne conosco diversi che sono andati in giro, ma poi sono tornati. Forse la maggioranza sono vere e proprie fughe.
Comunque, sì, “stanziali costrizioni mentali” mi sembra proprio una bella definizione. Su cui è anche difficile giudicare, almeno fino ad un certo punto. Certe cose accadono perchè sono inevitabili e volerle cambiare dall’alto è un rimedio peggiore del male.
Io credo che in questi ultimi anni siamo stati costretti dall’incombenza europea ad uno stile di vita e di organizzazione sociale, in ogni campo, che non ci appartiene proprio, come popolo. Ci hanno costretto ad una metamorfosi improvvisa, invece che ad un cambiamento naturale. E mi pare che abbiamo perduto ogni riferimento sicuro. Il metro con cui misurarsi è diventato la Germania. Sembriamo un popolo disorientato, confuso tra una naturale inventiva orientata anche ad una forte innovazione, ma non troppo strutturata, e le sagre dei prodotti agricoli locali a chilometro zero. Scusa, sto divagando e l’architettura c’entra ma molto di rimbalzo. Il mio antieuropeismo diventa sempre più intollerante
Pietro