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Bisognerà tornarci con più calma a Via Giulia per capire se la confusione pazzesca era dovuta all’affollamento della sala, impressionante per esondazione di architetti d’annata molto abbraccianti e sbaciucchianti tra di loro, oppure fosse da attribuire al patchwork altrettanto impressionante appeso alle pareti.
Su tutto però si stacca questo disegno 50 x 50 finalmente (le pupille mi si sono feticisticamente dilatate) in originale su carta lucida che finora l’abbiamo visto sempre e tante volte nei libri di storia dell’architettura, sulle riviste, usato come copertina di saggi ecc.
La “Classificazione per sezioni di situazioni spaziali” appare come una ricapitolazione di tutta la condizione al contorno, anche di ciò che sembra opporsi a un tale tipo di ragionamentidisegnati sull’architettura perchè proprio per opposizione/antinomia va a definire una periferia rispetto a questo centro.
Ho visto per la prima volta questo disegno in forma di cianografia quella volta che Purini, era appena quarantenne, ce lo aprì davanti alla prolusione del suo corso di Disegno e Rilievo. E ce lo spiegava pure anche se credo che nessuno degli studenti del secondo anno in aula a Fontanella Borghese intendesse bene cosa voleva farci capire.
C’è da dire che le 76 Classificazioni sono così tanti disegni da essere più numerosi di tutti quelli esposti e quindi si può vedere la mostra e poi una mostra nella mostra solo davanti a questo quadretto di quadretti.
Un bel giochetto puriniano anche questo.
L’unico difetto, se il professore me lo fa passare e non se la prende, è che oggi, per l’aura che si è conquistata sul campo, questo morfema dei morfemi esprime una sacralità mitica per l’architettura che è proprio quella a cui la generazione di Nicolini, Anselmi, Purini ecc. mi sembra volessero tagliare le gambe.
Sarà un periodo migliore o peggiore questo nostro in cui a baluardo nella difesa dalle mistificazioni del sacro in architettura (per dirla ancora alla Nicolinilotus) sembra restino solo le stupidate de “Gli Archicefalici”.