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“Le manine scoincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine di cui che girano, vagano qua e vagano anche là. Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace. Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro. Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!” (Giudizio)
Piano ad parrocchiam senza pudori.
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-72e69eb4-af5e-4f24-a87b-cab9448a26d4.html
http://arquitectura-cuba.blogspot.it/
ottimi podcast
Accipicchia, ragazzi! Quanto avete scritto e lavorato e quanto mi siete mancati mentre io, durante le vacanze senza PC., facevo il nonno in “servizio permanente affettivo (sic!)”! Adesso non mi basterà tutto Agosto per aggiornarmi su quanto è avvenuto in questo mese e mezzo! Ho dato una rapida scorsa al blog appena disfatte le valigie e ‘sto Archiwatch è sempre più gajardo perchè disvela con la solita feroce chiarezza in che razza di tempi viviamo. Ero senza PC ma i pochi giornali, fornitimi dal vescovo emerito anche lui in sonnolenta pensione, arrivavano anche nel mio paesino (pur sempre fornito di un adorato polittico di Vittore Crivelli e di un maestoso Vincenzo Pagani in sapiente restauro), tanto piccolo da non essere fortunatamente degno neanche di un’edicola. I monti della Sibilla erano lontani quanto il Monti di Palazzo Chigi. Molto più vicino e compagno era il firmamento notturno attraversato dall’Orsa Maggiore che illuminava la strada del mio omonimo Sergiusz P. Altrettanto vicino e accogliente come una placenta era il mare sotto il sole sorgente dalle lontane coste dalmate e su quelle rive ho colto una piccola soddisfazione, anche se oramai in volontario disarmo. Sollecitati dai rispettivi nipoti, l’ingegnere, mio vicino d’ombrellone, ed io siamo stati sollecitati a sfidarci, dapprima stancamente e poi con sempre maggiore impegno, nella costruzione di due castelli di sabbia. Il primo giorno il mio avversario si è imposto chiaramente con un imponente Maschio fumante. L’unico punto a mio favore è stato il mio tener conto delle maree per cui a sera im mio modesto castelletto era ancora in piedi mentre quello del mio avversario era, abbattuto dalla risacca, ridotto ad un misero mucchietto simile ad una cacatina di cane. La sera mi sono applicato. Ho ripensato al poco distante Francesco di Giorgio Martini e il giorno dopo, tra le grida di giubile delle mie ragazzine, ho vinto con largo margine con un manufatto tra la Rocca di Sassocorvaro e il Krak dei Cavalieri. Potenza della Storia!
L’architetto non va mai in vacanza, tanto meno in pensione. Bel racconto.
Buon riepilogo
Pietro
Addio, Renato Nicolini! Pur senza essere mai stato un’archistar, in momenti oscuri, in una città occupata come negli anni in cui nascevamo, hai dato e fatto riconoscere alla tua Roma popolare più senso di sè di quanto abbiano mai cercato di fare dei magniloquenti pifferai di passaggio. Roma ti ringrazierà forse con la solita targa stradale in anonimi quartieri ma, discreto come sei stato, accoglierai l’omaggio con il tuo stirato e scanzonato sorriso, da romano vero!
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=386
Indimenticabile il ritrattino di Nicolini fatto da Andrea Pazienza ne La Prolisseide che trovate a questo indirizzo
http://paz-tastic.blogspot.it/2010/06/la-prolisseide-renato-niccolini-jacopo.html
Mascherato da alta citazione barocca l’effimero ha attraversato una stagione di P38 opponendosi all’oscurità politica e sociale dilagante.
Lo ha fatto costruendo spazi per stare insieme…
Da Massenzio al teatrino scientifico di Purini che ha avuto meno fortuna di quello di Rossi ma al quale contrapponeva un’attenzione al “luogo e progetto” a mio parere maggiore e piu’ sofisticata (troppo facile spuntarla a Piazzetta S. Marco e’ nella periferia di Roma che e’ dura!)
Comunque grazie a Nicolini tutti fuori a divertirsi nella notte della Repubblica.
Un sorriso da lontano,
:G