FUOR DI METAFORA …

Giancarlo Galassi :G commented on COSI’ VA IL MONDO …

“A 43.
Grazie. I due docenti protagonisti sono ritratti benissimo.

A Muratore.
Fascisti da Zevi… fascisti da Muratori (da questo alcuni lo erano non solo metaforicamente)…
E’ incredibile e occorrerebbe una maggior cura da parte di tutti, come si faccia presto a diventare fascisti se non si sta attenti a tutto.Proprio a tutto.
La prima cosa per essere veramente critici, che è l’unico modo per non diventare fascisti, è stare consapevolmente attenti a tutto. Nonostante invecchiando ci sia sempre meno tempo e questo costringe a scegliere cosa trascurare. Purtroppo.

………….

Carissimo G. G. forse mi sono spiegato male e il mio ricordo sembra offuscato da palese rimbecillimento ideologico …

ma i “fascisti” fuor di metafora ancora nel sessantaquattro c’erano “anche” nelle commissioni d’esame di Storia dell’Architettura … altro se c’erano …

Zevi era appena sbarcato a Roma …

e l’accademia ha sempre una certa inerzia a riorganizzarsi secondo i nuovi equilibri “politici”…

le commissioni d’esame, e non del tutto inopportunamente, sono poi uno strumento di controllo incrociato non solo della qualità degli studenti, …

ma anche e soprattutto dei “comportamenti” dei docenti “a rischio” …

Zevi, evidentemente, andava ancora … tenuto d’occhio …

il centrosinistra era ancora alle porte …

magari Schlesingher andava a cena a via Nomentana …

ma a Valle Giulia …

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2 Responses to FUOR DI METAFORA …

  1. Infatti non avevo colto affatto il senso della frase tanto mi pareva bizzarro questo assistente di destra al corso di Zevi che boccia in Storia dell’Architettura proprio Giorgio Muratore.
    Il che tra carriera successiva del bocciando e suoi interessi piacentin-foschiniani apre dei risvolti edipici notevoli (e mi sento la Vedova Nera con Loki! – tanto per fare anch’io riferimenti che G.M. forse non capisci… eh eh eh).

    Comunque, fatti gli aggiustamenti del caso, salvo nel reply la metafora di fascista in senso non politico (ma cosa può veramente essere apolitico), fascista quale grullo semplificatore della realtà. Oheé! Questo è solo uno degli aspetti dell’essere fascista (chiarimento necessario altrimenti questo discorso è un po’ troppo semplicistico e divengo fascista anch’io – e mi capita a volte di esserlo anche tra questi pixel e me accorgo con rimorso sempre troppo tardi, ma dirmelo proprio adesso e da solo sarebbe veramente umiliante).

    Allora sai come concludo? con un bel “nella misura in cui” che butto per antifascismo nella misura in cui.

  2. sergio 43 ha detto:

    Avevo lasciato il Corso di Quaroni perchè il tema, un pò alla Luigi Barzini Sr, di quell’anno accademico: “Una città lineare da Roma a…(Perugia? Mi pare di sì!) non mi attirava per niente. C’entrava forse l’esperienza appena studiata di Cumbernauld (la municipalità della cittadina scozzese, dopo nostra richiesta, ci aveva sommersi di piante e grafici), trasposta poi nel quartiere di Spinaceto. Io tutta quell’utopia urbana non riuscivo a risolverla. Mi dicevano che da Saverio Muratori invece si studiava una architettura più “umana”. Sapevo bene che quella mia scelta avrebbe interrotto molte amicizie in Facoltà. Allora si stava o di qua o di là! Ma pur e proprio perchè venivo da una famiglia di sinistra che faceva i suoi sacrifici per tenermi agli studi, volevo sbrigarmi. Seconda ragione, cresciuto negli anni del dopoguerra, mi era odioso ogni ostracismo ideologico e soffrivo delle divisioni tra colleghi. Terzo, Saverio Muratori era in ogni caso una bella e nobile figura di studioso, senza alcuna spocchia di ridisegnare il mondo e la cosa mi attirava. Comunque è vero che, a differenza di lui, molti dei suoi assistenti, proprio perchè la buttavano in politica, mi stavano cordialmente sulle scatole. Una mattina di quelle nervose (forse c’era uno sciopero della didattica) eravamo tutti fuori la Facoltà. La maggiotanza di “sinistra” aveva occupato il piazzale mentre la piccola minoranza cosiddetta di “destra” si era ridotta sulla salitella davanti le scale. Saverio Muratori, sorridente e distratto, riuniva i suoi, assistenti e studenti, intorno a lui. A un certo punto, ecco che arriva l’assistente di cui non ricordo il nome ma che mi sembrava il più simpatico e il più vicino a Muratori. Con lui c’era una bella signora dai capelli corvini. La conoscevamo tutti all’epoca: la pittrice Anna Salvatore. Si sparge la voce e anche dal piazzale cominciano ad arrivare un bel pò di colleghi che si radunano e si mischiano al di là del colore politico. La pittrice, come tanti altri personaggi della politica e delle arti, era venuta spinta dalla curiosità di vedere e capire che cosa bolliva in pentola. Silenziosa e sorridente, accanto al suo anfitrione, osservava quella “Meglio Gioventù” colpita dalla sua bellezza. Per qualche minuto “destra e sinistra”, fascisti e comunisti, in una Roma ancora innocente, si erano riconosciuti soltanto come semplici e sani ragazzi di vent’anni. Poi sarebbero arrivati “I Fatti”!

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