L’ARCHITETTURA …

Stefano Nicita commented on: L’ARCHITETTURA E’ LO SPECCHIO DELLA SOCIETA’ …
Rilancio a proposito del titolo meraviglioso del suo post:
Signore e signori, l’architettura per me non è oggetto di geniali speculazioni. Non mi aspetto niente da particolari teorie e sistemi. Ma neanche da un atteggiamento estetico che tocca soltanto la superficie…
…L’architettura in realtà è sempre l’esecuzione spaziale di decisioni spirituali. Essa è legata al proprio tempo e può manifestarsi soltanto in compiti vitali e con i mezzi del proprio tempo. La conoscenza del proprio tempo, dei suoi compiti e dei suoi mezzi, è la premessa necessaria del lavoro architettonico.
Non tanto una mancanza di talento, quanto una mancanza di chiarezza su tali relazioni, mi sembra sia la causa dei risultati confusi e inadeguati della nostra architettura attuale…

(Ludwig Mies van der Rohe, 1928)

…………………….

Chissà quando pubblicheranno l’opera completa di Zampolini? …

giovani critici di talento …

affrettatevi …

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5 Responses to L’ARCHITETTURA …

  1. lucatentellini ha detto:

    ……..L’altra faccia della medaglia.”architettura”/”finanza”…. appena ricevuto dall’Inarch (E se ne sono accort adesso???Warter..dove sei?):

    i lunedì dell’architettura

    L’architettura nell’età della crisi
    MORIRE DI RENDITA?
    Economia di carta e di mattone: finanza, rendita, territorio

    Roma, 16 aprile 2012 ore 18.30
    ACER – via di Villa Patrizi, 11

    “L’immobiliare è stato il proseguimento della finanziarizzazione con altri mezzi e mai il rapporto era stato così organico tra questi due modi di formazione della ricchezza. Così, la rendita, a dispetto della scarsa attenzione ricevuta dalla pubblicistica corrente, è stata una forza che ha agito in profondità modellando le strutture produttive, gli assetti territoriali, l’immaginario collettivo e i comportamenti dei diversi attori politici, tecnici ed economici. La rendita è un essenziale problema politico. Forse più difficile di altri, perché coperto da una rimozione collettiva che ne nasconde la portata e il significato” (tratto da: Walter Tocci, l’Insostenibile ascesa della rendita urbana, in Dialoghi Internazionali. Città del mondo, n. 10 del 2009).

    Intervento introduttivo:
    Walter Tocci Deputato

    Sono stati invitati ad intervenire alla Tavola Rotonda:
    Paolo Buzzetti Presidente ANCE
    Giovanni Caudo Docente di Progettazione Urbana Facoltà di Architettura Roma Tre
    Riccardo Conti Vice Presidente Associazione “Romano Viviani”
    Umberto Croppi Presidente Associazione “UNACITTA’”
    Francesco Karrer Presidente Consiglio Superiore Lavori Pubblici
    Paolo Leon Docente di Economia Pubblica Facoltà di Economia Roma Tre
    Daniel Modigliani Presidente INU Lazio
    Rosario Pavia Docente di Urbanistica Facoltà di Architettura di Pescara
    Pasquale Persico Docente di Economia Politica Facoltà di Scienze della Comunicazione di Salerno
    Ambrogio Prezioso Vice Presidente nazionale IN/ARCH
    Luca Zevi Presidente IN/ARCH Lazio

    Modera:
    Francesco Orofino Vice Presidente nazionale IN/ARCH

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    C’è molto di vero, ma non c’è tutto il vero. Io aggiungerei …….quello che lei ha già aggiunto nel titolo, cioè “lo specchio della società”, mentre Mies riduce tutto ad un fatto esclusivamente individuale e in sostanza tutto all’architetto non in quanto talentuoso ma in quanto attento alle relazioni.
    Ma il committente conta quanto l’architetto e se quello è un edificio pubblico (cos’è, la motorizzazione civile? o la protezione civile?) significa che allo Stato, all’ente pubblico, che bene o male rappresenta tutti noi, piace rappresentarsi in quel modo. E se lo Stato è questo, se questi sono gli esempi, perchè il privato cittadino dovrebbe essere tanto migliore? E infatti non lo è, dato che le nostre periferie industriali-artigianali-direzionali-commerciali sono piene di manufatti prefabbricati in questo modo.
    Saluti
    Pietro

  3. stefano nicita ha detto:

    Gentile Pietro, sarebbe bello se ci fosse qui Mies a rispondere…
    Io credo in realtà che l’insegnamento stia tutto nella consapevolezza, necessaria all’architetto, come al committente e allo stesso cittadino; nella capacità cioè di far parte del proprio tempo e quindi di rappresentarlo, ognuno nel suo ruolo e con le sue caratteristiche.
    L’impressione, vivendo nel nostro paese e vedendo spesso, purtroppo, quello che l’architetto Muratore mostra con queste due foto, è che siamo come sospesi in una situazione di blocco e di incapacità.
    Il fatto poi di aver delegato completamente all’imprenditore privato le iniziative in campo edilizio, senza però avere la capacità di controllarlo e gestirlo, è un delitto privo di giustificazione.
    Come dice Mies appunto, la mancanza di chiarezza nelle relazioni.
    Un saluto

  4. regolablog ha detto:

    Stefano, l’edificio in oggetto, in verità, rappresenta il nostro tempo, secondo quanto lei afferma. Non la prenda come una provocazione, ma il nostro tempo è anche, non solo, quello dell’industria edilizia, del prefabbricato, e questo edificio se non lo è prefabbriacto, ne possiede tutte le caratteristiche costruttive e tipologiche. Poco importa però che si tratti del misero prefabbricato in c.a. o della più raffinata struttura in acciaio con il seguito dei componenti esterni a questa più adeguati e con questa più coerente (alluminio, vetro, ecc); l’immagine finale è certamente più accattivante, ma i risultati sono sostanzialmente gli stessi, cioè destinati alla rapida decadenza e obsolescenza, sia fisica che simbolica.
    Non c’è Seagram building che tenga rispetto al Chrysler ed inoltre il Seagram è ormai fra tanti non riconoscibile, se non dall’appassionato; il Chrrysler chiunque lo veda senza mai averlo visto o studiato lo “riconosce” come di valore.
    Non è questa la strada. La contemporaneità è qualcosa di molto più complicato e riguarda la società intesa come insieme di individui, singoli o in gruppi. Se lo stato non è in grado di rappresentare se stesso ciò significa che manca della consapevolezza di se come organo rappresentativo di una collettività.
    E infatti, guarda caso, il nostro stato è veramente scalcinato.
    Oppure, e questo è per me lo “specchio della società”, la rappresenta anche troppo bene.
    Non faccio il disfattista ma di fatto ogni popolo ha lo stato che si merita, a maggior ragione noi che non siamo costretti a subirlo con la forza delle armi ma che disponiamo di tutti gli strumenti democratici per cambiarlo
    Cordiali saluti
    Pietro

    • stefano nicita ha detto:

      Caro Pietro, credo che dopo questi commenti possiamo dire di essere sostanzialmente d’accordo.
      Io la metto sul piano etico, non idealista, perchè secondo me si tratta di etica e di lavoro fatto bene.
      Ho letto di recente un’altra frase bellissima di Mies che dice: Noi vogliamo appoggiare saldamente i piedi per terra, ma vogliamo raggiungere con la testa le nuvole. Non credo servano commenti…
      Anche secondo me questo edificio, come molti altri purtroppo, rappresenta benissimo il nostro Stato, ma nella sua parte peggiore e più svogliata, così come lo Stato rappresenta il popolo (ognuno ha lo stato che si merita per me è una verità incontestabile), nella sua parte peggiore.
      Forse però, prima di cambiare noi e lo Stato, potremmo fare quel piccolo sforzo necessario a non dare proprio il peggio di noi. Non solo nel campo edilizio ovviamente, anche se ho paura che l’edilizia, come processo complesso che implica l’intervento di più soggetti (pubblici e privati), spesso a più livelli (Stato, Regione, Comune…), dimostri con i suoi deludenti risultati qualitativi, la nostra scarsissima capacità di fare squadra per ottenere un risultato (e non mi dica che è solo una questione di soldi!).
      Un cordiale saluto
      Stefano

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