LAGRANDETRUFFA …

” … i corsi di aggiornamento sono davvero una sciocchezza, almeno per la nostra professione. Quando ne parlo con i colleghi però trovo anche molti favorevoli e mi portano ad esempio i medici. Paragone improponibile, perché la medicina è una scienza in continua evoluzione, come la farmacologia. Ogni giorno ci sono metodiche nuove, singoli istituti di ricerca o centri specializzati che mettono a punto nuovi tipi di interventi chirurgici e quant’altro. Un medico di base deve aggiornarsi, non fosse altro per sapersi orientare e orientare i propri assistiti verso livelli superiori di specializzazione. Ma noi su cosa ci dobbiamo aggiornare? Solo sulle leggi, che sono il problema dei problemi. Mi vengono a dire: la sicurezza, la certificazione energetica, le energie alternative, ecc. Tutte argomenti a bas sissimo contenuto tecnico-scientifico (qualcuna addirittura negativa), tutto un rimasticamento di cose vecchie che basta un po’ di pubblicistica per capirlo. Tu sai che al momento in cui io ho cercato qualcuno che fosse in grado, non a caso ma in maniera scientifica, di verificare un grande volume con raffrescamento passivo, ho sentito solo chiacchiere, ho visto schemini e disegnini e solo un ingegnere riesce ad avere un approccio scientifico al problema.
E poi, diciamo anche questo, la professione libera è anche rischio e responsabilità, è stare sul mercato: se qualcuno mi chiedesse di fargli una casa passiva io gli dico: benissimo, io posso seguire il progetto ma ho bisogno di uno specialista che con i numeri dimostri che la casa è passiva davvero e non è la solita fuffa. Se invece faccio il corso, a pagamento, è chiaro che potrebbe venirmi la voglia di rispondere: senz’altro, c’ho l’attestato! E’ l’obbligatorietà la follia. Ma sappiamo bene a cosa serve: ad alimentare il flusso di denaro che, con l’obbligatorietà è garantito per docenti e organizzazioni. Il tutto ovviamente alimentato dal denaro europeo, cioè il nostro, che poi chiede rigore; denaro gestito dalle Province, che poi valle a togliere se ti riesce con quel sistema di sottogoverno economico che hanno intorno.
Tu dici facciamo una campagna sul blog. Si può provare naturalmente, ma il problema sono i giovani che sono abituatati a questi corsi, che diventano parcheggi con la speranza di trovare lavoro. Fino a quando, una volta diventati obbligatori anche loro si renderanno conto dei costi, dell’impegno temporale, non intellettuale certo. Purtroppo le legge finanziaria di agosto li fissa per legge, con il parere favorevole degli Ordini, che sono alimentatori di leggi le quali creano lavoro artificiale e improduttivo.
Temo che dovremo metterci in fila. Anche quei geometri non credo fossero felici, anzi li ho visti piuttosto abbacchiati e spenti. Ma poi, anche i geometri, su cosa devono aggiornarsi?
Questa società europea esclude la responsabilità individuale, la libera scelta e quindi tutti in fila!”

Pietro Pagliardini

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22 Responses to LAGRANDETRUFFA …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Copio e incollo il commento al post precedente in modo che possa utilizzarsi questo nuovo post per stimolare il dibattito su queste truffe.
    Pietro,
    come ho già detto, concordo con te su tutto, specie sull’inutilità più assoluta di questi corsi e sulle ragioni schifose che vi sono dietro.
    L’unica cosa su cui non riesco a rassegnarmi è l’idea di metterci in fila, dopo tutti i sacrifici che abbiamo sostenuto per diventare architetti.
    Se la campagna la facciamo in modo che i “giovani” – che tu ritieni passivamente rassegnati – capiscano quanto l’Europa e le lobbies professionali e industriali (che impongono certi corsi) li prendano per i fondelli, penso che anche loro aderirebbero senza remore alla nostra iniziativa.
    Io ne ho le scatole piene dell’Europa, delle banche, del PIL e delle lobbies, e finché avrò forza mi batterò contro questo schifo spacciato per civiltà.
    Ciao
    Ettore

  2. giancarlo galassi ha detto:

    Quoto Pietro.

    A volte sembra che il proliferare dei corsi di specializzazione su argomenti «nuovi» nasconda il mancato approfondimento, l’aver letteralmente dimenticato, argomenti «vecchi».

    Materie affrontate in modo sempre meno specialistico all’università in corsi pseudosemestrali di circa 20 lezioni.

    Probabilmente dovremo adeguarci alle università estere e raddoppiare il tempo della formazione da scuola superiore.

    Ma gli anni persi tra università e corsi di specializzazione, a tutti questi ragazzi, chi glielo restituirà.

    Chi gli spiegherà che il loro cervello, nell’età in cui può rendere di più (dopo i 25 si entra in una sorta di menopausa neuronale), è andato sprecato?

    Quanto vale l’intelligenza?

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    La polemica sui certificatori, grazie a Dio, sembra non escludere i “giovani”. Poco fa sul profilo FB del N.I.B.A. è stato postato un commento al post sulla ridicola Biennale di Padova nel quale si legge: (…) Per quanto riguarda l’idea di sostenibilità: cos’è una città sostenibile? E con quale parametro la definiamo? …con una continua proliferazione di certificati e certificatori si riesce a fare molta confusione senza trovare una reale sostanza”. Penso che l’obiezione sia più che lecita, sicché ho commentato così:
    (…) sicuramente,non occorre alcun certificatore per la vera città sostenibile. Il certificatore è una di quelle figure assurde e truffaldine che sono state introdotte nella nostra professione per volontà delle multinazionali (e non) produttrici di materiali pseudo-sostenibili che dettano legge a Bruxelles, trovando l’avallo delle lobbies degli ordini professionali che, sapendo di poter ottenere dei soldi dalla comunità europea che possono girare a “persone di fiducia” (parenti, amici, compagni di merende, ecc.) delle varie propaggini degli ordini che, pur non avendo alcuna esperienza di pratica professionale, vengono abilitate magicamente ad “insegnare” stronzate di ogni tipo, dalla sicurezza dei cantieri alla certificazione energetica, ecc. La sostenibilità è invece un qualcosa sulla quale il pianeta non si era mai interrogato prima dello sfacelo generato da un pessimo modo di fare urbanistica e architettura che trova le radici nelle follie di LeCorbusier e nella Carta di Atene del ’33. Basterebbe tornare ad adoperare il buon senso, piuttosto che l’ideologia, e le città potrebbero magicamente tornare ad essere sostenibili, poiché tutto ciò che viene fanno con il buon senso risulta rispettoso dell’ambiente e dell’uomo.
    Vogliamo fare un elenco? Bene.
    Iniziamo a parlare di costruzioni a chilometri zero, di materiali naturali e durevoli disponibili in loco, di necessità di investire sull’artigianato locale e non sull’industria edilizia, di necessità di dare la massima importanza ai pedoni piuttosto che alle automobili, di necessità di dare la massima importanza al trasporto pubblico piuttosto che all’automobile privata, di opportunità di adoperare materiali tradizionali che possiedono un comportamento termoigrometrico che nessun prodotto industriale riesce ad eguagliare, specie se considerato nel medio-lungo termine.
    In poche parole, basterebbe inziare ad osservare quello che chi legifera ha omesso per poter comprendere cosa bisognerebbe fare, la ragione è che tutte queste cose, non facendo gli interessi delle aziende, non possono venir considerate. Faccio un esempio pratico: per quale oscuro motivo si deve consentire lo sgravio fiscale delle spese per l’installazione di pannelli fotovoltaici o di isolanti termici, e non si deve fare altrettanto per chi costruisce in maniera tradizionale con tecniche e materiali che abbattono del 50% le spese di riscaldamento e del 100% quelle di raffrescamento? Come è possibile accettare che la Comunità Europea stia incentivando l’espianto di ulivi secolari nel Salento da rimpiazzare con ettari ed ettari di pannelli fotovoltaici per i quali non esiste nemmeno un piano di smaltimento nazionale pur sapando che tra 15/20 anni andranno sostituiti? Insomma potrei andare avanti all’infinito e non voglio annoiare. Quello che però mi preme è di pregare tutti di diffidare di certe iniziative che servono solo a dare il colpo di grazia alle nostre città ed all’ambiente!

  4. Pietro Pagliardini ha detto:

    Io davvero non so come fare a trovare una strada non dico per cambiare rotta ma per poterne almeno discutere e fare emergere le ragioni del no ma anche del sì, far capire che non si può subire passivamente e per inerzia una scelta di questa genere. Se uno sceglie il sì ai corsi obbligatori che almeno prenda coscienza delle conseguenze. Invece sono certo che sia diventata come una strada obbligata, di cui è tanto facile vedere l’entrata quanto impossibile trovarne la fine; e non si riesca a vedere che ce ne è almeno un’altra, il cui imbocco è più stretto ma il cui tracciato è più sicuro e ha qualche possibilità in più di raggiungere una meta, quella per cui qualsiasi architetto si è iscritto alla facoltà.
    Dal mondo che ci descrive Galassi, quello dell’università, si comprende bene che l’indottrinamento, l’abitudine a questo tipo di “didattica” parte da lì e per un giovane abituato in questo modo è del tutto normale immaginare che sia quello giusto. Io lo vedo dai curricula che mi arrivano in studio, in cui tutti, immancabilmente, sottolineano la frequentazione di corsi di quel tipo. Lo portano come un titolo di merito e, dal loro punto vista, hanno ragione: hanno frequentato, hanno appreso sicuramente qualcosa (da tutto si può apprendere), in qualche caso hanno pure pagato fior di quattrini e volete che immaginino che li abbiano fregati facendo loro buttare via tempo, energie intellettuali e denaro?
    Adesso poi, in questo momento in cui nella nostra professione gravano mille incognite legate alle tariffe, a cosa saranno gli ordini e se saranno, alle liberalizzazioni, alla pubblicità, alla mancanza di lavoro, ecc. figuriamoci se riusciamo a farci ascoltare su questo argomento!
    Una cosa è certa: la responsabilità più grande di tutta questa situazione ricade sul CNA e sugli ordini provinciali, che non hanno saputo e voluto autoriformarsi, che hanno sempre puntato ai corsi sui quali metteranno le mani visto che non è rimasto loro altro, che sono un elemento di conservazione corporativa di interessi individuali (apparente contraddizione), e finirà come sintetizzato in uno dei post successivi del professore. Ci saranno cattedre di aggiornamento e società collegate per tutti.
    Se ci metteremo in fila sapremo almeno a chi indirizzare i nostri….pensieri.
    Pietro

  5. ctonia ha detto:

    Ci sono corsi di aggiornamento molto seri, utili, di grande spessore tecnico.
    Certo, se chi ci va non ha sale architettonico in zucca nessuno corso potrà salvarlo. E’ però una balla colossale dire che tutti i corsi di aggiornamento sono monnezza. La certificazione energetica è una procedura molto importante, che potrebbe accendere da sola un volano di lavoro incredibile, se non fosse che siamo noi progettisti italiani ad averla sputtanata: lavorando in nero, lavorando male, lavorando rubando, insomma. Vendendoci per un piatto di lenticchie fredde. E fottendo il “collega” scrupoloso, così impara.
    Confondere il solito incontro para-sovietico organizzato dal’ente locale per diffondere il verbo di una urbanistica che è soltanto un sottoprodotto tecnicista della politica attuale, con un corso sulla certificazione energetica o sulla sicurezza o quant’altro, è ridicolo. Ma vedo che dà la stura a molti per partire con filippiche globali su Europa, banche, universo-mondo cattivo e così via.
    Qui in Puglia il TAR ha bocciato l’obbligatorietà dei corsi per poter certificare. E mi pare giusto. Però non mi vorrete far credere che tutti voi siete in grado di certificare un edificio per scienza infusa, perchè mi faccio crasse risate. In realtà voi destituite di fondamento l’idea stessa di certificazione energetica. Ma comprereste un’automobile da un produttore non ammesso dagli organismi internazionali che certificano la qualità dei prodotti industriali? Volereste con una compagnia aerea che sia fuori dalla IATA? Comprereste un edificio le cui strutture siano state calcolate da un veterinario e realizzate da un’impresa di pulizie?
    Oggi tutto è basato sulla “certificazione”, negli Anni ’20 invece no. Oggi non si può costruire e vendere e quindi comprare un edificio senza una lunga lista di certificazioni di svariatissimo tipo alle quali tutti siamo obbligati a rispondere: tecniche, burocratiche, economiche, amministrative, ambientali, energetiche, e via elencando. Che poi spesso l’oggetto dello scambio sia un’architettura mediocre o pessima, può far pensare certamente che tutto questo profluvio di “certificazioni” sia inutile e dannoso. Ma questa è una constatazione banale che non risolve nulla. In contesti più seri del nostro, ci sono meno regolamenti e più affidabilità per tutti gli operatori del settore: ma un progettista che “ruba” nel fare una pratica è immediatamente fuori dal gruppo dei professionisti di quella città, mentre qui da noi è omaggiato come un bravo imprenditore di se stesso.
    Sorvolo sull’università perchè vedo che Pietro ed Ettore in quelle aule evidentemente hanno sofferto molto… Segnalo solo che la facoltà di architettura non è la Scuola Radio Elettra, certe cose si imparano in cantiere e con i muratori, non sui libri.
    Conosco colleghi che si vantano di non saper nemmeno accendere il computer e di non saper usare nemmeno Autocad (livello base, naturalmente, layer zero e via pedalare).
    Ma dove vogliamo andare con questa gente? E poi cianciamo di Zazzà???
    Quando entro dal dentista mi aspetto che abbia le attrezzature migliori possibile, e se posso scelgo quello che le aggiorna frequentemente. Non gli chiedo la sua idea di società o quale sia il suo programma per migliorare il mondo. No, non mi interessa per nulla se è indignato o meno. Mi interessa solo che sia il miglior dentista possibile per il mio mal di denti.
    Per favore, non torniamo indietro di trent’anni, che già siamo indietro di cinquanta e fra un pò saremo impiegati tiralinee in studi di giovanotti indiani o cinesi.
    Baci
    c

  6. ettore maria mazzola ha detto:

    Cristiano, sei fuori strada come spesso ti capita di fare per la fregola di criticare me e Pietro.
    Che cavolo c’entrano i problemi di sicurezza degli aerei con la certificazione energetica degli edifici???
    Le certificazioni energetiche in edilizia sono state introdotte per consentire di vendere i materiali industriali che servono a cercare di rendere confortevoli le condizioni interne agli edifici costruiti con materiali “moderni”, prima questo non era necessario!
    Quando i muri erano muri, le condizioni termoigrometriche erano soddisfatte a priori. Oggi invece alleggerisci qui, alleggerisci là, siamo stati costretti, a partire dalla lontana legge 373/76, a dover verificare il comportamento delle pareti e ad operare un contenimento energetico.
    Per farti capire che non è un discorso ideologico ti cito l’introduzione libro, gli autori Neretti e Soma:
    «È certamente legittimo che il lettore si chieda, innanzitutto, come mai solo di recente la verifica termo-igrometrica delle pareti abbia assunto tanta importanza.
    Nel passato, i criteri ed i materiali utilizzati nella costruzione delle pareti degli edifici sono stati, per secoli, assai uniformi. La muratura era generalmente costituita da un unico strato dalle caratteristiche termiche omogenee: la sua idoneità, sotto gli aspetti termico ed igrometrico, era pertanto assicurata dalla esperienza. Negli ultimi decenni l’edilizia industrializzata, resa possibile dalla disponibilità di materiali, macchine e tecnologie avanzate, ha sperimentato nuove e numerose soluzioni, nell’intento di fornire prodotti dalle caratteristiche sempre migliori, a costi sempre più contenuti. Infine, la legge 30.4.76 n. 373, varata ai fini del contenimento del consumo energetico negli edifici, ha reso necessario l’inserimento degli isolanti termici nelle strutture edili. Le prospettive commerciali hanno pertanto favorito l’immissione sul mercato di materiali isolanti nuovi; la spinta pubblicitaria, da parte sua, ha indotto alla sperimentazione di ulteriori nuove soluzioni. Forse, però, i modi ed i tempi troppo affrettati, o la incompleta conoscenza delle caratteristiche dei materiali e della loro influenza sul comportamento in esercizio degli isolanti, hanno prodotto in taluni casi gravi conseguenze, in particolare connesse con la formazione di condensazione, anche in quantità rilevante, sulla superficie o, peggio, all’interno delle pareti e dei materiali isolanti. La mancanza di normativa al riguardo rende d’altra parte problematico l’accertamento delle responsabilità: alla formazione di fenomeni di condensazione concorrono infatti tanto gli errori costruttivi, quanto una anomala produzione interna di umidità o un insufficiente rinnovo dell’aria, conseguenti ad un uso improprio dell’abitazione. Risulta quindi necessario fissare dei limiti, attraverso opportuni parametri»
    Fino a qualche anno fa, chi aveva fatto l’esame di fisica tecnica e impianti sapeva perfettamente calcolare trasmittanza, conduttanza, permeabilità al vapore, ecc. ecc., e non ci voleva un corso (con obbligo di frequenza e pure a pagamento) post universitario per poter fare certe cose.
    La gente che lavora non ha tempo e denaro da perdere per andare a fingere di imparare qualcosa che già sa fare. Io personalmente ho fatto un sacco di perizie e di calcoli in materia, perché quel corso mi è piaciuto molto, e fare questo tipo di calcoli mi affascina. Tra l’altro oggi esistono softwares che agevolano incredibilmente il lavoro che prima si faceva solo con l’aiuto di una calcolatrice!
    Nella realtà chi muove i fili del mercato industriale ha deciso queste cose e, purtroppo, trova persone come te che le accettano passivamente.
    Visto che fai l’esempio dell’estero, dovresti documentarti prima di parlare, dovresti sapere come funziona la formazione universitaria negli altri paesi per poter capire che, diversamente da noi, all’estero si fa ben poco nel “bachelor”, addirittura puoi laurearti in “fregnacciologia” e poi, facendo un master di 2 o 3 anni diventare architetto, però munito di paraocchi, perché tutto è stato compartimentato, sicché c’è chi sa fare solo scuole, chi solo chiese, chi solo interni, e via dicendo.
    Risulta quindi ovvio che sorga la necessità di avere corsi che ti insegnino ciò che nessuno ti ha mai raccontato.
    Proprio tre giorni fa parlavo con una neolaureata in una prestigiosissima università inglese, la quale mi ha detto di non aver imparato quasi nulla: l’università le ha dato un “taglio artistico” e i suoi professori di progettazione le hanno detto che era giusto così, perché avrebbe imparato a progettare realmente quando avrebbe iniziato a lavorare presso qualche studio professionale!!
    La verità è che abbiamo una classe politica che non sa far valere il titolo di studio che dà la nostra università. E’ vergognoso che la nostra laurea venga equiparata al bachelor americano e inglese (nettamente inferiori alla preparazione di una scuola superiore italiana), mentre mi è capitato di avere a che fare con colleghi stranieri “dotati di PhD” o di “master” che mi sono apparsi molto deficitari rispetto ai nostri standard.
    L’unico limite delle università, ma non solo di quelle italiane, è l’ignoranza, quasi totale, dell’esperienza di cantiere. Ma qui, guarda caso, non si sta però parlando di fare corsi che insegnino a stare in cantiere e a dare le indicazioni agli operai, si parla di corsi che, perdonami la semplificazione, servono a certificare che un pannello o una vetrata sia meglio di un’altra. Perché allora accettare questi soprusi che creano solo problemi a chi, avendo famiglia, deve lavorare almeno 10 ore al giorno e non può permettersi di andare a frequentare certi corsi inutili?? Se qualcuno ha delle lacune che gli vengono da una laurea breve o da facoltà che tutto hanno fatto tranne che insegnare ciò che avrebbero dovuto, che facciano pure tutti i corsi di aggiornamento che gli pare, ma che chi ha studiato ed ha già l’esperiena debba dover pagare e perdere del tempo prezioso per continuare a fare ciò che già sa fare, se permetti, è davvero inaccettabile!
    Ora voglio darti un consiglio: cerca di evitare di tirar fuori i dentisti, la Scuola Radio Elettra, gli ingegneri-veterinari, e i costrutttori-pulitori … non ne esci molto bene!!
    PS
    Come la metti con auto ammesse ad entrare in fascia blu? Non ti viene il sospetto che le fabbriche automobilistiche facciano cartello e decidano progressivamente di modificare le “certificazioni” sulle emissioni in modo da ammettere alla circolazione solo le auto di recentissima immatricolazione?
    Tu, che “Euro” sei?

    • ctonia ha detto:

      Ettore, ma quanti anni hai, centoventi?
      Fai una cosa, chiama il professore pazzo, quello della macchina del tempo, potrai tornare nell’epoca in cui “La muratura era generalmente costituita da un unico strato dalle caratteristiche termiche omogenee: la sua idoneità, sotto gli aspetti termico ed igrometrico, era pertanto assicurata dalla esperienza”.
      Sono quasi commosso da questa poesia muraria, ho le lacrime, davvero… I muratori antichi che garantivano l’idoneità termica ed igrometrica dei loro edifici. Ma che siamo in un film di Benigni e Troisi? Hai mai visto i palazzi medicei e poco più in là le casupole dei miserabili nel centro di Firenze, prima che le demolissero? Forse lì i garanti dell’idoneità si erano distratti, mannaggia a loro…
      Qui nessuno, tantomeno io che ho lodato la decisione del Tar pugliese, sta esaltando l’obbligatorietà dei corsi, ma il ridicolo di tirar fuori le buone costruzioni antiche è troppo per essere lasciato passare senza commento. E tu saresti il conoscitore dell’edilizia storica? Il difensore della buona maniera antica del murare? Hai mai abitato una casa colonica non ristrutturata? Sei mai stato a dormire in un edificio in mattoni dei primi del Novecento? Si, quello con la muratura fatta da un “unico strato dalle caratteristiche termiche omogenee”…
      Prova a scrivere una lettera a Savonarola. Chissà che non ti aiuti!

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Cristiano,
        sei talmente ignorante da non meritare alcun commento ulteriore.
        Anzi si, vai a frequentare tutti i corsi di aggiornamento, magari finalmente imparerai qualcosa

  7. Pietro Pagliardini ha detto:

    ctonia, intanto nessuno ha detto che la certificazione energetica si fa per scienza infusa. E, senza ripetere quanto dice Ettore, ti dico però che io la certificazione energetica non la voglio fare, come non voglio, perchè non so, fare i calcoli delle strutture, come non voglio, perchè non so, fare i progetti degli impianti. Se tu immagini una professione in cui ognuno sia una monade che racchiude in sè tutte le competenze e specializzazioni mi sembri te piuttosto antico. Io, te, qualunque architetto, se vuole fare quella parte di professione che è la progettazione e la DL, deve conoscere le problematiche legate a tutte gli altri aspetti, ma non saperli fare.
    Io non dico che tutti i corsi siano inutili, anche se la maggior parte hanno solo funzione economica (vaucher, graduatorie, organizzazioni di vario tipo, ecc), dico che non devono essere obbligatori. Se non ti dispiace c’è una differenza abissale.
    Quanto all’Europa, c’entra eccome. Il modello economico europeo è quello tedesco, della grande azienda. Tanto di cappello a quel popolo per la loro indiscussa cultura industriale, che però non gli ha impedito di perdere qualche guerra. Però il volere imporre a tutti i paesi membri quella cultura io lo chiamo colonialismo. L’Italia ha un tessuto produttivo fatto di piccole e medie aziende. Se al falegname con tre dipendenti, che fa splendidi infissi, lo costringi a certificarli chiude bottega. Ma, a prescindere dal fatto gli infissi certificati all’aria, all’acqua, al vento, al rumore, all’isolamento finiscono per essere dannosi al clima interno dell’abitazione, tanto che adesso si tendono a mettere le aspirazioni forzate, quindi meccaniche, e molto poco salubri, ho lasciato tempo fa un commento proprio qui in cui parlavo di infissi in alluminio a taglio termico certificati, di primaria ditta….tedesca, che sotto il sole di luglio, appoggiandoci la mano me la stavo per scottare. Come sta la faccenda? Lascio a te la risposta.
    Ma il nocciolo vero del tuo discorso su cui si basa questo sistema impositivo è la solita storia: i tedeschi sono seri e noi siamo banditi. Il sistema si basa cioè sull’assunto che gli italiani, a maggior ragione gli operatori dell’edilizia, siano disonesti, truffaldini e disposti a certificare qualunque cosa mentre gli altri popoli sono onesti, seri, rigorosi. Deinde il popolo bue deve rimanere tale e solo con la costrizione per legge si riesce a contenerne gli eccessi truffaldini. Questo è il principio di uno stato dirigista che non ammette la responsabilità individuale e che quindi necessita di una macchina statuale elefantiaca che deve controllare i cittadini praticamente in ogni loro manifestazione (per inciso, l’esatto opposto di quello che oggi ci chiede la alquanto schizofrenica Europa).
    E’ del tutto chiaro che uno stato che produce grida manzoniane assurde, complicate, inutili (es: durc), sbagliate, è inevitabilmente sottoposto all’evasione di queste norme; è una legge di sopravvivenza ed è anche un riflesso condizionato per cui lo stato, la macchina pubblica è il nemico e noi siamo i nemici per la macchina pubblica. Se la mamma dice che la marmellata fa male, al bambino piace lo stesso, non capisce il perchè faccia male, se è tanto buona, e appena la mamma non guarda lui la ruba. E il nostro stato è una grande mamma che ci dice: non fare questo, non fare quello, non fare niente così non fai danni. E io invece devo fare, se voglio sopravvivere e produrre ricchezza per me, prima, per gli altri poi.
    Diminuisci le leggi, scrivile in italiano, lascia la responsabilità ai cittadini, agli architetti nel caso specifico, controlla, punisci e allora avrai i cittadini più onesti. Si chiama Stato liberale, quello che non abbiamo mai avuto e, a questo punto, che non avremo mai, almeno nel breve periodo.
    E allora avanti con i corsi obbligatori. Ma io, come ho già detto, cercherò il modo di fregarli cercando di fare il docente e di guadagnarci pure. La mia età forse me lo consente. E pur non avendo niente da insegnare, qualcosa stai tranquillo che troverò. Mi farò furbo, come tutti i miei compatrioti. E dico tutti e non ammetto che qualcuno si indigni dicendo che lui è onesto, perché tanto non ci credo io e non ci crede nessuno.
    Ciao
    Pietro

    • ctonia ha detto:

      Mannò, leggi anzi leggete quello che ho scritto maremma ladra, e contenetevi prima di scrivere che fa anche bene alla salute: parlo di soddisfazione per la decisione del Tar Puglia, figurati se difendo i corsi obbligatori! Dei quali non mi importa nulla, non ho interessi da difendere, anche se il settore mi interessa molto e ci sto investendo molte energie (a proposito). Il principio difeso dal TAR è sacrosanto, vuoi che te lo ripeto?; ma il vostro appello alla presunta libertà del singolo professionista di “certificare” la qualità del prodotto edilizio sulla base della propria esperienza e del comico ricordo dell’esame di Fisica tecnica, è troppo anche per stomaci forti come il mio. Pensate di essere forse nell’epoca dei mastri muratori che lavoravano per Brunelleschi? Anzi no, voi sicuramente pensate di “essere” Brunelleschi, ecco spiegato l’arcano motivo del vostro atteggiamento.
      L’architetto deve progettare buoni edifici, solidi, utili e belli. Fate tante chiacchiere sul fatto che gli si assegni troppa importanza, tanto che è diventato una star mediatica; fate tante discussioni sull’architettura “dellaggente”, la gente che saprebbe come costruire se solo glielo lasciassero fare, se solo la lasciassero decidere davvero; e poi, proprio quando si tenta di introdurre – per volere europeo, non certo italiano – un criterio di risparmio energetico e di cosiddetta “sostenibilità” ambientale, che almeno in teoria è a vantaggio della gente e del suo portafoglio, cosa fate? Vi appellate alla categoria! Decidiamo noi, eccheddiamine, che abbiamo studiato Fisica tecnica a fare?
      A me vien da ridere, sul serio.
      Forse involontario anche il tuo riferimento allo stato liberale. Che non è affatto quello che credi, e cioè dove ognuno dice “io devo fare”: quello è lo stato italiano come oggi è ben vivo e vegeto, dove ognuno fa, ma quello che gli pare, architetti compresi. Dove ogni legge è pura formalità, certificazioni energetiche comprese. Chiagni e fotti: motto nazionale di uno stato liberalissimo.

      • ettore maria mazzola ha detto:

        ti ribadisco il concetto che non vuoi capire, e per farlo ti ripeto le parole di due tecnici (Neretti e Soma) che tutto possono esser considerati tranne che dei nostalgici antichisti. Se ti degni di leggerele attentamente, si cpisce chiaramente che, dietro tutto, c’è l’interesse dell’industria edilizia.
        Cambia qualche termine, cambia il contesto descritto dagli autori del libro, e capirai che dietro le certificazioni energetiche ci sono gli stessi interessi.

        «È certamente legittimo che il lettore si chieda, innanzitutto, come mai solo di recente la verifica termo-igrometrica delle pareti abbia assunto tanta importanza.
        Nel passato, i criteri ed i materiali utilizzati nella costruzione delle pareti degli edifici sono stati, per secoli, assai uniformi. La muratura era generalmente costituita da un unico strato dalle caratteristiche termiche omogenee: la sua idoneità, sotto gli aspetti termico ed igrometrico, era pertanto assicurata dalla esperienza. Negli ultimi decenni l’edilizia industrializzata, resa possibile dalla disponibilità di materiali, macchine e tecnologie avanzate, ha sperimentato nuove e numerose soluzioni, nell’intento di fornire prodotti dalle caratteristiche sempre migliori, a costi sempre più contenuti. Infine, la legge 30.4.76 n. 373, varata ai fini del contenimento del consumo energetico negli edifici, ha reso necessario l’inserimento degli isolanti termici nelle strutture edili. Le prospettive commerciali hanno pertanto favorito l’immissione sul mercato di materiali isolanti nuovi; la spinta pubblicitaria, da parte sua, ha indotto alla sperimentazione di ulteriori nuove soluzioni. Forse, però, i modi ed i tempi troppo affrettati, o la incompleta conoscenza delle caratteristiche dei materiali e della loro influenza sul comportamento in esercizio degli isolanti, hanno prodotto in taluni casi gravi conseguenze, in particolare connesse con la formazione di condensazione, anche in quantità rilevante, sulla superficie o, peggio, all’interno delle pareti e dei materiali isolanti. La mancanza di normativa al riguardo rende d’altra parte problematico l’accertamento delle responsabilità: alla formazione di fenomeni di condensazione concorrono infatti tanto gli errori costruttivi, quanto una anomala produzione interna di umidità o un insufficiente rinnovo dell’aria, conseguenti ad un uso improprio dell’abitazione. Risulta quindi necessario fissare dei limiti, attraverso opportuni parametri»

        Se tu non hai avuto la possibilità di fare l’esame di fisica tecnica e impianti è un problema tuo, io l’ho fatto ed ho imparato tanto, ergo so come calcolare il contenimento energetico degli edifici, ergo non intendo perdere altro tempo a studiare cose che so molto meglio di alcuni presunti insegnanti di certi corsi …
        Quando si fa di tutta l’erba un fascio, e si obbligano tutti i tecnici a doversi allineare a queste dittature si commette un errore inaccettabile. Se tu sei disposto a farlo affari tuoi, ma non puoi sostenere che sia giusto che tutti si allineino a questa nuova forma di dittatura

  8. Pietro Pagliardini ha detto:

    ctonia, ma ci sei o ci fai? Io non ho mica detto di certificare in base a criteri miei! Si certifica rispetto a paramatri di legge, è ovvio. Ma credi davvero che non conosca le procedure da seguire? Ma tu prendi ogni procedura come scontata e ineluttabile. Una cosa è la certificazione di un componente singolo, un pannello da isolamento ad esempio. E’ chiaro che il produttore deve rilasciare la certificazione. I laterizi come fanno? Hanno consorzi che li certificano per loro. Altra cosa è certificare un sistema, l’infisso ad esempio fatto da un artigiano CHE NON PUO’ PERMETTERSI IL LUSSO DI FARE PROVE E PAGARE CERTIFICAZIONI E VIENE ESPULSO DAL MERCATO, CHIUDE, LICENZIA, CAPUT. E poi le fanno i cinesi. Una finestra non è un aeroplano e un filo d’aria in più non ha mai ammazzato nessuno, semmai ha cambiato un po’ l’aria facendo il lavoro al posto del padrone di casa distratto, evitando qualche muffa. Chiaro il concetto?
    Se questo metodo mette in crisi una parte, non piccola, del sistema produttivo italiano, dico che è meglio lasciar perdere il metodo e tenersi infissi che fanno passare un po’ d’aria, come dice giustamente Ettore. Le case stagne sono una sciagura per la salute di chi ci abita e per l’edificio stesso.
    Ma poi che ti rispondo a fare che mi sembri alquanto confuso: pensiamo di essere Brunelleschi! ma che stai a dire?
    Per il resto, non hai proprio idea di cosa sia uno stato liberale. Non importa, continua così, sei in ottima compagnia.
    Ciao
    Pietro

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Pietro, credo che Ctonia sia talmente terrorizzato dall’idea di perdere la sua dipendenza dal sistema industriale, che va in confusione.
      Non credo che potrà mai schierarsi dalla parte dell’artigiano … quelli vivevano 120 anni fa ed ora devono sparire perché non possiedono un marchio CEI, CEE, UNI, ISO9000 e compagnia bella!
      Del resto la “battaglia architettonica” in Italia s’è combattuta un secolo fa tra due scuole opposte, Roma l’Artigiana e Milano l’Industriale, e il risultato s’è visto. Ora tocca combattere tra l’Italia degli architetti e l’Europa dei tecnocrati e certificatori.

  9. salvatore digennaro ha detto:

    Grazie al Tar Puglia, si è evitato o attenuato un eccesso di lucro sulla certificazione energetica, infatti si voleva creare un elenco regionale di specialisti del settore, costringendo tutti i tecnici, specie i più giovani ad iscriversi ai corsi specifici. Un affare di cui avrebbero beneficiato innanzitutto le società che organizzano i suddetti corsi abilitanti, ma anche quei tecnici che ritengono essere gli unici detentori della verità sulla certificazione energetica e su cui vorrebbero mettere il cappello. In Puglia ciò che ha dato propulsione alle certificazioni, alle costruzioni di classe A, A+ è stato senza dubbio il “Piano Casa”, il quale garantisce un bonus volumetrico del 20 o del 35% a condizione che si raggiunga il punteggio minimo di 2 del “Protocollo Itaca”, il tutto ovviamente certificato. E da chi? Da coloro presenti in quegli elenchi di cui sopra o meglio dai “docenti” di quei fatidici corsi.
    E’ chiaro che di fronte alla possibilità di usufruire di un bonus volumetrico le imprese edili sarebbero disposte anche a pagare parcelle poco sostenibili ai certificatori.
    Per quanto riguarda le costruzioni tradizionali è vero che le murature in tufo, in pietra o in mattoni rispondono egregiamente a molte esigenze sul risparmio energetico e sulla salubrità degli ambienti domestici ma non dobbiamo dimenticare gli spessori necessari per ottenere, con materiali omogenei tradizionali, quei risultati, si va dai 50 ai 100 ed oltre cm.
    Cmq il problema della sostenibiltà è un pò come il cane che si morde la coda, per ottenere il risparmio in bolletta, si utilizzano materiali come il polistirene, grafite, vermiculite, alluminio, ecc. con evidenti ricadute negative sull’ecosistema e sull’ambiente. Si dovrebbero utilizzare materiali completamente naturali e “rinnovabili” come il legno o la paglia. La questione è più profonda della certificazione.

  10. ctonia ha detto:

    Ettore Maria: detto da te, ignorante non è un’offesa, credimi.
    In ogni caso, mi pare che la nuova coppia dei Totò & Peppino del blogging italiano di architettura abbia trovato tutto lo spazio che chiede. Buon proseguimento!

  11. pasquale cerullo ha detto:

    E se si scrivesse una lettera a Report o Presa Diretta? Lo so che è poco elegante, ma solo le indagini giornalistiche ormai riescono a penetrare nel grumo nero degli intrighi politico-lobbistici.Già era stato fatto per i lavori della protezione civile, già era stato fatto per le ambigue scelte urbanistiche a Roma e a Milano. Si potrebbe fare il percorso a ritroso di questa filiera delle certificazioni, da chi docet a chi decide di introdurle nelle normative; perché c’è qualcuno che decide, non è che calano dall’alto. Ma come e con quale criterio si decide, chi propone? Ecco che a questo punto, potrebbero venir fuori tante sorpresine, come successe per i lavori alla Maddalena e le CASE, con Bertalaso che ha fatto di necessità virtude.

    Non è che in nome del sacrosanto progresso qualcuno ci lucri un po’ troppo?

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Pasquale, la tua idea è ottima, basterebbe riordinare le cose che sono circolate su questo post per poter mettere la pulce nell’orecchio della Gabbanelli (se alla RAI non la fanno fuori prima)

  12. salvatore digennaro ha detto:

    Cmq se qualcuno ha bisogno di certificazioni o attestati energetici (ACE), il sottoscritto è a disposizione a prezzi democratici.

  13. Pietro Pagliardini ha detto:

    E no salvatore, l’ho detto prima io che piuttosto che fare i corsi di aggiornamento preferisco trovare un posto in qualche società, cooperativa, associazione per tenerli i corsi e quindi guadagnarci pure.
    Non facciamo tutti i furbi in questo paese!!!!!
    Ciao
    Pietro

  14. salvatore digennaro ha detto:

    Caro Pietro, c’è un malinteso, io non ho frequentato nessun corso di aggiornamento e non intendendo fare lezioni in merito, ma avendo studiato fisica tecnica (come tutti), leggendo i manuali dei software e avendo fatto una tesi su qualcosa tipo architettura biosostenibile (espressione infelice) e siccome la normativa ed il Tar me lo permettono, mi capita di effettuare certificazioni o attestazioni energetiche anche semplicemente per un atto di compravendita di un immobile.
    Fare ogni tanto un’attestato di certificazione energetica (ACE), caro Pietro, mi consente di sopravvivere, o meglio di compensare, specie in questo periodo e per un architetto giovane (professionalmente), la mancanza di lavoro vero per il quale potrei chiedere parcelle più interessanti.

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      salvatore, l’avevo capito il senso del tuo commento, volevo solo fare ironia non su di te ma su di me, evidenziando il fatto che i corsi di aggiornamento obbligatori diventeranno materia per furbi.
      Tra l’altro credo risulti chiaro a tutti che, in regime di corsi facoltativi, il livello di questi non può che salire, per stare sul mercato e risultare appetibili. In regime di obbligatorietà ci sarà un’offerta larghissima che consentirà di acquisire crediti con poca fatica e spesso con nessuna: pago, magari poco, mi presento, firmo e me ne vado. E’ ovvio che accadrà questo.
      Basta leggere il caso di Arezzo, che ho raccontato in un post precedente, in cui essendo gratuito l’ingresso, ad un incontro che avrebbe dovuto servire ad illustrare una parte della legge regionale toscana, si sono presentate orde di geometri in cerca dei crediti (loro sono già obbligati). I più hanno firmato, acquisito il loro credito e se ne sono andati. Non li biasimo, lo farei anch’io.
      Ciao
      Pietro

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