IMMENSOLOSVIZZERO …

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27 Responses to IMMENSOLOSVIZZERO …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    MAMMAMIACHEZZOZZERIA 2

  2. maurizio gabrielli ha detto:

    Mi piacerebbe sapere perchè sarebbe una ” zozzeria “.

    • andrea_b ha detto:

      anche a me….e soprattutto vedere qualcosa dell’esimio Ettore Maria Mazzolla…

      • Franco Maria di Monaco ha detto:

        Vorrei anch’io vedere qualche progetto del’Architetto Ettore Maria Mazzola………
        E poi, questo vezzo di mettere il doppio nome: Ettore Mazzola.
        Grazie
        Franco Maria di Monaco

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    come fate ad avere tanta ammirazione per uno scatolone come tanti altri e che parla il linguaggio della becera industria Edilizia piuttosto che quello dell’Architettura?
    Cosa ci sarebbe di tanto “immenso” (a parte le dimensioni) in questo scatolone? Se fosse stato fatto dall’arch. Xyz lo avreste ammirato allo stesso modo? Oppure (per similitudine formale) lo avreste guardato con la stessa noncuranza con la quale passiamo davanti alle orribili megastrutture ospedaliere che infestano tutta Italia imponendosi nel paesaggio? Non pensate di essere troppo ossequiosamente sottomessi alle “idiozie estetiche” che ci hanno obbligato a sentire nelle facoltà di architettura?
    A proposito della mia domanda, vi suggerisco calorosamente di leggervi questo favoloso articolo di Maurizio Blondet http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_jcs&view=jcs&layout=form&Itemid=147&aid=57671, perché è davvero illuminante sul sistema con il quale lo snobismo elitario gestisce il mondo delle arti, nonché dell’atteggiamento dei tanti idioti gli vanno appresso per non sentirsi esclusi dall’elite colta.
    Aggiornatevi, altro che immensità dello svizzero!

  4. ettore maria mazzola ha detto:

    Certo la pateticità di chi non ha argomenti non ha limiti, non sapendo più a cosa attaccarsi ci si attacca al doppio nome.

  5. Gianni ha detto:

    Che il fracasso ci sia stato è evidente. Ma da qui al dire “zozzeria” o “scatolone come tanti altri” ce ne vuole…

    Poi il “se lo avesse fatto caio e non tizio” lasciamolo al bla bla bla.

    saluti

    • ettore maria mazzola ha detto:

      andrea_b, sei così patetico che non meriteresti commenti.
      Ti faccio comunque notare che, anche se quella pagina che hai indicato non si aggiorna da 12 anni, non credo ci sia nessuno scheletro nell’armadio. Forse andavi alla ricerca dello “scoop” che mostrasse qualcosa di modernista come quello che tirò fuori un poveraccio di studente super fuoricorso per attaccare con la macchina del fango Pietro Pagliardini? Bhè, t’è andata male!
      Perché, per equità, non esci dal vile anonimato e ci mostri chi sei e cosa fai?
      O sei così vigliacco che non potresti reggere il confronto e ti sentiresti dire che le tue sono braccia rubate all’agricoltura? … Come usava dire Orseolo Fasolo a molti studenti.

  6. ettore maria mazzola ha detto:

    mi dispiace Gianni,
    ma per onestà bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, e se ne hanno le scatole piene di certi “scatoloni”.
    Il fatto che qualcuno ci abbia “insegnato” che sono “belli e famosi” non ha per me alcun valore. Il pianeta è pieno di edifici emuli di LeCorbusier e compagni, e questi spesso e volentieri vengono indicati, senza mezzi termini come degli obbrobri o degli “ecomostri”: dunque, per quale motivo l’esempio da cui hanno tratto origine dovrebbe essere ritenuto migliore? Solo perché è d’autore?
    Allora si ritorna all’articolo di Blondet che si dimostrava “Perchè un urinale a muro di maiolica, un manifesto della scatola di minestre Campbell o un vitello sezionato in formalina acquistino lo status di opere d’arte anzichè scherzi di cattivo gusto, occorre che siano produzioni di qualcuno che abbia lo status di artista, che figurino in esposizioni e gallerie d’arte di grido, vengano comprate da celebri musei d’arte contemporanea, compaiano su selezionati e selettivi cataloghi d’arte”.
    Invece di parlare di “bla bla bla”, riflettici a fondo, magari iniziando col leggere ciò che illustri giornalisti – da Tom Wolfe a Blondet (per loro fortuna non lobotomizzati nelle facoltà di architettura) – pensano dell’opera degli architetti. Pensa che esiste una disciplina, la Sociologia Urbana, nata per studiare gli effetti collaterali dell’opera degli architetti, magari inizierai a comprendere che non si tratta di “bla bla bla”, ma di capire le ragioni per le quali la nostra professione è la più derisa nel mondo del cinema e la più temuta dalla gente che, ogni qualvolta di avvia un cantiere, vorrebbe alzare le barricate per impedirlo.
    Non sarà che a partire da LC abbiamo voluto fregarcene delle esigenze umane in nome del “gesto” dell’artista? Ecco perché l’ho definita “zozzeria”, perché fregarsene degli altri è un affare sporco. Il prof. Muratore aveva postato tre esempi di questa categoria che, per ironizzare, mi sono limitato a commentare Mammamiachezozzeria 1, 2 e 3.
    … Davanti a queste architetture ancora osannate, (solo dagli architetti e dagli intellettualoidi ovviamente) preferisco ridere piuttosto che piangere.

  7. ctonia ha detto:

    Sicuramente dura, scortese, scabra e se vogliamo “antigraziosa” variazione sul tema del monastero. Ma sempre di variazione si tratta, e inerente non le formine contingenti, i capitellucci o le cornicine, ma la sostanza spaziale, tipologica, figurativa del monastero. LC amava l’antico molto più che il nostro buon Ettore. Che poi come uomo fosse un vile, come ha ricordato Philip Johnson (da quale pulpito, potremmo dire…) nel fil su Kahn, beh, che ci posso fare… discutiamo del perchè della sua variazione, ma almeno riconosciamo che è stata tale.
    Vogliamo dire che La Tourette è “brutto”? Potrei quasi essere d’accordo, ma sinceramente in architettura il brutto e il bello non sono la stessa discussione che il brutto e il bello affrontati al bar o dalla parrucchiera.
    Io penso che un architetto debba essere capace di distinguere. Se non sa farlo, e si intruppa nel manicheismo automatico alla Ettore Maria Mazzola, è un vero peccato per la sua capacità di giudizio.
    Rafael Moneo tempo fa ha scritto un bellissimo libro di analisi progettuale, leggendo l’opera di alcuni architetti molto diversi tra loro. Quello è saper giudicare, tutto il resto è roba da curva sud, o nord, a seconda dei gusti.

    • andrea_b ha detto:

      Sono daccordo con te, come mi accade spesso, ed ho letto anch’io quel libro, lezione di stile e profondo sentire.
      Ho semplicemente voluto reagire al termine “zozzeria”. Forse perchè mi è venuto in mente ciò che mi diceva mio nonno, uno che le braccia le usava proprio per fare agricoltura e che “malgrado” questo aveva un immenso animo, e cioè che nell’esprimere un giudizio non si dice mai “fa schifo”, perchè, diceva lui, non è rispettoso di chi quella cosa l’ha fatta, e di chi quella cosa la apprezza. Zozzeria, schfezza, idioti, becera e via “discorrendo”… proprio perchè non amo parlare ed esprimere giudizi in questo modo (è un fatto non di merito, ma di educazione), credo di non dover dimostrare o mostrare nulla. Non sono uno studente super fuoricorso, ma un professionista adulto che fa onestamente e con soddisfazione in proprio lavoro di architetto, guardando ai maestri con la “misura” ed il rispetto di Moneo. Tutto qua.

      • ctonia ha detto:

        Condivido, anch’io ultimamente sto trovando sempre più difficile (malgrado l’istinto mi porti a fare il contrario…) partorire giudizi trancianti sulle opere contemporanee, e sai perchè? Perchè pian piano mi sto accorgendo di quanto sia duro realizzarne una che corrisponda al nostro progetto, al nostro volere e alla nostra immaginazione. Per cui, paradossalmente rispetto ai miei gusti, se Zazzà riesce a realizzare le sue opere milionarie, io che fatico nel far fare al muratore alcune banalità totali e semplicissime, beh forse dovrei contare sino a dieci prima di scrivere il mio commentino del giorno su opere di complessità e costo enormi.
        Mi fa piacere che hai letto quel libro, è un lavoro onesto e profondo come del resto lo sono le opere di chi lo ha scritto.
        “Umilmente” ti saluto :-)
        ciao
        c

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Cristiano,
      ma quale “manicheismo automatico”?
      Non mi sembra proprio che io mi limiti a catalogare tutto nelle due categorie del “brutto” e del “bello”
      Quando critico, o lodo, delle opere di architettura e/o urbanistica, io lo faccio utilizzando argomentazioni che spaziano dall’economia alla sociologia alla fisiologia, che a te, come hai detto recentemente, risultano “noiosi”, e solo raramente osannando la bellezza di qualcosa.
      Quando parlo di bruttezza, o “zozzeria” lo faccio per ironia, oppure perché non c’è un termine che possa equipararsi meglio alla sensazione che quell’opera suscita e, comunque, come nel caso di questo post, passata la “stupida” parola o frase di partenza, messa lì per ironizzare, quando nasce il dibattito serio ne spiego le ragioni.
      Nonostante la “noia” che a te certi argomenti possono suscitare, la nostra professione, come diceva Vitruvio, non può prescindere dalla conoscenza di altre discipline, perché dal nostro operato dipende la qualità della vita della gente, dovremmo quindi approcciarci a questo mestiere come una missione, e non come un modo per autocompiacerci sperimentando su ignare cavie le nostre teorie!
      Quanto all’accusa di “manicheismo automatico”, io credo sia molto più manicheista l’atteggiamento di chi si limiti ad attaccare a testa bassa – e senza argomenti logici – chiunque si interessi di architettura tradizionale, eventualmente cercando di pescare nel fango le giuste parole per offendere, e ad osannare anche le peggiori produzioni dell’architettura moderna e modernista, limitandosi ad apprezzarne il presunto aspetto esteriore.
      Sul fatto che LC amasse l’architettura del passato sei totalmente fuori strada. Sei ancorato alle falsità che vennero portate avanti negli anni ’30 per dimostrare che personaggi come Brasini e Giovannoni fossero meno rispettosi dei Razionalisti nei confronti della storia.
      A tal proposito ti consiglio di rileggerti molto attentamente il mio vecchio post su De-Architectura nel quale ho raccontato (con tanto di fonti inconfutabili) quella che fu la strategia del IV CIAM, nonché quello che realmente LC pensasse delle città storiche.

      • ctonia ha detto:

        Ettore, malgrado le vacanze :-) tu dimostri di essere un manicheista automatico perchè confondi il lavoro di Le Corbusier con un qualsiasi ospedale di periferia, a cui addirittura lo paragoni “formalmente”: questo per me non è da architetti, ma da manicheisti automatici come te. Tu quando vedi un’opera di LC reagisci automaticamente, senza pensare a quello che hai davanti. Sei uno spettatore, mentre in genere un architetto che osserva le architetture è uno che sta “dietro la macchina da presa”: vuole capire come si fa, come si è fatto, scoprire i segreti produttivi etc. Il resto è guardonismo, roba per critici o storici dell’architettura mediocri.
        Ognuno ha le sue letture.
        Se vai a guardare le opere di tutta la sua vita e gli studi giovanili di LC, come ad esempio i meravigliosi suoi Grand Tour disegnati, vedrai, senza bisogno di stampelle di nessun tipo nè ideologico nè storico nè filosofico “esterne” al nostro mestiere, che se c’è un architetto novecentesco che conosceva alla perfezione l’architettura tradizionale era LC. Che poi non ti piaccia il suo modo di portarla nel contemporaneo, è una tua questione, ma non la puoi esprimere per mezzo di banalità totali come quelle che hai scritto in questo ed in altri post. Ogni pazienza ha un limite, sennò mettiamoci a parlare di riso patate e cozze che è più divertente :-)
        Non ho letto il tuo pezzo sui Ciam, ammetto che non lo farò subito subito. Però ammetto anche che, sinceramente, non credo di averne bisogno per leggere dal di dentro i progetti di LC. Non ne ho bisogno perchè li guardo, li osservo, ne analizzo le piante, i prospetti e le sezioni: solo dentro queste cose c’è il loro senso: tutto il resto è monnezza, commento del commento, criticismo, ideologia, manicheismo mazzoliano automatico. E il senso di alcune opere lecorbusieriane è perfettamente “tradizionale”, se sei architetto lo vedi senza bisogno che nessuno ti aiuti.
        Tutto ciò, mica per difendere quel vile di LC, del quale non m’importa un fico secco, ma per provare a parlare di architettura…

  8. salvatore digennaro ha detto:

    Cari amici architettori, dopo le vacanze, si ritorna belli e riposati (?) e più combattivi di pria.. dopo i primi giorni di ironia si ricomincia da dove avevamo lasciato…
    sono d’accordo, come ctonia, sulla legittima critica negativa al movimento moderno, all’analisi degli errori e orrori realizzati dagli emuli di LC…ma è assurdo pensare a delle forme ripartendo dal 1859 e cancellando tutto ciò che è stato realizzato e conquistato.
    A proposito di Tom Wolf, il suo libro “Maledetti architetti” è, secondo me, una delusione pazzesca, sembrava essere interessante nella prima parte, appunto sulla critica al “dogma” del Moderno, ma approda ad una esaltazione del Postmoderno, come frutto della cultura americana, da sempre succube di quella europea e che rispetto alla quale dovrebbe affermarsi.

  9. ettore maria mazzola ha detto:

    Cristiano, con questa tua ennesima affermazione di onnipotenza:
    “Non ho letto il tuo pezzo sui Ciam, (…). Però ammetto anche che, sinceramente, non credo di averne bisogno per leggere dal di dentro i progetti di LC. Non ne ho bisogno perchè li guardo, li osservo, ne analizzo le piante, i prospetti e le sezioni: solo dentro queste cose c’è il loro senso: tutto il resto è monnezza, commento del commento, criticismo, ideologia, manicheismo mazzoliano automatico. E il senso di alcune opere lecorbusieriane è perfettamente “tradizionale”, se sei architetto lo vedi senza bisogno che nessuno ti aiuti” hai finalmente messo nero su bianco e hai mostrato la ragione della tua limitatezza culturale, o meglio presunzione di cultura.
    Il tuo grossissimo limite è che presumi di sapere, e di sapere perché guardi le immagini (secondo la tua visione distorta della realtà che ti viene dall’università lobotomista). Non preoccuparti, questo è un male comune a tutti gli architetti, i quali si limitano a sfogliare i libri (preferibilmente le riviste patinate) guardando le immagini e non leggendo i contenuti … a loro non serve, già sanno tutto! Peccato che ciò che sanno, o presumono di sapere dipenda dalle lezioni ascoltate all’università. E la lezione che abbiamo ascoltato tutti è che gli architetti passatisti non valgono nulla, mentre gli architetti moderni ci hanno donato la luce! Come potrebbe essere possibile mettere quindi in discussione ciò che i professori ci hanno insegnato, nonostante l’evidenza del fallimento dell’architettura moderna.
    Per inciso, nel mio scritto non ho criticato “a priori” un’opera di LeCorbusier, semmai ho dimostrato che lui, a priori – e per onorare il suo sponsor produttore di automobili – ha criticato, senza possibilità di appello, tutte le città storiche per promuoverne la distruzione.
    Poi mi viene un dubbio. Se è come dici tu, ovvero che non occorra leggere e documentarsi per giudicare un’architettura, allora dovresti essere d’accordo sul fatto che non occorra la laurea per giudicare, e dunque chiunque dovrebbe essere “abilitato” ad esprimere il suo giudizio sull’architettura .. accettando la dura legge della democrazia che ci dice che la stragrande maggioranza degli esseri viventi non ama l’architettura che piace agli architetti.
    Ma questo non è ammissibile da parte degli architetti! Come si permettono certi ignoranti che non hanno studiato di esprimere un giudizio su ciò che non capiscono? Da qui la richiesta, sempre più pressante da parte degli architetti di dover educare la gente all’architettura moderna. Al MAXXI c’è un dipartimento apposito!
    …. Ma perché se il giudizio viene dato dall’architetto vale e se viene espresso dal panettiere no?
    Chiudo con un riferimento “manicheista automatico” trash. Nel film “Compagni di scuola” Christian De Sica, imbroglione e povero in canna, cercava di vendere un quadro al suo amico macellaio e ricco. Questi non apprezzava il quadro, perché lo riteneva brutto e DeSica gli spiegava chi fosse l’autore e le ragioni (snob) della bellezza di quell’opera … “Sto quadro te risolve na serata”. Il macellaio rispondeva in maniera colorita chiedendo al “colto” amico: “ma che mme voi dì, che a mmerda è bbona da magnà?”
    Smettila di fare il custode del verbo e rispetta gli altri se vuoi rispetto

    • ctonia ha detto:

      Ettore, come farei senza di te?! Sei fantastico, il mio fantastico Ettore. Dovremmo aprire una sezione apposita del blog solo per noi due, cribbio!
      1) Non parlo di immagini in senso lato, quelle le guardi tu in quanto spettatore dell’architettura. Io parlo di pianta prospetto e sezione, cioè di spartito musicale, sono cose piuttosto diverse, ammetterai. Ma forse per te non sono abbastanza nemmeno i disegni, dev’esserci qualche ragione ancora più intima e interna a guidare il progetto. Immagino ci sia, ma per comprendere un’opera ammetto che non mi interessa: andare a letto con lui si, ma niente intimità (disse Oscar).
      2) “E la lezione che abbiamo ascoltato tutti è che gli architetti passatisti non valgono nulla, mentre gli architetti moderni ci hanno donato la luce! Come potrebbe essere possibile mettere quindi in discussione ciò che i professori ci hanno insegnato, nonostante l’evidenza del fallimento dell’architettura moderna.”
      Scusa, questo che c’entra? Stiamo parlando di La Tourette. Ah, forse volevi velatamente suggerirmi che a te de La Tourette come opera progettuale di un settore disciplinare chiamato architettura ti importa poco. Mmmm, credo di averlo capito da tempo. Meglio riprendere pavlovianamente il locus classicus dell’università cattiva che ci avrebbe inculcato il demoniaco moderno. Ah! A proposito: cosa intendi architetto Mazzola per “moderno”? Lo intendi in senso cronologico? Stilistico? Artistico-estetico? Politico e ideologico? Dire moderno è come dire mamma, può essere che il tuo interlocutore abbia bisogno di capire qualcosa in più.
      3) “Per inciso, nel mio scritto non ho criticato “a priori” un’opera di LeCorbusier, semmai ho dimostrato che lui, a priori – e per onorare il suo sponsor produttore di automobili – ha criticato, senza possibilità di appello, tutte le città storiche per promuoverne la distruzione.”
      Questa, concedimelo, è meraviglia pura! Sicuramente non stai parlando de La Tourette e del presente post su Archiwatch, ma di qualche tuo articolo su LC, vero? E mi spieghi che c’entrano le auto e il centro storico, se non, appunto, come frase ricorrente da collocare in quell’automatismo che contraddistingue i tuoi post? Stai diventando come una mia conoscente che, al solo vedere nei TG le immagini di alcuni politici che detesta, subito parte con gli insulti e le filippiche. Concediti il tempo di ascoltare la notizia, hai visto mai che anche i tuoi uomini neri ogni tanto abbiano fatto qualcosa di buono.
      4) “Poi mi viene un dubbio. Se è come dici tu, ovvero che non occorra leggere e documentarsi per giudicare un’architettura, allora dovresti essere d’accordo sul fatto che non occorra la laurea per giudicare, e dunque chiunque dovrebbe essere “abilitato” ad esprimere il suo giudizio sull’architettura .. accettando la dura legge della democrazia che ci dice che la stragrande maggioranza degli esseri viventi non ama l’architettura che piace agli architetti.
      Ma questo non è ammissibile da parte degli architetti! Come si permettono certi ignoranti che non hanno studiato di esprimere un giudizio su ciò che non capiscono? Da qui la richiesta, sempre più pressante da parte degli architetti di dover educare la gente all’architettura moderna. Al MAXXI c’è un dipartimento apposito!”
      Ma quando mai ho detto una cosa simile, semmai risulta noioso il fatto che dico sempre il contrario! Ho detto che non ritengo necessario leggere il tuo articolo per capire da architetto LC: spero consentirai :-)
      La tua ansia generalizzante è patetica, davvero, ma più che altro perchè si attacca a piccole cose contingenti, ragionamenti semplici e localizzati, limitati, ai quali tu ti appigli come un naufrago in cerca di salvezza.
      5) “Chiudo con un riferimento “manicheista automatico” trash. Nel film “Compagni di scuola” Christian De Sica, imbroglione e povero in canna, cercava di vendere un quadro al suo amico macellaio e ricco. Questi non apprezzava il quadro, perché lo riteneva brutto e DeSica gli spiegava chi fosse l’autore e le ragioni (snob) della bellezza di quell’opera … “Sto quadro te risolve na serata”. Il macellaio rispondeva in maniera colorita chiedendo al “colto” amico: “ma che mme voi dì, che a mmerda è bbona da magnà?”
      Smettila di fare il custode del verbo e rispetta gli altri se vuoi rispetto”
      Questa è simpatica, ma solo perchè mi piace il romanesco. Nel merito, l’ho sentita da dire da molti uomini da bar che non capendo nulla di arte e tantomeno di architettura si facevano belli nel suscitare il riso di altri come loro. Vabbè, ridiamo, è giusto così!

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Il tuo problema Cristiano, è che accusi gli altri di fare ciò che fai tu. Rileggi ciò che hai appena scritto e potrai specchiarti.
        Sei la presunzione fatta persona, e incarni esattamente l’architetto o l’artista che ha descritto nel suo ultimo articolo Blondet.
        Sapendo che non ci sono speranze che tu possa ammettere che hai dato i numeri senza darne alcuna spiegazione logica preferisco chiudere il discorso per non annoiare i lettori che vengono sommersi di aggiornamenti sul post.
        Continua pure per la tua strada, fatta di concetti astrusi e di progetti che nascondono delle verità da non disvelare (come amava dire qualche “immenso” nostrano), la comunità ne trarrà senz’altro beneficio!
        PS
        LeCorbusier disegnava come un cane … e chiedo scusa al miglior amico dell’uomo per il paragone! Ma a te, evidentemente, sta bene così, non sia mai che dovesse uscire fuori un architetto in grado di disegnare come Brasini, sennò la gente vede la differenza

      • filippo de dominicis ha detto:

        Il suo amico macellaio è il mitico Angelo Barnabucci, un grande caratterista del cinema trash italiano…indimenticabile in Fratelli d’ Italia con Maurizio Mattioli nei panni del tifoso ultrà giallorosso. Scusate la digressione ma se di caratteristi si parla…

  10. ctonia ha detto:

    Sei un gran furbacchione, caro mio, maestro nell’arte di rigirare le frittate che tu stesso spiaccichi sulla testa dei frequentatori di questo blog che commettono l’errore di provare a discutere seriamente di architettura con te.
    Non c’è speranza. Pensavo di averlo capito, ma sono l’unico che ci ricasca sempre. Che fesso! E’ che non mi capacito che esista un architetto che sul suo mestiere butta fuori una quantità tale di banalità come le tue. Sul suo mestiere! Capisco sulla biologia, sulla coltivazione dei mitili, sull’astrologia o sulla veterinaria. Ma sull’architettura no, è troppo.
    Giurin giurello prometto che non ci casco più :-)
    baci
    c

    • MAURO ha detto:

      Adesso che mi sono appassionto al vostro dialogare – caro Cristiano e caro Mazzola – ci lasciate così?
      Con un impegno (giurin giurello? Cristiano, avevi le dita incrociate, presto ci ricaschi!!!!!).
      Da sempre condivido (per motivi accademici) quanto dice e scrive Cristiano; molto meno, comprendo Ettore Maria. Spesso, quest’ultimo, accusa il Cossu di una sorta di “ideologismo modernista da indottrinamento universitario” (semplifico, nella speranza di non sbagliare): secondo me avete studiato cose diverse.
      C’è chi parla di spazio, di variazione di temi compositivi (la Tourette è una variazione del tema del monastero e dello spazio conventuale), del rapporto con la storia e le figure compositive che appartengono alle conoscenze compositive di chi progetta.
      C’è, come nel caso di Mazzola, chi parla di……di cosa?
      Un Architetto, se è tale, non può sottrarsi all’analisi di tali temi.
      Li deve conoscere, però.

      Architetto Mazzola, si limiti a dialogare su tali temi e, soprattutto, ci metta in condizione di ragionare di questo (l’architettura, non è bella, o tantomeno brutta, E’ COMPOSIZIONE) sui suoi progetti.
      Grazie.
      MAURO

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Mauro,
        quando dici: “Architetto Mazzola, si limiti a dialogare su tali temi e, soprattutto, ci metta in condizione di ragionare di questo (l’architettura, non è bella, o tantomeno brutta, E’ COMPOSIZIONE) sui suoi progetti.” se vuoi ti risopondo come Garibaldi: OBBEDISCO!!
        Che l’architettura sia composizione non c’è dubbia, che non sia nè bella né brutta è da chiarirsi .. ma ovviamente per te la cosa non fa testo.
        Gli architetti e quelli che straparlano di architettura sulle riviste patinate si fanno le pippe mentali scrivendo cose senza senso per raccontarci (senza mai svelare fino in fondo il senso ultimo) delle meraviglie compositive di un’opera che, però, spesso la gente comune non comprende, magari definiendola brutta, e soffre vivendo all’interno o nei pressi di quell’opera. Ma l’architettura dovrebbe servire in primis allo scopo per cui nasce, e solo dopo ad autogratificare il “compositore” della stessa. Io non ho dubbi che tra architetti non ci sia dialogo, è la specie più litigiosa che esista, specie quando non si hanno argomenti si offende l’avversario, o lo si accusa di “fare annoiare” se usa delle argomentazioni inattaccabili, come per esempio i risvolti socio-economici e neurofisiologici di determinate “opere”. Sicché sarei io a disturbare la vostra quiete? Certo, in un blog che è frequentato solo da architetti, la cui stragrande maggioranza è cresciuta a pane e LeCorbusier, una persona che canta fuori dal coro dà fastidio. E’ come nel mito della caverna, chi è abituato a guardare le ombre non accetterà mai di guardare le figure vere.
        A supporto del discorso relativo alla dipendenza del vostro pensiero dall’indottrinamento modernista subito all’università, ti cito una frase di una lettera scritta da Giulio Magni a Raimondo D’Aronco all’epoca in cui la “lobotomia culturale” era di matrice Beaux-Arts: «[…] colui che deve lavorare si trova nel bivio difficilissimo se cioè fare come la ragione lo guida o come il generalizzato sentimento gli impone […] affrontare l’impopolarità è certo un eroismo e chi si sente forte nella battaglia da combattere, scenda in campo con quel coraggio che dà la sicurezza della vittoria. E noi giovani che coltiviamo questo ideale nella nostra mente, dobbiamo difenderlo e sostenerlo con tutte le nostre forze, studiando alacremente con la ferrea volontà di riuscire!» … non è un caso se, grazie a Giulio Magni e alla sua collaborazione con Domenico Orano e il Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio il modo di costruire per il popolo cambiò dalla notte al giorno e, con esso, il modo di vivere negli edifici, le aspettative di vita e il senso di identità e appartenenza. Ma a voi queste cose annoiano, sono inifluenti, perché dall’alto dei vostri piedistalli potete gestire le cose a vostro piacimento in nome della composizione e della sperimentazione. Che vi siano delle persone che dovranno usufruire dei vostri progetti è solo un incidente di percorso che intralcia con la vostra composizione. Ricordo una conferenza di Peter Eisenmann a Palazzo Taverna, alla metà degli anni ’80, durante la quale si lamentava del fatto che non gli avessero fatto realizzare un progetto perché, a causa del suo estro compositivo, nato dalla “teoria della piega e del risvolto” (si vantò di aver inventato questa cosa perché all’epoca si disegnava su carta lucida trasperente, e il disegno si era piegato lasciando trasparire l’immagine sul risvolto generando un nuovo modo di fare architettura decostruttivivista) i gradini della scala interna che aveva disegnato risultavano di altezze diverse, sicché quell’ignorante del suo cliente non le apprezzò, così litigarono e perse il contratto. …Peccato, se quel cliente fosse stato meno ignorante oggi avremmo potuto ammirare tutti quella composizione di Eisenmann, indipententemente dalla fratture multiple di quel poveraccio.
        Smettetela con la vostra presunzione, l’architettura non è per voi stessi, ma principalmente per gli altri. Provate ad andare a scrivere le cose che sostenete in luoghi non frequentati da solo architetti, noterete che la vostra percentuale di favori scenderebbe in maniera vertiginosa.

  11. ettore maria mazzola ha detto:

    Cristiano, le banalità e le falsità sono solo quelle che dici tu, perché non hai argomenti. Benché tu dica di voler discutere seriamente di architettura. Hai subito una lobotomia irreversibile che non ti consente di liberarti dei paraocchi con cui pensi di poter guardare l’architettura. Se invece di offendere e di attaccare ti limitassi a parlare di architettura nessuno obietterebbe nulla, ma l’arroganza e l’ignoranza che tiri fuori spesso e volentieri indisporrebbero chiunque. Io dirò pure delle banalità (sarei curioso di sapere quali) ma tu hai seriamente bisogno di rimetterti a studiare, magari cercando di recuperare le lacune che ti hanno lasciato gli anni buttati all’università a sentire idiozie che andavano di moda all’epoca in cui si sono formati i tuoi docenti e che ti sono state impartite come verità assolute. Ti auguro, un giorno, di riuscirti ad emancipare e a farti una personalità, perché per il momento non dimostri affato di averne una.

  12. sergio 43 ha detto:

    “Gunfight at the OK Tourrette”

    musica di Dimitri Tiomkin,
    cantata da Frankie Laine.

    Protagonisti:
    Cristiano Cossu nelle parte di Wyatt Earp
    Ettore Maria Mazzola nella parte di Billy Clanton
    (o viceversa, a scelta!, a secondo di chi è il Buono e chi il Cattivo)

    Ok Tourrete! OK Tourrette!
    There the outlaw bands make their final stand
    Ok Tourrette!
    Oh, my dearest, one must die!
    ……………………..
    ……………………..

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