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Anni or sono, mi dedicai a una ricerca su la Ciudad Lineal di Soria y Mata, perché ritenevo che fosse l’anticipatore ottocentesco di alcuni progetti novecentisti di Le Corbusier. Ciò che ho conservato di quella esperienza è l’idea che una formazione lineare illimitata, rispetto al quella limitata della città concentrica, fosse il punto debole in quanto dispersiva della possibilità di socializzazione che le forme architettoniche devono offrire. Tuttavia, la città lineare di Soria y Mata aveva un riferimento centrale e territoriale nella città preesistente, per cui l’insieme assumeva la forma di un ferro di cavallo, integrando residenza e linee di trasporto ferroviario. Al modello della Ciudad Lineal si ispirò il Piano di Saint-Diè di Le Corbusier, sviluppato lungo un’arteria autostradale e anche il Piano urbanistico di Stalingrado del 1930. Penso che il Corviale, e altri insediamenti abitativi simili, abbia emulato la Ciudad Lineal soltanto nella forma lineare, disponendo un parallelepipedo lungo un chilometro sperduto nella campagna, senza nemmeno prefigurare un legame con la città preesistente, in termini funzionali o spaziali. Perciò,tutti gli interventi di riqualificazione che riconfermi la debolezza morfologica di base, potrebbero rivelarsi inefficaci!
In un recente e bello articolo della brava Andrea Affaticati sul Foglio si descrive come mai Il Karl Marx Hof viennese, altro colosso paragonabile al Corviale, ha funzionato benissimo da allora ad oggi: la committenza della “Vienna Rossa”. Tema: case per la classe operaia, ma davvero eh, mica per scherzo, e con i migliori architetti, muratori, manutentori nel corso dei decenni.
Vabbè, siamo in Austria, bella forza…
Si, però…
Grazie per aver ricordato quel bell’articolo, mi è stato di conforto un due o tre sabati fà, prigioniero in un treno piantato nel mezzo delle campagne aretine. Credo però che, tranne per la mole, il K.Marx Hof, sia imparagonabile a Corviale. Il complesso viennese contrariamente alla forma di genere delle città lineari (che senza voler dare il destro ai salingarosiani, trovo pittosto arida),non è un monolite ma un insieme di blocchi ritmati ; ed è ancora erede di un’urbanistica classica; con la sua distribuzione ad isolato definisce ancora spazi urbani ben definiti, come faranno ancora gli Smithson nel Robin hood garden, per esempio.
Come ha ben individuato Isabella Guarini, c’è una grave debolezza morfologica di base, a cui francamente non vedo come si possa rimediare.