Salvatore D’Agostino: …
“Marco Sedda, non volevo dire niente, come credo lei con la sua immagine elaborata al ‘Paint’. Apprezzo la sua citazione musicale Piero Ciampi è stato un bravo cantautore Se come dice lei questo non è un bar ma un osteria, ecco una canzone dello stesso Ciampi più pertinente dal titolo ‘Il vino’ (reinterpretata dai La crus). Link: http://www.youtube.com/watch?v=g8WgqRUFcaE&feature=related Mi creda, sono disinteressato ai giudizi e tantomeno alle opinioni, il nostro paese è malato di parole che non servono a niente, inoltre lei è libero di continuare a fare ciò che vuole. Si scherzava, non crede! O devo prendere sul serio la sua immagine? Prosit”
S. D’A.
P.S.:
Sempre scorretto l’oste! Che tristezza il nulla che si fa squadrismo.
Questa proprio …
non l’ho capita …




Noi si scherzava, certo!
Loro invece, non scherzano affatto…
http://www.city-life.it/il-progetto/nuovo-quartiere/
All’oste: “portace n’altro litro, che noi se lo bevemo”
terrazze hadid… terrazze libeskind…
All’oste: “aridacce le terrazze caltagirone!”
—> Giorgio Muratore,
mi creda neanche io.
Lei ha messo in relazione due concetti distinti:
1) Sempre scorretto l’oste!
2) Che tristezza il nulla che si fa squadrismo.
Nel primo caso facevo riferimento al suo uso scorretto d’inserire un semplice commento ‘in prima pagina’. La prossima volta è pregato di avvisare, non per le regole italiane ma per il rispetto delle opinioni altrui.
La seconda frase si riferisce all’abitudine dell’osteria Archiwatch di far diventare delle semplici parole neologismi con spessore critico in questo caso ‘tettoia’.
In merito al progetto di Isozaki pare che quest’ultimo abbia vinto un regolare concorso a tal proposito faccio mie le riflessioni di Francesco Dal Co: «Per farlo, una premessa è però necessaria: se l’istituto del concorso suscita attualmente tra i committenti un diffuso scetticismo, se il prestigio di cui gode è modesto, se la sua incidenza pratica è limitata ciò lo si deve anche e in buona misura agli architetti. In Italia i concorsi che vengono banditi senza che all’espletamento faccia seguito la presentazione di ricorsi da parte dei concorrenti non premiati si contano sulle dita di una mano. Questa ormai endemica litigiosità è un male da estirpare; per farlo sarebbe necessario che tutti coloro che hanno qualche ruolo in commedia si impegnassero a mutare le distorsioni da cui è afflitta la mentalità dei professionisti attivi nel nostro Paese». Qui il seguito dell’articolo -à http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2009/03/0029-speculazione-gli-architetti.html
Da attore non protagonista della commedia io mi tiro fuori da questo sterile bla, bla, bla (spesso squadristico o se preferisce homopheliaco).
—> Marco Sedda,
abbiamo un sentire diverso ‘sull’architettura’ ma credo che non sia grave. Il problema è solo mio dato che devo lottare con una qualità edilizia molto più banale, becera e speculativa della sua ‘City life’.
Semplicemente viviamo un’Italia diversa la mia ama l’abuso, l’ostentazione del finto rustico o classico spesso sgrammaticato, il verde sui vasi di cemento, l’appalto compiacente, il geometra che firma opere pubbliche, gli ingegneri di nessun ingegno, l’architetto che arreda le mansarde abitabili o loft con soppalchi, la soprintendenza che progetta in ‘stile soprintendenza’ come diceva Federico Zeri, l’imprenditore del cemento che non annacqua di certo il vino, i comitati cittadini del ‘come si stava meglio prima’ che sbraitano parole senso senza contro interventi di architettura contemporanea non vedendo lo scempio degli architetti ‘anonimi’, i PRG redatti nelle case private dei politici e imprenditori, ma mi creda, non deve dar peso a queste mie parole in libertà poiché la realtà è ben diversa, le parole hanno un limite, semplificano problemi molto più complessi.
Saluti,
ops!
Prosit,
Salvatore D’Agostino
P.S.: Commento replicato poiché avevo sbagliato post
Salvatore, ma lo sai che questa storia del bla, bla è davvero esilarante: tu sei il primo fare bla, bla, e non sempre comprensibile.
Domanda: ma il tuo bla, bla è meglio del nostro? Facci capire perché.
I concorsi: mò stai a vedere che se i concorsi sono truccati la colpa è di chi fa ricorso! E bravo il tuo Dal Co e tu che lo segui. Questo sì che è vero bla, bla.
Non ti sfiora il dubbio che la responsabilità sia di commissioni taroccate?
Neanche a me piace il ricorso continuo alla giustizia, ma da qui a scaricare la responsabilità sui concorrenti ne corre. E poi da parte tua, che fai sempre il moralista!
bla, bla, bla
Pietro
—> Pietro,
ognuno scrive come vuole o pensi a qualche legge ‘sacra’ anche su questo tema?
Risposta: mai pontificato nessuna santa architettura, non ho nessuna pretesa di verità in quello che dico.
Il mio Dal Co! (Questo è bla, bla, bla fai ipotesi sul nulla) ho semplicemente citato un critico.
Certo che ho dubbi vivo nella patria dei furbi. Ovvio va escluso nel discorso il ricorso contro i concorsi ‘truccati’.
Io moralista!
Forse ti confondi con te stesso io non predico il verbo architettonico e tantomeno faccio le crociate contro le idee nichiliste.
Definizione di bla, bla, bla: chi inventa teorie facendone esclusivamente un problema personale.
Saluti,
Salvatore D’Agostino