Venezia … da Venezia a Roma … magari …

Sergio … da Venezia: …

“A Vallegiulia per la seconda volta arriva un docente dell’Iuav e, dai commenti del Prof. Muratore, pare si si tratti di un’occasione piacevole per tornare a ragionare di Architettura (la prima volta con Carmassi, questa volta con Venezia). Commenti ai quali mi devo attenere non avendo potuto assistere a nessuna delle due lezioni.
Da studente della (ei fu) Scuola di Venezia faccio un’osservazione che ai più risulterà banale: in entrambi i casi si tratta di docenti Iuav che, con la Scuola di Venezia nell’accezione in cui siamo abituati a pensare, hanno poco da spartire sia per formazione personale (entrambi mi pare non abbiano studiato nella Scuola di Samonà) che per “affiliazioni” a presunte genealogie culturali (le cosiddette scuole di pensiero) più radicate nella tradizione Iuav.
In un certo senso entrambi sono “smarcati” da etichette. Aggiungo: per loro fortuna! (oltre che per loro merito!).
Durante la discussione della laurea triennale il Preside (che era Presidente della commissione) mi chiese: “secondo Lei esiste ancora la Scuola di Venezia?”. Ingenuamente risposi di si, ritenendo che le differenze presenti oggi nel corpo docente rispondessero ancora a quel requisito fondamentale per la Scuola di Samonà: la varietà di pensiero (e quindi la varietà come valore aggiunto).
Oggi, a qualche mese di distanza e con un semestre della laurea magistrale alle spalle, mi sono ricreduto. Come qualcuno molto più acuto di me ha già osservato, la Scuola di Venezia sta affondando vertiginosamente nella torbida laguna. Ho l’impressione che nonostante gli sforzi di pochi, la ricerca di una identità da ritrovare sia ancora troppo vaga, incerta. Certo, il Ministero e le farraginose declaratorie e riforme non aiutano..ma non penso basti a scaricare i sensi di colpa.
In una Scuola che non ha fatto alcuna fatica a dimenticare in fretta Aldo Rossi (e nella quale, al contrario, l’eredità tafuriana continua a produrre frutti) non si riescono a cogliere neanche i contributi di persone e professionisti seri (e per me la serietà è direttamente proporzionale al silenzio delle parole e alle urla delle opere realizzate o progettate) come Carmassi e Venezia, ai quali viene dato sempre troppo poco spazio rispetto a quanto meriterebbero. E invece si continua a lasciare spazio a chi, in fondo, non ha nulla da dire.
Qualche settimana fa un docente deluso dai risultati dei suoi studenti a fine semestre (ops, a fine bimestre..perché tale è!) ha detto: “ricordiamoci che questa è la Scuola in cui ha insegnato Carlo Scarpa! Pensiamoci!”.
E’ vero: noi studenti dovremmo ricordarcene più spesso. Ma anche a molti docenti bisognerebbe rispondere: “ricordiamoci che questa è la Scuola in cui ha insegnato Carlo Scarpa! Pensiamoci!”. Appunto..noi e voi.”


Se la Scuola di Venezia sta affondando …
quella de Roma … da mo’ … che s’è affogata …

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