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Outlet New Town…..ovvero Outlet cattedrale nel deserto. Svincoli tutt’intorno, impianto rigido e chiuso che non presta alla crecsita e all’espansione, se non quella già programmata, non si vedono parcheggi che, presumibilmente, sono sotterranei.
Portano tanto lavoro (300, 400, 500 posti), ne sottraggono altrettanto, se non di più, nelle città limitrofe, che vedono il proprio centro svuotato di attività commerciali, di cinema, di persone, di vita.
Spostamenti concentrati di automobili nei giorni festivi, tutti insieme a consumare il nuovo rito religioso.
E’ la modernità, è la libertà, è anche la convenienza per il cittadino-consumatore che per risparmiare compra il doppio del necessario.
E’ lo zoning in forma parossistica, è lo sprawl americano importato, è la distruzione dell’idea stessa di città.
A molti dei nostri critici e architetti piace, sembra loro molto contemporanea, ci costruiscono sopra teorie intelligenti perfino.
Io dico che c’è poco da fare, bisogna prenderne atto ma non restare indifferenti e inermi.
In questo caso credo che sia valida la regola del judo, cioè quella di sfruttare la forza dell’avversario per vincerlo, o almeno per sapersi difendere. Questi luoghi o non-luoghi o superluoghi, per quanto super, hanno una vita, una durata limitata nel tempo (commerciale intendo) e poi cosa succede? Succede che, finchè sono in vita, intorno ad essi prolificano altre attività commerciali, artigianali, distributori, tutti attratti dal flusso di persone. E la cattedrale cresce a dismisura e in forma approssimativa, con forme approssimative, con piani approssimativi.
Quando finisce il motore…..sono cavoli amari, per tutti.
Io non lo voglio ripetere il tormentone. Chi è interessato può leggere questo articolo del Timesonline, proprio su questo problema, però affrontato prima che esso nasca, cioè in sede di progetto:
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article4369070.ece
Saluti
Pietro
Io non vedo niente di moderno negli outlet. È solo una deviazione di logiche mercantilistiche ed economiche che si disinteressano del tutto ad una qualsivoglia gestione razionale del territorio. Gli architetti in questo sono complici, poichè probabilmente sono loro a suggerire storicamente la nascita di questo tipo di insediamento.
Avete voluto il libero mercato, ora non piangete lacrime di architetto… :-)
saluti
cristiano
ps: l’outlet è il tentativo di resuscitare le spoglie antiche dello spazio del mercato, però ne è venuto fuori un Frankenstein Jr… Siiiii, puòòòòòòòò, faaaareeeeeeeeeeeeee!
Per precisare:
– quando si parla di moderno già si parla di qualcosa ormai alle spalle, fuori tempo. Il “moderno” è una categoria che ha fatto il suo tempo e che oggi non ha più il senso originario. Semmai sta ad indicare e definire un periodo o correnti artistiche e culturali ormai storicizzate e concluse. Basti pensare alla differenza che passa fra l’arte moderna, come periodo e come artisti, e l’arte contemporanea, che ha altre connotazioni e altri riferimenti, appunto contemporanei.
-Purtroppo questa distinzione è dura ad essere recepita, e fa pensare e operare fuori da quelle che sono le necessità contemporanee, le quali a loro volta hanno da fare i conti con fattori sconosciuti o ignorati dalla “modernità”.
Queste schifezze che violentano il territorio tutto, sono fatte passare furbescamente come operazioni di grande modernità, facendo felice l’ignoranza dilagante.