Ranuccio B.B. … una vecchia lettera … sempre attuale …

Una lettera … vecchia di quasi mezzo secolo, … ma sempre attuale …

“On. Senatore
Prof. Dr. Giuseppe Medici
Ministro della Pubblica Istruzione Roma
Roma, 28 maggio 1960

Oggetto:
Consiglio Superiore Antichità e Belle Arti
Dimissioni

Onorevole Signor Ministro,
ho atteso, prima, che la crisi di governo fosse, almeno formalmente chiusa e poi che la I sezione del Consiglio, alla quale appartengo, ,si fosse di nuovo riunita per informare i Colleghi della mia decisione e per indirizzarLe la presente lettera, che giàda tempo avevo in animo di scrivere e con la quale ho l’onore di presentarLe le dimissioni da componente il Consiglio Superiore di. Antichità e Belle Arti.
Potrei motivare, Signor Ministro, questa decisione con il sovraccarico di lavoro o con ragioni di salute senza alterare il vero e il mio scritto potrebbe aver termine a questo punto rispettando una opportuna brevità. Ma commetterei un atto di insincerità, che mi sarebbe del tutto inconsueto. Le mie dimissioni sono dovute, in effetti, al disgusto per il modo come il Consiglio Superiore, che nel linguaggio burocratico è tuttavia designato come “Alto Consesso”, viene fatto funzionare, con discredito per questo organo; e alla volontà di non condiv~dere piu oltre, anche in parte minima, la responsabilità che l’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti è costretta ad assumersi, e si assume, nella progressiva distruzione delle caratteristiche della civiltà artistica italiana. Ho trovato nell’esperienza conferme anche troppo esplicite, infatti, alle ragioni che mi avevano reso esitante nell’accettare la nomina al Consiglio Superiore, quando ne ebbi la designazione del tutto inattesa e non cercata, e tali esitazioni esposi all’on. Aldo Moro, che in quel tempo reggeva il Dicastero della P.I., con lettera dell’ll febbraio 1958.
Se, infatti, si fosse voluto porre realmente un argine alla distruzione, ampiamente documentata, delle bellezze d’Italia, si sarebbe sentito il bisogno
di rafforzare il Consiglio Superiore, rivedendone la legge istitutiva e il regolamento. Ma anche con l’attuale legislazione si potrebbe ottenere una salvaguardia molto piu efficace, ove da parte della Direzione Generale e del Gabinetto vi fosse la effettiva e costante volontà di opporsi agli attentati che da tante parti vengono portati alle caratteristiche delle nostre città e del paesaggio italiano.
Chi Le scrive, Signor Ministro, non è, come Ella: potrebbe credere (poiché non ho l’onore di essere conosciuto da Lei) un archeologo ‘polveroso’, ma uno studioso proteso piu verso il futuro che verso
il passato e che ha qualche esperienza a proposito di queste faccende, avendo retto per quasi tre anni la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti nell’immediato dopoguerra. Conosco perciò le pressioni che da parte di tutte le autorità della classedirigente italiana (gruppi finanziari, autorità ecclesiastiche, prefetti, sindaci e parlamentari) vengono esercitate sui locali uffici e sul Ministero, sempre in un solo senso: perché, cioè, si deroghi alle leggi predisposte per la tutela artistica, storica e panoramica; so che i funzionari regionali delle nostre Soprintendenze conducono con tenacia e coscienza una lotta impari contro queste pressioni e che la Direzione Generale potrebbe trovare il piu valido appoggio nel Consiglio Superiore.
Ma il costume oggi invalso ha troppe volte mostrato, in casi importanti, che il Consiglio Superiore non è tenuto quale organo attraverso il quale alcuni competenti specialisti sono chiamati ad affiancare e orientare le direttive ministeriali, ma piuttosto quale strumento per avallare e coprire decisioni già prese, spesso provocate da pressioni che possono dirsi politiche solo nel senso deteriore del termine, cioè del tutto particolaristico e clientelistico. L’esperienza, sempre piu aggravata negli ultimi dieci anni, ha mostrato che nessuna seria garanzia è data ai componenti del Consiglio Superiore di trovare nell’autoritàministeriale la massima tutelatrice e interprete della legge nell’interesse comune: infatti l’appoggio del Consiglio Superiore non viene cercato nella misura che sarebbe possibile e sovente vengono demandate all’« Alto Consesso» questioni spicciole e affatto secondarie, mentre non vengono ad esso sottoposte, con pretesti burocratici e protocollari, questioni gravissime, anche quando il semplice. portarle a conoscenza del Consiglio dovrebbe essere normale prassi e anche quando le sezioni del Consiglio abbiano fatto esplicita richiesta di essere informate. Oppure si pone il Consiglio Superiore dinanzi a decisioni già prese e a impegni già assunti nello stesso momento nel quale al Consiglio viene richiesto di pronunziarsi in merito. I casi del villaggio CEP di Sorgane e del cosiddetto Parco della via Appia sono, di tale prassi, solo gli esempi piu ,clamorosi; ma la prassi si estende anche a casi innocui e modesti. Tutto ciò pone in evidenza che da parte degli uffici ministeriali si è timorosi maggiormente delle pressioni esterne che non della propria responsabilità verso il patrimonio artistico e culturale italiano o verso l’applicazione e il rispetto delle leggi di tutela e che forte è nelle istanze ministeriali la repugnanza a una prassi effettivamente democratica.
Non ho nessuna illusione, Signor Ministro, che queste mie dimissioni possano avere qualche efficace risonanza. La Direzione Generale, se da Lei verrà interpellata, presenterà senza dubbio un appunto dal quale risulterà che tutto va bene nel migliore dei modi possibile, perché si ritiene buona norma che gli uffici non abbiano mai torto. Ma tutti coloro che hanno sensibilità storica e artistica e senso della decenza e che si preoccupano anche dell’importanza che nel nostro Paese assume l’elemento turistico, sanno, in Italia e ormai purtroppo anche fuori d’Italia, che l’Italia si sta distruggendo giorno per giorno, e che tale distruzione solo in casi isolatissimi è inevitabile conseguenza dei mutamenti tecnici, economici e strutturali della civiltà moderna: nella maggior parte dei casi è conseguenza del prevalere degli interessi della speculazione privata e della grossolanità culturale della attuale classe dirigente italiana.
I due anni di appartenenza al Consiglio, mi hanno convinto della assoluta inefficacia della mia appartenenza a tale organismo e quindi ne traggo le logiche e oneste conseguenze.
Voglia accogliere, On. Signor Ministro, l’espressione del mio doveroso ossequio.”

(Prof. Dr. Ranuccio Bianchi Bandinelli)
in Ranuccio Bianchi Bandinelli, AA. BB. AA. e B.C., l’Italia storica e artistica allo sbaraglio, Bari, 1974.

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Una risposta a Ranuccio B.B. … una vecchia lettera … sempre attuale …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Ranuccio! Uomini, non caporali…
    saluti
    c

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