“Noiosissimo” … Caniggia … dalla meraviglia … alla durata …

Caniggia Ciampino

Ci scrive Giancarlo Galassi a proposito delle due recenti giornate caniggiane: …
“Caro Professore le invio le immagini del “noiosissimo” casamento di Caniggia a Ciampino, colorato di verde grigio come gli interni brasiniani del Cuore Immacolato a p.za Euclide perchè appaia ancora più serio e monumentale nel bailamme della periferia di Ciampino. E così è.” …
Qui di seguito un sintetico abstract dell’intervento di Galassi al convegno: …

“Mies costruiva la Neue National Galerie a Berlino, Aalto la casa-torre di Brema, Le Corbusier il Parlamento di Chandigar, da poco era stato inaugurato il Guggenheim di Wright e intanto Gianfranco Caniggia nel 1962 (29 anni) costruisce una palazzina evitando di scimmiottare gli amati maestri protagonisti del jet set architettonico internazionale e ovviamente voltando le spalle all’idiota interpretazione nazionalista della modernità strumentale alla rappresentazione del regime nel Ventennio, con la quale si potrebbe confondere il suo lavoro se a studiarlo è uno sguardo poco attento alla sua straordinaria elaborazione dei particolari (la lezione di Ridolfi in Caniggia era stata vagliata dall’esperienza sull’architettura romana fatta con Fasolo disegnando dal vero).
Si tratta solo di una palazzina, un tema in fondo banale in un clima di boom edilizio che trasforma in pochi anni la città giardino di Ciampino da frazione a comune, niente per cui ci si dovrebbe impegnare a fondo, ma qui Caniggia, in una sorta di neoavanguardia suicida per l’immagine e per le possibilità di vedere pubblicato il proprio lavoro su L’Architettura di Zevi o su Casabella di Rogers e quindi di diventare un palazzinaro di grido come [omissis], riparte da dove le avanguardie avevano lasciato l’architettura italiana negli anni venti, pressoché azzerando il secolo breve di Hobsmawn, e cercando di ridare al nostro mestiere il particolare passo lungo che aveva perduto, una sua lentezza fatta di piccole trasformazioni progressive nel tempo dovute alla difficoltà del confronto tra innovazioni tecnologiche costruttive o moderne esigenze funzionali con le consuetudini consolidate nei luoghi.
In questo edificio la struttura in cemento armato deve integrarsi con una tradizione muraria che tutto il linguaggio architettonico romano comunica nella tripartizione dei prospetti in base elevazione coronamento, nell’uso dei marcadavanzali lascito di successive sopraelevazioni, nelle soluzioni d’angolo convesse o scavate, nell’acquisizione nell’abitazione collettiva borghese della rappresentatività del palazzo gentilizio rinascimentale con fronti rigiranti dal disegno unitario e segnati con forza dall’asse di simmetria su cui si aprono ingressi e finestre, un asse di simmetria apparentemente irrecuperabile nel tipo ‘palazzina’ non essendo questo che l’accostamento delle estremità angolari di una casa in linea, una casa in linea contratta, da cui non può risultare che il pieno di un pilastro al centro senza possibilità di mettere porte o finestre (e si comprende il gesto spazientito di Moretti al Girasole) e la formazione quindi non di un’asse di simmetria ma di specularità.
Il ritorno all’architettura minore del neorealismo romano degli anni ‘50 si affranca in Caniggia da un impressionistico e compiaciuto revival non più rivolto agli ‘stili’come nell’ottocento ma alla persiana e al coppo affrontando problemi seri di linguaggio architettonico con franchezza razionale: ad esempio il marcadavanzale è semplicemente elemento imprescindibile della “langue” romana mentre la “parole” caniggiana delle mensole che sostengono l’aggetto del primo piano consente di leggere l’ossatura portante puntuale dei pilastri in calcestruzzo ed esalta una continuità muraria nell’edificio.
Ripetendo quanto già scritto altrove in questo blog a proposito del restauro di S.Vito e Modesto a Roma, in Gianfranco Caniggia riconosciamo una sensibilità handkiana delle cose, una vocazione alla persistenza in un’architettura delle architetture che l’hanno preceduta perché se c’è un fine nel nostro lavoro questo non è la meraviglia, lo era, forse, quattrocento anni fa e lo è oggi se costruiamo un luna park. Il fine della poesia in architettura non è la meraviglia ma la durata.”

GG

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7 risposte a “Noiosissimo” … Caniggia … dalla meraviglia … alla durata …

  1. memmo54 ha detto:

    Caniggia , come Muratori, Vagnetti ed altri non è riuscito a liberarsi veramente del moderno e dei suoi tabù! Tra questi l’ossessione di denunciare anche in facciata la struttura portante, come pure l’accanimento per il rigore distributivo interno, spesso ricercatamente modulare e ripetitivo; la ricerca dell’essenzialità, la messa al bando dei cosiddetti fronzoli (…il meno era il più ! ..pensate un po’…) .
    Con questa “palla al piede” i risultati, tranne pochissimi casi, sono stati inevitabilmente deludenti , come mostra anche l’edificio di Ciampino, anche se in misura minore rispetto a veri e propri “mostri” come il Palazzo di Giustizia di Teramo.
    Così una delle più brillanti teste pensanti del quadro culturale-architettonico italiano non riuscì a fare il gran passo e liberarsi in toto : rimase a masticare la “terza via” dietro ai dettami della presunta “rivoluzione copernicana” del movimento moderno, cagione di queste “bellissime” periferie e quartieri moderni.
    Segno che era veramente difficile fare qualcosa non in accordo con l’ambiente, la cerchia degli addetti ai lavori !
    Un vero peccato, anche per la precoce scomparsa, perchè con quella formazione culturale avrebbe potuto fare molto, moltissimo per questa disastrata disciplina… ma forse il pensiero di allontanarsi troppo…!
    Magna est res architectura, neque est omnium tantam rem aggredi.
    Saluto

  2. Pilia Emmanuele ha detto:

    Retorico più che noioso. Una giornata di studio non dovrebbe portare alla luce qualcosa di nuovo sotto il sole? Purtroppo questo non fa che rigettare nell’ombra i maestri dell’architettura italiana, invece che farli rivivere. Insegnare la modernità non può essere riferito con tanta banalità dei fatti. Ne viene raccontata sotto forma di aneddoto, che comunque rischia di cadere nel romanticismo.

  3. Biz ha detto:

    Ho avuto alcuni maestri, fra i pochi compositivi che mi hanno insegnato qualcosa in facoltà, che lo apprezzavano molto, e avevano interesse anche per Ridolfi, per Muratori (per quanto, non muratoriani “doc”, che a Torino non esistono, ora ce n’è uno che viene da Genova ma non è un “compositivo”).
    In un certo senso, mi ricorda anche un approccio alla Passanti (che era di Torino, amato maestro di questi miei maestri che poi apprezzarono Caniggia).
    A volte, detti maestri (con cui poi feci alcuni progetti insieme) parlavano appunto di Passanti, erano estasiati e guardando alcune sue cose dicevano “è tutto giusto, non ha sbagliato niente, guarda”. In realtà, c’è l’edificio tecnico del Comune, davanti al Duomo a Torino, che gli è venuto male, lì in quel contesto. I torinesi lo chiamano “il palazzaccio” e molti lo vogliono abbattere. Non che avesse “sbagliato” qualcosa, però lì non regge, non c’è niente da dire :-)
    Ecco, ad es. le cose di Passanti, così secche, dure, senza fronzoli ma non prive di una certa venustas, bisogna avere una certa maturità per non trovarle noiose. Sono, anch’esse, destinate a durare.
    Ma la grande architettura, è qualcosa di più, non c’è niente da fare.
    Didatticamente, per ogni architetto, è bene imparare da questi esempi sobri. Se poi avrai il talento per dare qualcosa di più, lo farai, ma potrai almeno renderti conto se sei in grado di farlo.

  4. filippo de dominicis ha detto:

    a me è piaciuto il termine usato da galassi…”gianfranco caniggia COSTRUISCE…”. io credo che caniggia oggi debba aiutarci come esempio di didattica e di metodo. oltre l’aneddoto. oltre l’esempio singolo, che puo annoiare o divertire. però ora come due anni fa mi chiedo perchè io “composizione architettonica e tipologia edilizia” l’abbia dovuto conoscere e scoprire e leggere in ERASMUS…

  5. adelaideregazzoni ha detto:

    caro memmo 54, lei è mai entrato nel mostro di Teramo? le assicuro che si respira largo.
    e ha mai visto i progetti di Benevento e di Napoli, gli ultimi tra i lavori di Caniggia? Sono belli , belli , belli.
    Passi alla Facoltà di Valle Giulia a vedere la Mostra!
    caramente adelaide caniggia.
    E poi Caniggia era simpatico e bello, gli altri così, così!

  6. marcello piro ha detto:

    Cara Professoressa Regazzoni-Caniggia, il suo commento a memmo 54 è a dir poco……… bello, bello, bello !
    Non mi sembra quindi il caso, per il momento, di infierire.
    All’ombra di uno stazzo di gallura, al riparo dal vento dominante di Maestrale (…..ricorda?), le invio un fortissimo abbraccio, pieno di stima e di affetto immutato.

  7. adelaideregazzoni ha detto:

    caro marcello piro, non ricordo bene tutti tutti i miei cari studenti, ma ricordo bene chi con passione studiava la sua terra e proprio ieri ho riportato nel lavoro che sto preparando su ” la storia della casa” due immagini della sua tesi; la ringrazio prima che il maestrale mi porti via. adelaide caniggia

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