Emirati, Abu Dhabi sfida Dubai e lancia distretto culturale …
“Un grandioso distretto culturale, dove sorgera’ un museo Guggenheim dalle fattezze futuristiche – che diventera’ il piu’ grande dei cinque della Fondazione … Il mega progetto e’ stato presentato ufficialmente ad Abu Dhabi e sara’ realizzato nell’isola di Saadiyat, al largo della ricchissima capitale degli Emirati Arabi Uniti. Saranno infatti quattro i musei, piu’ un centro per gli spettacoli, ad abbellire il piu’ ricco dei sette Emirati della federazione e a toglierlo dall’ombra della vicina Dubai, finora all’avanguardia nello sviluppo architettonico e turistico. Il distretto culturale sara’ a sua volta solo una parte di un lussuoso complesso turistico, da realizzarsi entro il 2018, teatro di eventi culturali in grande stile, che potra’ ospitare fino a 150.000 persone. Il ‘Guggenheim Abu Dhabi’, che sara’ inaugurato entro il 2012, e’ stato affidato a un nome familiare alla Fondazione, quello dell’architetto americano Frank Gehry …”
da Demanio:re, resizing the real estate world …
e se avesse ragione Sanguineti? ….





Egr. prof. Muratore
A proposito di tale articolo mi permetto di segnalarle (se già non lo ha letto) l’articolo di Ugo Rosa pubblicato di recente su arch’it (www.architettura.it) sull’ultima nefandezza del caro Monnezza (….le architetture antiche lasciano ruderi, le architetture contemporanee lasciano rottami….).
Se posso aggiungere una mia osservazione, da tempo credo che Gehry non faccia altro che mettere addosso a dei “bambini” rachitici delle enormi armature di metallo per farli apparire grandi guerrieri.
Se questo è un architetto……
Cordiali Saluti
Sei un grande professore!
Troppo forte!!
Penso che dobbiamo combattere contro il “junkspace”, contro “l’estetica del bidet”, contro l’estetizzazione – nordeuropea, “gotica”, nichilista – del mediocre, dello sciatto, dell’informe, del “vuoto” che piace molto a Franco Battiato e a Paolo Flores D’Arcais. Non siamo “scimmie nude”, come scrive quest’ultimo, ma uomini e donne con una cultura e una tradizione architettonica millenaria, ben precisa, e questa intendiamo costruire e rinnovare. Saper riconoscere questa tradizione – moderna e contemporanea – è un fatto di cultura, una scelta, una decisione, uno schierarsi intorno a ciò che si ritiene vero e significativo.
Manifesto perfetto di “ciò che non siamo ciò che non vogliamo”: il testo zeviano “Dopo 5000 anni: la rivoluzione”, su Lotus n°104. Per me resta la vetta teorica insuperata dell'”estetica del bidet”, vera e propria summa per coloro che, come Gehry, vogliono farci credere che non c’è più nulla da credere.
saluti
cristiano
errata corrige…
Saper riconoscere questa tradizione – anche moderna e contemporanea – è un fatto di cultura etc etc….
grazie prof