Ma che cosa si sono messi in testa?

Ma che cosa si sono messi in testa?
Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa?
Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa? Ma che cosa si sono messi in testa?
Forse prendendo lo spunto dal manifesto “trasgressivo” di una mostra non proprio esaltante dedicata al Settecento, ospitata nel recentemente “tamponato” Palazzo Venezia, alcuni edifici romani si sono messi in testa strane cose.
E così, dalle parti di Termini non lontano da China Town, luogo storico di procaci travestimenti, potrete incontrare vecchie caserme in disarmo che mettono su un cimiero mansardato a suo modo sofisticato e civettuolo che rinvia a freddi e nevosi inverni parigini; monumentali e storiche tessiture post-razionaliste che si increspano in farraginose ferraglie frangisole a nascondere vergognose escrescenze impiantistiche; tubi, plastiche, frigoriferi, inquieti pergolati che, a non finire, movimentano vecchie e stanche terrazze in cerca di nuove avventure metropolitane.
Che volete di più per valorizzare una capitale che che si affaccia felice sul terzo millennio e che (citiamo, ché la fantasia ha un limite …): “è stata guidata negli ultimi dodici anni da amministrazioni di gran livello, che hanno saputo coagualre le spinte alla ripresa innescando in un fortunato sforzo concertativo uno sviluppo che è stato prima culturale e poi economico. Adesso Roma appare una grande città, vera capitale, in forte crescita, un modello da imitare”(“Futuro Italiano”, cit. pag.135)

GM 14.11.05

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