DOPO CINQUANT’ANNI …

MARCO PETRESCHI foto pasqualiCarissimi,

il giorno 27 novembre terrò in Aula Magna Bruno Zevi alle ore 16 una lezione per salutare, dopo cinquant’anni della mia presenza a Valle Giulia, tutti i colleghi e il personale amministrativo con i quali ho avuto l’onore di collaborare per tanti anni.

Mi farebbe molto piacere incontrarvi in quell’occasione.

Vi aspetto,

Marco Petreschi

 

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L’ANTICAMERA DEL MASSACRO …

Schermata 2014-11-23 a 16.49.22Secessione e Avanguardia

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balla tolstoiboccioni part.sant'elia ...alcuni pezzi eccezionali …

per una mostra …

altrimenti mediocre …

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“La più gran tamarrata del XXI secolo”? …

finalmente ...

averroé 46 su: L’angolo del sola …

averroé 46 commented on “L’angolo del solaio del secondo piano era bucato per permetterne la crescita in verticale. Dopo un po’ di tempo il cipresso ingiallì, morì, il bicchierotto rimase per molti anni vuoto e il buco sopra appariva ancora più incongruo. Mi sembra che abbiano fatto un altro tentativo con un ‘altro cipresso” …

Sergio 43 su: … “Voglio augurare tutto il bene alla suggestiva foresta augurando che architetti, botanici, giardinieri e …

“Ecco, sergio 43 ha già detto tutto sulla difficoltà dell’impresa di far sopravvivere alberi di alto fusto in contenitori radicali ristretti quali possono ricavarsi su balconi e pareti di edifici, e anche in questo caso vedremo fra qualche tempo se questa volta la sfida avrà esito migliore. Ma quand’anche questa volta con inusitate tecnologie ci riuscissero, ne sarebbe valsa la pena? A parte i costi di gestione, ma servisse almeno a controllare il livello dell’acqua di falda, che invece dopo la costruzione dei “bestioni” di Porta Nuova Project è misteriosamente salita sino ad invadere la stazione Garibaldi di MM2. E poi, per realizzare che?: gli sceicchi arabi si fanno fare piste da sci nel deserto, qui ai neoricchi, tronisti e velinari si offrono giardini da villone di “cumenda” brianzolo su sproporzionati sporti di balcone. Perché non ispirarsi invece all’essenzialità di una sorta di mega-bonsai? Troppo raffinato per certa clientela: fatti un bel bosco verticale tutto per te e…pò, pò, pò. Altro che premio al più bel grattacielo del mondo: qualcuno giustamente l’ha chiamato “la più gran tamarrata del XXI secolo”, un po’ come andare in giro in città con l’Hummer! Se grattacieli han da essere allora quasi meglio la specchiatura convessa di Cesar Pelli e persino la non eccelsa stereometria cristallografica del Diamante di Caputo e Knopf-Pedersen”

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ESAGERATE … COLPEVOLI … VOLGARI …

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biscarrosse2012 su: E tale è stata spesso l’audace insipienza degli addetti ai lavori …

LA PERIFERIA ROMANA E I SUOI MONUMENTI  Giorgio Muratore Quanti si sono avvicinati, anche una sola volta, …

“Caro Giorgio,
Essendo anch’io romano, come te, e avendo anch’io tante indelebili immagini di una Roma bella nella testa, mi sarebbe piaciuto poter dire che una sola delle tue dolorose verità fosse esagerata o inesatta. Lo avrei fatto volentieri, nonostante l’amicizia, per replicare che forse, in qualche isola felice di questo magma invivibile di cui «milioni di perdone subiscono gli effetti», qualcuno poteva avere ascoltato almeno la voce di Italo Insolera o di Antonio Cederna.
Ma quello che tu dici è assolutamente vero, giusto, corretto e nient’affatto esagerato.
Sono esagerate, colpevoli e volgari, al contrario, come tante canzonette retoriche e idiote, le lodi che alcuni ancora oggi fanno a se stessi, al loro stomaco, alla loro spregiudicatezza, alla loro vanità e imperdonabile incapacità umana e sociale.
Giovanni Merloni

………….

Caro Giovanni …

solo il caso e la coincidenza degli ultimi fatti di Tor Sapienza …

mi hanno fatto disseppellire quel testo di più di trent’anni fa …

che un po’ gigionescamente ho appena riproposto …

era trent’anni fa …

e mi riferivo agli, per allora, …

ultimi trent’anni …

ma che cos’è capitato dopo? …

se mai possibile, …

di peggio …

e non sarebbe male parlarne un po’ …

tor-G.M. ABITARE maggio 1984

E tale è stata spesso l’audace insipienza

degli addetti ai lavori da lasciarci,

in più di un caso, perplessi …

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girasole

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” Capita di riconoscere e di ritrovare tanta qualità e intelligenza architettonica più sovente in un dettaglio del passato, in una vecchia modanatura, in un’antica decorazione, piuttosto che in un edificio, in un piano, in un intero quartiere moderni” …

fiorini via tartagliaCANTONATE ROMANE …

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“E tale è stata spesso l’audace insipienza degli addetti ai lavori da lasciarci, in più di un caso, perplessi” …

 ABITARE 224 maggio 1984 abitare tit

LA PERIFERIA ROMANA E I SUOI MONUMENTI

Giorgio Muratore

Quanti si sono avvicinati, anche una sola volta, al centro storico di Roma, attraversando faticosamente la sua labirintica periferia, già conoscono la morfologia sfatta di questa città, la dimensione abnorme delle zone residenziali che la circondano, il dedalo del suburbio, la nebulosa delle borgate più o meno abusive.

Ma quanti, giungendo in aereo a Fiumicino, hanno per caso sorvolato, anche di sfuggita, la città eterna, hanno sì intravisto nel cuore dei quartieri rinascimentali e barocchi le preziose inclusioni dei suoi monumenti storici, ma non hanno neppure potuto fare a meno di sorvolare per interi minuti forse la più sterminata, magmatica distesa di “case” che, almeno in Europa, sia dato di contemplare.

Migliaia di ettari, chilometri e chilometri quadrati di territorio edificato, urbanizzato senza regole e fuori da qualsiasi piano urbanistico, centinaia di chilometri di strade disegnate alla rinfusa, nessuna traccia di ordine e di gerarchia che non siano quelli dettati dalla lottizzazione selvaggia e senza scrupoli che ha dominato, incontrastata, negli ultimi quarant’anni.

Ma all’interno di questo ciclopico pastone edilizio, di questo magma spropositato fatto di casette di tufo e di “palazzine” pretenziose, alimentato da mezzo secolo di malgoverno, di insipienza, di arroganza e di ipocrita connivenza amministrativa (le vicende legislative di questi giorni non possono che far rabbrividire appena le si confronti con la vastità del “fenomeno Roma”), ecco qua e là emergere i segni, i frammenti sparpagliati di un’idea, di più e contrastanti “idee di città” che architetti e urbanisti hanno, nonostante tutto, cercato di lasciare, dal dopoguerra a oggi, nel corpo vivo di una città che, come abbiamo visto, è andata sviluppandosi, per lo più, senza guida.

Ed ecco stagliarsi, sia per la loro mole, ma soprattutto per il loro “disegno”, interi blocchi di edifici, “quartieri” veri e propri, “stecche”, “ciambelle”, qualche moncone dì crescent, qualche fantasma di square, insieme a raggiere sconclusionate, a ciclopici “segni urbani” passati per disgrazia e senza tante mediazioni dalla carta al cemento, frattaglie di town-design d’annata, cucinate in tutte quelle salse che la cosiddetta “cultura” degli specialisti di volta in volta consigliava. E tale è stata spesso l’audace insipienza degli addetti ai lavori da lasciarci, in più di un caso, perplessi se non, addirittura, farci talvolta rimpiangere la tragica, disperata, violenta “spontaneità” della borgata senza firme d’autore. Si potrebbe andare avanti ancora per molto in questo senso e, sorvolando ancora per qualche istante la città, tornano alla memoria le matrici iconografiche di quelle oscene “citazioni”, pagine patinate di riviste di vent’anni fa, sfogliate e mai lette, qualche progetto giapponese, tante immagini dall’Inghilterra, un po’ di banlieue parigina, tante esercitazioni scolastiche, qualche laurea “storica”, ecc.

Non è certo questa la sede per alimentare ulteriormente una polemica vecchia ormai di qualche anno, ma almeno ci si consenta di osservare ancora quanto e come una politica di piano priva del necessario consenso di massa, o comunque di una qualsiasi intelligenza politica, unita a una professione del progetto priva anch ‘essa di un’adeguata, autentica “cultura” e organizzata tardivamente secondo tempi, modi e strumenti che già altrove si erano dimostrati inadeguati, abbiano prodotto gli effetti di cui oggi milioni di persone subiscono le conseguenze vivendo, abitando lo spazio di una “città” che tale rimane solo nei toponimi cartografici.

Roma, infatti, al di fuori del suo storicissimo centro, della sua fascia ottocentesca e di alcuni brandelli (già peraltro maledetti) di zone intensive ad altissima densità, frutto della febbre ricostruttivo-speculativa degli anni Cinquanta, non è più, anzi non è mai stata e probabilmente non sarà mai, una città. Non lo sono le cosiddette borgate, lo sono ancora meno i numerosi quartieri di edilizia pubblica o sovvenzionata costruiti in questi ultimi anni. Questa Roma non è città (non parliamo poi di Metropoli), o meglio lo è come può esserlo oggi un qualsiasi pezzo di periferia in una qualsiasi megalopoli mediterranea, come lo possono essere Napoli o Palermo, Atene o Beirut. Né valgono a restituire il senso complessivo di un’appartenenza dei suoi spazi alla storicità del luogo, alle sue sedimentazioni, alle sue stratificazioni storiche anche gli esempi migliori (non parliamo poi dei peggiori) di cui in qualche modo il servizio fotografico che segue intende essere una sintetica rassegna.

G.M. (in “ABITARE”, n.274, maggio 1984)

tor sapienza 1984servizio fotografico di Toni Garbasso

  1. Vigne Nuove Valmelaina;
  2. Vigne Nuove Tufello;
  3. Tiburtino Sud;
  4. Tor Sapienza;
  5. Tor Bella Monaca;
  6. Casilino;
  7. Laurentino;
  8. Ferratella;
  9. Corviale.
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