
Da Sergio Marzetti: …
“Caro Prof.
scusa se intervengo di nuovo sul problema de Les Halles ma il “tema” (ecco che ariciccia!) del recupero, del riuso, della riprogettazione delle aree, grandi e piccole, dismesse per eventi storici, mutamenti economici, trasmigrazioni urbane, è troppo intrigante e coinvolge tutte le grandi città mondiali. Fermiamoci al caso parigino, perché Archiwatch ne ha dato ampia raffigurazione. Vorrei mettere in ordine cronologico gli eventi che riguardano questa importante area centrale per dare un senso alle idee che ne sono scaturite e per avvertire in quali rischi si può incorrere se non si ha il giusto rispetto, attenzione e capacità di lettura:
1) Dopo poco più di cent’anni la classe dirigente di Parigi decide che l’enorme struttura a tettoia non va più bene. Chi siano stati i più favorevoli a questa operazione, gli operatori del mercato stesso, le amministrazioni tese a lasciare la propria impronta, gli speculatori ingolositi del nuovo valore fondiario, la nuova moda “internationa style”, lasciamolo decidere agli studiosi. Oggi queste drastiche decisioni verrebbero e sono contrastate con argomenti che fino a ieri pochi erano in grado di affrontare. Senza quelle violenze, oggi non potremmo e sapremmo essere più accorti nel voler discutere tutto ciò che ci riguarda.
2) La municipalità dà inizio a un concorso. Il progetto degli italiani appare essere il più rispettoso della storia del luogo, affiancando corpi modulari, memori del ritmo delle precedenti tettoie di ghisa, ad un’ampia piazza urbana.
3)La commissione privilegia il Forum de Les Halles. In questo progetto il “buco” la fa da padrone e le vetrate degli edifici intorno vi cadono dentro come cascate d’acqua. Sembrano le cascate che a New York si precipitano dentro i buchi lasciati delle Twin Towers. Un richiamo divertente è dato dagli edifici più alti tra il Forum e la Chiesa di Sant’Eustachio le cui soluzioni d’angolo mi fecero pensare, quando li vidi, agli sgabelli di Alvar Aalto che avevo da poco regalato e un amico.
4) Di nuovo mano al piccone per abbattere il Forum che non è mai piaciuto con i suoi rozzi dettagli e avanti un altro, il Canopèe, che si propone come forma leggera galleggiante sulla piazza pedonale e sui servizi sottostanti, un’altra “nuvola” insomma. Sembra che, non essendo noi più in grado di dare espressione coerente a corpi architettonici disegnati dall’uomo, ci rivolgiamo alla natura, alle piante, all’acqua per sostenere il nostro “pensiero debole”.
Per fortuna che la Chiesa di Sant’Eustachio continua a dominare indifferente il quartiere e la rotonda superstite del vecchio mercato sembra dire: ” E’ inutile che vi date tanto da fare! Oramai il danno l’avete fatto!”
Quindi stiamo attenti anche a casa nostra! Intesi su Via Giulia? “
S.M.