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Forse – e sottolineiamo forse – il doloroso sacrificio del villino di via Ticino, raso al suolo a colpi di ruspa un anno e mezzo fa, a qualcosa è servito.
Il clamore allora fu forte, l’opinione pubblica giustamente si indignò al punto che la Soprintendenza Speciale di Roma ha deciso di correre ai ripari per colmare il pericoloso vuoto legislativo che aveva consentito quella, discutibile, operazione. È così che ieri, al San Michele, è stata convocata un’importante conferenza stampa in cui, il soprintendente Prosperetti ha annunciato la proposta per una nuova tipologia di vincolo creato proprio per armonizzare le nuove trasformazioni urbane.
La novità – anzi la rivoluzione – sta nel fatto che per la prima volta a Roma non ci si limiterà a tutelare i singoli edifici di pregio della città otto-novecentesca bensì il vincolo verrà esteso anche al paesaggio urbano, in sostanza proprio alla città otto-novecentesca e alle sue peculiarità. Questa nuova definizione infatti permetterà di salvaguardare non solo gli edifici d’autore, ma anche intere zone, o contesti, impedendo finalmente che vengano snaturati l’identità e il valore culturale della città.
Lo studio di questo nuovo strumento normativo ha riguardato per il momento il territorio del II Municipio e, se non ci saranno imprevisti, entro la prossima estate il nuovo vincolo sarà operativo e andrà a salvaguardare, ad esempio, gli storici quartieri di villini indipendentemente dal valore del singolo edificio. Non rimane che augurarsi che, almeno questa volta, gli interessi di pochi non prevalgano sulla storia di Roma.

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Il Centro Studi Giorgio Muratore è lieto di presentare il lavoro che Giulia Carioti e Tommaso Sacconi stanno portando avanti con l’obiettivo di riscoprire il fascino spesso trascurato di alcune tra le più suggestive Portinerie Romane. Architetture d’autore ma anche progetti meno noti per una narrazione diversa della città e delle sue palazzine viste attraverso lo sguardo dei loro portieri, personaggi e testimoni fondamentali della quotidianità e della storia. Un’indagine fotografica e architettonica che cerca tuttavia di non trascurare il racconto di una professione e delle sue contraddizioni, in un’epoca, la nostra, che pensava di poterne fare a meno e che invece sta riscoprendo l’importanza di questa figura. Cosa sono le portinerie? Il loro lavoro vorrebbe dimostrare che la risposta alla domanda è meno banale di quanto si possa immaginare. Certo ci sono le cosiddette guardiole e ce ne sono di tanti tipi. Gli architetti del resto, come per ogni aspetto della palazzina, si sono esercitati in infinite declinazioni anche di questi elementi. Ne troviamo di tutti i tipi da quelle minimaliste, con un semplice tavolo nel atrio, a quelle monumentali; dalle grandi vetrate simili ad acquari a piccole cabine che ricordano la plancia di un aereo fino alla finestrella che incornicia il portiere quasi si trattasse di un mezzo busto televisivo. Eppure c’è di più, sì perché il lavoro di queste persone va ben oltre quello di ricevere e accogliere chi arriva, si occupano di tutto, dal controllo -sempre più richiesto in quest’epoca di paura- alla cura del androne e delle piante, dalla gestione della corrispondenza -che oggigiorno passa soprattutto dagli acquisti online- fino alla soluzione dei problemi di ciascun condomino. Ci sono tuttavia anche aspetti della professione -emersi con questa indagine- che troppo spesso sono ignorati. Pensiamo ad esempio cosa significhi vivere nello stesso posto in cui si lavora. “Un lusso” potrebbero rispondere in tanti esasperati da traffico e spostamenti, “una condanna” potrebbero invece ribattere proprio quei portieri che, vivendo lì dentro, di fatto finiscono per lavorare ventiquattro ore su ventiquattro senza nemmeno avere la possibilità di “staccare” tornando a casa. C’è poi però anche un ulteriore livello di lettura, forse meno noto e a tratti più inquietante; ci si può addentrare infatti persino in un’interpretazione ideologica di questa situazione. In effetti il portiere è un dipendente del condominio che però, spesso, è anche il proprietario della casa in cui questi vive. Forse oggi a noi sembra una cosa scontata ma non possiamo tuttavia non costatare il rischio di questa condizione che in effetti era stato già messo in luce un paio di secoli fa addirittura da Engels: “I proprietari […] sanno per esperienza diretta quale pressione si possa esercitare sugli operai in sciopero quando si è contemporaneamente padroni delle loro case”. In conclusione, il racconto di Roma, come ci hanno dimostrato la letteratura e ancor di più il cinema, passa inevitabilmente per le vicissitudini della palazzina e attraverso gli occhi dei loro portinai. Del resto lo stesso Giorgio Muratore ammoniva sempre gli studenti a cui assegnava le sue ricerche storiche sugli edifici: “domandate ai portieri”.
Il curatore
Andrea Bentivegna

Appuntamento al Centro Studi Giorgio Muratore per raccontare l’insolita storia delle portinerie romane nel progetto di Giulia Carioti e Tommaso Sacconi.
Una narrazione diversa della città e delle sue palazzine viste attraverso lo sguardo dei loro portieri, personaggi e testimoni fondamentali della storia e persino della cinematografia. Con il contributo di Miriam Ciamarone e Domenico Calabrese e a cura di Andrea Bentivegna.
ELOGIO DELLA CORNICE figura tra i libri di architettura da portare nel 2019! Grazie ad ARTRIBUNE, e a Valentina Silvestrini, per averlo consigliato.
Leggi tutto https://www.artribune.com/editoria/2018/12/architettura-libri/
