IL NON FINITO MASSIMILIANESCO
La storia dell’architettura è piena di opere non finite. Il Tempio Malatestiano a Rimini, il Sant’Andrea a Mantova sono due capolavori assoluti di Alberti e molto della loro straordinarietà la devono al fatto di mostrare il cantiere, il respiro sospeso a bocca aperta, architetture valide in quanto «sostanza di cose sperate», promesse di un’inarrivabile compiutezza per sempre impossibile per motivi economici, politici e poi storici.
Ecco confezionata per te la scusa retorica da architetto colto (la figura più inutile che esista e che tu come me non sei), se vuoi rivenditela su L’Espresso. In verità c’è anche la voglia di redimere l’anima al direttore «irresponsabile» che oggi pubblica questo inserto buonoide ma all’epoca era nella giuria del concorso e che per salvaguardare Roma da diversi gesù immanicati con l’affarismo internazionale, condannò alla via crucis un ingenuissimo progetto firmato dal Barabba dell’architettura italiana.
Tutto questo preambolo solo per indicare al gentil d’animo Massimiliano (ma adesso troppe goccette di Lexotan gli servono per ammansire la ciclotimia), da che parte è l’uscita di sicurezza e che nella storia dell’architettura c’è da sempre: «Fuksas: molla tutto! Sganciati! Basta incriccarsi con questi trafficoni capitalisti prima veltroniani, a seguire alemannici e forse d’ora in poi marinareschi!».
Piuttosto, butta giù una variante in corso d’opera in diminuzione e non in aumento (lasciali di stucco!) in cui completi gli interrati destinati ad autorimessa, la sala grande al piano terra e lasci incompiuto tutto il resto, sopra-tutto la sublimemente caotica scultura sinaptica in acciaio. Che resti a fluttuare inutile, magnificamente artistica, su un atrio piazza di dimensioni da monumentale rudere romano. Non rovinare, rendendola opaca, la ragnatela in acciaio con uno di quei tessuti in vetro silicone che ti piacciono tanto.
Rivedi il progetto a scala di quartiere. Anziché realizzare quelle miserabili salette studio nel corpo della Nuvola (una vera miseria in confronto al dispendio anche creativo), recupera i semiabbandonati Pantheon e Colossei Quadrati di Libera e La Padula, inventati un urbanistico EUR Quartiere Congressuale, che poi due passi, per spostarsi da una sessione all’altra, neanche ci stanno male dopo un quattro-cinque ore di seduta.
Guarda la tua espressione in quel tuttiperuno-unopertutti che ogni tot ti costringono a fare (e ogni volta 40 gocce la sera per dormire) e, pensando ai romani, al Less Aesthetics-More Ethics, ricordati di quel giovane impacciato che a Valle Giulia gridava e su YouTube grida ancora, alzando il pugno cattivo Lexotan immune: «E’ la lotta dell’architetto che confluisce nella lotta operaia e non la lotta dell’operaio che confluisce nella lotta dell’architetto».
FUKSAS E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI !!
Giancarlo :G Galassi
PS. Le immagini sono tratte da: bta.it/txt/a0/02/bta00234.html; designandstyle.blogosfere.it; architetto.info; ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com
