Condividi:
- Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Fai clic per condividere su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail





Titolo criptico, ma il postpartecipato colorato, che non so sia stato prepartecipato, è infinitamente migliore del pospartecipato rosso, che di certo non è stato mai partecipato.
La varietà dei colori sarà anche un trucco, le tinte saranno destinate a cambiare e/o scomparire, ma insomma, unito ad una diversa concezione della città, segnala la presenza di un’idea della diversità e unicità delle persone che vi abitano molto più allegra e vitale del chilometro di cemento armato.
Segnala, anche solo deontologicamente, rispetto per il committente inteso come utilizzatore futuro.
Quel progetto di De Carlo sopporta la spontaneità di modificazioni, aggiunte, integrazioni, superfetazioni, tende, pergolati e quant’altro la fantasia o la necessità richiedano, e al diavolo l’indignazione di qualche architetto che pensa che ciò che conta sia l’integrità dell’opera; il chilometro di c.a. è una condanna all’uniformità a vita.
Saluti
Pietro
L’edificio rosso è il quartiere Matteotti a Terni di De Carlo, che fu partecipatissimo.
Ma che vuoi partecipare ! Le cttà sono diventate la forma concreta del capitale, delle sue leggi delle sue illusioni, dei suoi prezzi da far pagare alle moltitudini. Imbellettarle va bene per i gonzi.
L’impressione che gli edifici siano ordinatamente ‘poggiati’ è sgradevole soprattutto se ci si incammina oltre ponte dopo avere respirato Burano.