Stazione Termini, ma non finisce qui! …

“Caro prof. Muratore,
ho inviato il mio primo post  al suo blog, nel novembre del 2005, riferito a ” Vi ricordarte com’era.. la Stazione Termini?”  e scivevo:
“Preferisco ricordare la stazione di Roma per come l’ho conosciuta, rispondente al progetto originario. Le modificazioni attuali in termini globali la rendono, dal punto di vista del frettoloso passeggero-pedone, simile a tutte le altre che s’incontrano viaggiando per ferrovie. Ma la stazione di una capitale come Roma meriterebbe una connotazione particolare, che, del resto, aveva e che ha perso. I tempi che corrono sono densi di contraddizione. Da una parte si fanno leggi per la difesa dell’architettura moderma in Italia, si organizzano convegni per proclamare degna di conservazione questa o quella opera in disfacimento, dall’altra si stravolgono riconosciute opere d’architettura moderna, come  la Stazione di Roma, che ha superato il vaglio del concorso, presieduto da severe commissioni giudicatrici.”

Oggi gennaio 2011, mi piace ricominciare con un’immagine insolita della Stazione Termini, ripresa dall’interno, con l’effetto delle ombre che descrivono l’andamento  sinuoso della copertura. Era il 1989!

Saluti,

Isabella Guarini

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12 Responses to Stazione Termini, ma non finisce qui! …

  1. waferboards ha detto:

    effettivamente questa foto,confrontata con lo stato attuale di questo stupendo atrio,è un paradigma perfetto dei giorni nostri.
    e non sono banalità e frasi fatte,questa società,la corsa ai soldi e alla pubblicità produce ciò che ci circonda..la cosa davvero deprimente è che si sarebbero potuti realizzare negozi e aree commerciali all’interno della stazione senza alterarne la bellezza..ma non bastava
    come diceva in passato Flaiano: “Tra trent’anni l’Italia non sarà quella fatta dai governi ma quella fatta dalle televisioni(e pubblicità aggiungo io)”

  2. Stefano Serafini ha detto:

    Esiste a Roma una lotta contro “il cartellone selvaggio” – bene. Ho provato a far presente che il Grande Fratello di video e jingle che ha invaso la Stazione (e poi le fermate e i vagoni della metro, e da poco anche le stazioncine ferroviarie suburbane e regionali) sia qualcosa di peggiore, contro il quale però non ho ancora udito profferire verbo – è infatti legale, quello, e la nostra “opposizione” (politica, sociale, culturale) è tutta legalista e azzimata, in fila con la scodella in mano.

    Ho provato, e qualcuno mi ha invitato “a prendere le mie responsabilità” e filmare l’orrore di Termini, quasi ci fosse necessariamente bisogno di un’interfaccia video per capire la realtà. Naturalmente filmare le stazioni è proibito per legge, quindi dovrei inventarmi un putsch artistico, io che faccio il filosofo, e beccarmi pure una denuncia. E mi domando: ma quando gli studenti protestavano, invece di invadere i binari e lasciare per strada i pendolari, non potevano beccarsi le cariche dei celerini almeno per una buona causa? Pappemolle…

  3. isabella guarini ha detto:

    I cartelloni pubblicitari sono la peste del paesaggio urbano e naturale e rapppresentano il viatico per la omologazione globale della nostre città. Tra il 2003/04 ho intrapreso, con gli abitanti della piazza in cui abito a Posillipo, un’azione di contrasto contro i maxi-cartelloni che erano stati apposti dalla pubblica amministrazione, impedendo le vedute paesaggistiche in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e Piano Paesistico di Posillipo. L’iter è stato lungo, ma alla fine ce l’abbiamo fatta a far rimuovere il mostro che ci opprimeva. Devo dire che la protesta si è estesa a tutta la città, come si può vedere dal sito di seguito:
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica?query=cartelloni+piazza+san+luigi&view=archivio&testata=&sortby=ddocdatetime&page=3
    Mi sorprende che per Roma non ci sia stata alcuna protesta!

    • Outsider ha detto:

      La Signorotta Guarini oltre a sottolineare, sempre e con ogni pretesto, che Lei abita nella Napoli Bene (la solita volgarità alla napoletana…)adesso ci mostra quali sono i veri problemi che affliggono Napoli: i cartelloni di Mendini !!!!!!!!! Bravi, siete attenti al paesaggio e non conoscete neanche il termine “DIFFERENZIATA” Un bell’esempio di ipocrisia italiana (anzi tutta campana)!
      Ed è lei quella che si sorprende????

  4. salvatore digennaro ha detto:

    Non si capisce il nesso tra l’argomento in questione e i rigurgiti razzisti in stile post o neo fascio-leghista…viva Napoli e la Campania.

  5. isabella guarini ha detto:

    Il Paesaggio non è un bene per i soli abitanti delle “zone bene”, ma un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, per cui esistono i vincoli di salvaguardia e tutela. Noi, napoletani, facciamo la raccolta DIFFERENZIATA tra la “monnezza”, opera degli umani, in cui vanno annoverati anche i maxi-cartelloni, e il Paesaggio, opera divina. Ma Otutsider lo ignora!

  6. Outsider ha detto:

    Guarini lo vada a dire agli abitanti di Napoli Nord che il paesaggio è “un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, per cui esistono i vincoli di salvaguardia e tutela”… il maxicartellone sicuramente saprebbero dove metterlo…

  7. eduardo alamaro ha detto:

    Imprevedibile Archiwatch! Ping-pong blog che corre sui binari tra Roma e Napoli. Dalla stazione Termini a quella di Posillipo. Capotreno e controllore assoluto Isolabella. (A proposito, ma perché Outsider se la prende con Isolabella?)
    Per me è una alleata preziosa, una voce coraggiosa e civile. Un attento capostazione posto nel territorio nemico della Napoli (poco) bene di Chiaja-Posillipo. Io che sto ‘ncopp’ ‘a Stella della malaNapoli. E se rivendica qualche successo della sua azione di controllore del treno deragliato della pubblica visibilità che male c’è? Mi pare legittimo e giusto. (Poi è sempre bene, credo, usare leggerezza e simpatia nei rilievi critici muratorini).
    Inoltre per me Isolabella è una alleata nella raccolta differenziata dell’arte. Infatti io amo gli oggetti fuori uso del design, manifesto e lussuri-uso. Sostengo che gli oggetti riacquistano una vita più interessante allorché cessano la loro pubblica o privata finzione. Specie quando son di grandifirme e specie se collocati in posti sbagliati della città. Meglio riusarli allora con l’ironia dell’arte plastica differenziata nostra. Siamo dei misericordiosi dell’urbano: erano dei bidone del design e non li tiriamo fuori dal bidone d’‘a munnezza della Storia. O no?
    Saluti e baci serali, Eldorado

  8. pasquale cerullo ha detto:

    … ma … in piena sintonia con la filosofia del nuovo piano casa…

    E come direbbe quel tale… in c…. ‘o paessaggio!!

    Ne vedremo delle belle (delle brutte).

  9. isabella guarini ha detto:

    Se prendessimo dal bidone dei rifiuti le frasi fatte che connotano gli abitanti delle varie regioni italiane, avremmo un florilegio di pregiudizi, unica risorsa contro l’omologazione globale. Ma noi napoletani siamo tolleranti e quando ci sentiamo oggetto di attacchi privi di senso, sappiamo unirci da Posillipo alla Sanità. Indifferentemente!

  10. waferboards ha detto:

    credo che la questione sollevata non riguardi nord e sud ma tutto il paese..
    ormai le Nostre piazze,le Nostre architetture,il Nostro paesaggio sono intesi come patrimoni da monetizzare piuttosto che da ammirare..è fuori discussione che il coinvolgimento di privati possa essere un aiuto fondamentale,ed è altrettanto ovvio che chi si impegna voglia un ritorno..ma in questo paese,come accade spesso,la situazione si è ribaltata..il ritorno economico non è una conseguenza ma una causa.
    la cosa drammatica è il senso di assuefazione che ci porta a immaginare come normale un atrio di una stazione,una stazione in generale,un patrimonio della città ricolmo di chioschi,insegne,negozi..eppure,come detto,lo spazio per fare di quel luogo un centro commerciale era di per sè vastissimo..
    e lo stesso vale per un centro storico sempre più ricoperto da impalcature per pubblicità(perchè spesso è questo che sono),si veda la chiesa di San Lorenzo in Lucina,con una doppia impalcatura per rendere più visibile lo sponsor.
    Oppure piazze e strade invase da tavoli,stufe(non erano illegali?),ombrelloni..che rendono spesso difficile il transito ai pedoni(un esempio piazza Augusto Imperatore) o peggio alterano la lettura del impianto urbano(ad esempio nella splendida piazza Sant’Ignazio)
    L’assenza delle istituzioni come garanti di un uso misurato del nostro patrimonio hanno spinto i privati alla ricerca del massimo guadagno,incuranti di qualsiasi compromesso e ora il pubblico intuendo le potenzialità della cosa invece di porre un freno cavalca la questione e decide di sfruttare la città come un enorme set per spot pubblicitari(ultimo caso,in ordine di tempo,la formula uno)
    Di solito la cosa pubblica,per definizione,dovrebbe essere di tutti..in Italia al contrario non è di nessuno ed il primo che arriva può sfruttarla come fosse sua..

  11. isabella guarini ha detto:

    L’avevo detto che non finisce qui. Siamo passati dal bazar della Stazione Termini, alla problematica dell’estica urbana, sopraffatta da cianfrusaglie che impediscono di godere di monumenti e paesaggi, per cui i turisti affrontano viaggi anche costosi. La tassa di soggiorno potrebbe sostituire gli introiti che i Comunni ricavano dalle occupazioni di suolo pubblico e dalla pubblicità. Ma alle bocche fameliche della spesa pubblica non basta mai niente!

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