Minareti fiorentini …

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/8-settembre-2010/progetto-moschea-minareto-somiglia-campanile-giotto-1703725082550.shtml

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32 Responses to Minareti fiorentini …

  1. Nico ha detto:

    Questa è veramente wow-architecture! Da rabbrividire…

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      A me non fa rabbrividire affatto, semmai è un po’ ingenua, anche per colpa del rendering, ma dimostra una notevole intelligenza nel non voler provocare la sensibilità dei cattolici, attingendo ad elementi dell’architettura fiorentina. E mi sembra anche il segno di un desiderio di integrazione che io credo sia da apprezzare. Però non so dove sarà collocata, ma questo è un altro discorso.
      Gli architetti hanno il difetto di essere monomaniacali, ma la realtà è più complicata di quanto appaia al tavolo da disegno o al computer.
      Pietro

  2. filippo de dominicis ha detto:

    Non capisco cosa significhi l’ “intelligenza nel non voler provocare la sensibilità dei cattolici”.
    Tralasciando il fatto che nelle aree islamizzate dell’Africa settentrionale e occidentale l’insediamento delle istituzioni cattoliche, per opera dei colonizzatori e delle missioni disseminate su gran parte dei territori, è fatto accertato e accettato; tralasciando il fatto che la diversità, anche architettonica, di una struttura di culto, è segno indispensabile alla loro convivenza su uno stesso territorio, e la testimonianza di un rispetto e di una accettazione reciproche (che evidentemente è presente in Africa meno che da noi, basterebbe girare per la medina di Tangeri e ammirare delle splendide chiese-chiese sette-ottocentesche costruite non per evangelizzare gli islamici, ma per fornire una sede di culto adeguata agli spagnoli insediati)…mi chiedo come si possa ragionare sul tipo, sullo spazio di una moschea, utilizzando e combinando materiali dell’architettura che fanno riferimento a tutt’altro sistema di valori spaziali e comunitari.
    Mi viene da pensare che l’architetto che ha costruito San Miniato al Monte abbia lavorato su quella decorazione parietale, su quella disposizione dei pilastri, su quella costruzione dello spazio, in riferimento ad una serie di attività rituali e collettive che poco hanno a che fare con l’essenza comunitaria dello spazio musulmano. Il quale, credo naturalmente,e necessariamente, debba esprimere la propria identità senza che questa venga celata in riquadri geometrici o in facciate prive di senso e di significato.

  3. filippo de dominicis ha detto:

    Tutta ‘sta pippa, scusate, per manifestare una sensazione. Non mi sembra di possa davvero parlare, in questo caso, di “desiderio di integrazione”…a me sembra, piuttosto, il tentativo sofferto di sfuggire a una persecuzione…della serie: guardate cosa siamo disposti a fare purchè non ci rompiate i coglioni: sarà sicuramente meglio degli scantinati in cui siamo costretti a pregare ora…
    cosi forse ci siamo…

  4. biz ha detto:

    Come impianto non sembra difforme a quello delle grandi moschee del periodo 800-900 d.c. (vedi quello di Kairouan, con maggiore estensione del cortile).
    Mi pare solo un po’ incongua l’enfasi eccessiva della porta centrale, forse anche il timpano. C’è qualcosa che non va.

  5. ctonia ha detto:

    Mi pare che l’Arch. David Napolitano (così leggo nelle immagini) non sia riuscito a concepire un progetto degno dell’arte architettonica islamica, ma abbia piuttosto praticato l’antica arte della taqiyya.
    Mi viene in mente che di fronte a questa mediocre prova progettuale, che usa il Rinascimento fiorentino come una texture da inserire in 3dstudio, la Moschea di Roma di Portoghesi emerge ancor più come un capolavoro assoluto, forse la sua opera più importante.
    Ciao
    c

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Sono d’accordo sulla Moschea di Roma: è certamente l’opera migliore di Portoghesi ed è certamente un’opera di valore in assoluto.
      Non comprendo invece perché filippo de dominicis si scandalizzi che una moschea in un paese non arabo tenti, dico tenti, di adeguarsi al luogo in cui dovrebbe sorgere.
      Intanto lo invito a guardare questa rassegna di foto
      http://www.ilfoglio.it/gallerie/135/img/1
      di nuove moschee sparse per il mondo per capire che esiste questo desiderio d’integrazione, almeno architettonica.
      Alcune ci sono riuscite meglio, altre peggio, ma lo spirito è evidentissimo. E d’altra parte le caratteristiche tipologiche della moschea ci sono tutte.
      Anche nella Moschea di Roma (il cui progetto, è bene ricordare, risale ad un tempo in cui l’immigrazione non aveva ancora i numeri attuali) in fondo, certi caratteri sono borrominiani, anche se reinterpretati da Portoghesi. Dunque ha una chiave di lettura romana.
      E ancora il famoso Taj-Mahal in India è islamico, certo, ma i suoi caratteri indiani sono evidenti.
      Quanto all’aspetto non strettamente architettonico, se vogliamo fare le anime belle facciamole pure, ma non è negando il problema che questo si risolve. I fatti di New York di questi giorni ci dicono che il problema esiste.
      Pietro

  6. paolo di caterina ha detto:

    ma state scherzando? o siete, davvero, tutti impazziti?

  7. filippo de dominicis ha detto:

    c’è ben più di qualcosa che non va. e vi prego, lasciamo stare Kairouan e i presunti “cortili” delle moschee maghrebine.

    • biz ha detto:

      Caro De Dominicis, se preferisce dico “Sahn” anzichè cortile. Ma so che gran parte dei laureati d’architettura escono non avendo la minima nozione di architettura islamica (almeno, nella mia facoltà, allora, ciò era impossibile … mentre la Jamaa di Kairouan l’hanno vista più o meno tutti, e veniva nominata per un riferimento ad un impianto “tipico”; laddove in altri casi si è fatto maggior riferimento ai modelli ottomani).
      Ora, volevo dire che quel che non andava non era solo l’applicazione poco raffinata di un apparato decorativo “alla fiorentina” (laddove nella architettura islamica classica il rapporto fra costruzione e decorazione è fondamentale), ma anche alcuni elementi compositivi quali la porta che ricorda un “iwan” iraniano, le proporzioni degli elementi e così via.
      Quindi che il progetto sembra un “pastiche” deludente non tanto per il fatto che utilizza per la decorazione spunti riferiti soprattutto a San Miniato. Quoanto per il fatto che li utilizzi in modo che sembra grossolano, e inoltre che allo stesso modo assembli, non “digerendoli” bene alcuni elementi tipici della architettura islamica (la quale, non perchè la troviamo nei libri unendo edifici dall’Andalusia alla Mongolia e dal VII° al XVIII secolo, può essere disivoltamente “piluccata”)

  8. Campanili@milanesi ha detto:

    Campanili milanesi …

  9. filippo de dominicis ha detto:

    Scusa Pietro se mi accanisco, ma già il titolo del link del Foglio, “dove hanno detto sì hai minareti”, a me pare quanto di più lontano esista da un sano desiderio di integrazione.

  10. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ecco, questa è una Chiesa che non vuole integrarsi con niente altro che con il proprio autore.
    Molto, molto meglio la moschea fiorentina. Non c’è proprio paragone!!!!
    Pietro

  11. ctonia ha detto:

    Hai ragione, Pietro, anche Palladio a Venezia gigioneggiò con quel cavolo di sua astronave bianca, ma come si è permesso? Con quel popò di riferimenti che aveva accanto, ah!

    Una bella scansione di qualche cartolina e via, il progetto è fatto. Avvisiamo Zucchi, per la prossima volta!

    Questa gente Leoncilli la bocciava mille volte al minuto, e si mangiava pure i loro fogli (al tempo c’erano).
    ciao
    c

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      azzo!!! Zucchi come Palladio! Comunque non lo avvisare perché tanto non risponde. Una volta, dopo avere letto su un magazine una serie di sciocchezze messe in fila in un suo articolo, gli scrissi una mail con un mio parere.
      Silenzio. Poteva pure mandarmi a quel paese, mi avrebbe fatto piacere. Niente. Un Palladio maleducato.
      A meno che alle adulazioni….
      Tutti siamo sensibili alle adulazioni, figuriamoci a quella di essere assimilato al Palladio.
      Ma dai, non ci posso credere che quel progetto…lo fai per spirito polemico…
      Però non male quella delle cartoline. Potrebbe essere un’idea. Ne guadagnerebbe il paese e la vana prosopopea degli architetti.
      Ciao
      Pietro

  12. leo ha detto:

    non capisco:
    devo progettare una chiesa per non essere bocciato da Leoncilli?

  13. biz ha detto:

    Se non sbaglio Borges diceva che scrivere poesie in rima, contrariamente a quanto i profani pensano, è assai più facile di scrivere col verso libero.
    Ora, una certa progettazione da “archistar” è un po’ come il verso libero, laddove progettare secondo tradizione è un po’ come far le rime.
    Questo a proposito di questo esempio (rima) e di quello mostrato da “campanili milanesi” (verso libero).

    Ora, il dramma oggi è che tutti vogliamo fare il verso libero, perchè non vogliamo che sia evidente che facciamo pena pure a scrivere in rima.

  14. google@google ha detto:

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  15. ikea@ikea ha detto:

    dai mandate il prete all’ikea a comprare una tovaglietta a righe… e quel tappeto?

  16. Pietro Pagliardini ha detto:

    Il commento di biz è da incorniciare.
    Per conoscenza, aggiungo un commento in spagnolo (ma è comprensibile il senso) tratto da http://otraarquitecturaesposible.blogspot.com/

    El arquitecto autor del proyecto, David Napolitano, también músico y poeta, dice sobre el proyecto: “si los minaretes inspirados en el campanario de Giotto pueden irritar a alguien, podemos discutirlo. No tengo ningún problema, se puede incluso eliminar del proyecto, pues no se trata de una prescripción coránica. Pero, ¿por qué no inspirarse en la tradición florentina de San Miniato y el Baptisterio para proyectar una mezquita? Yo soy un clasicista convencido. Creo que fue un error eliminar la tradición de la arquitectura sacra contemporánea. Mi propuesta es similar a la arquitectura de Alberti, ya que respeta los principios de la arquitectura clásica renacentista: reglas matemáticas pitagóricas que coinciden con la música. ¿Qué materiales utiliza? El mármol verde de Prato, el mármo blanco de Carrara, piedra fuerte… Pero ¿dónde y cuándo se podrá hacer? No tengo la respuesta porque toca a la ciudad de Florencia decidir. Ni siquiera puedo comentar sobre el volumen y la altura por la misma razón.

    Realmente significativas son las declaraciones de Paolo Portoghesi, arquitecto moderno autor de la mezquita de Roma, la mayor de Europa: “construir edificios como estos es una condición previa para la paz y la integración. Y eso asusta a muchas personas que expresan puntos de vista extremistas. ¿Sobre que el proyecto sea clásico? Italia ha enseñado durante años el gusto de realizar intervenciones modernas pero en comunión con la tradición. Entonces vino el estruendo de los arquitectos estrella que empañaron este esfuerzo. Ahora parece que los jóvenes están volviendo a un enfoque cultural que tenga en cuenta las características, materiales, sabor local… ¿Que se cita a Alberti? Parece una buena señal, después de todo el ruido y divismo que han acabado con todos los estilos”.

    Más allá de las consideraciones políticas y sociales, resulta significativo que se plantee públicamente un proyecto clásico, que arquitecto y cliente se muestren dispuestos a un diálogo para conseguir un proyecto plenamente integrado en la ciudad, que haya sectores católicos que alaben el proyecto y aboguen por el resurgimiento de una tradición clásica para la arquitectura religiosa católica y que uno de los representantes de los estertores del Movimiento Moderno y el surgimiento la Posmodernidad, alabe la necesidad de proyectos similares tras la embriaguez del efecto Bilbao y la burbuja inmobiliaria

  17. ctonia ha detto:

    David, mi permetto di dire che forse ti sfugge – magari consapevolmente, intendiamoci – il concetto di variazione sul tema; le tue sono clonazioni dirette, scansioni, fotocopie, non so più come definirle, con le quali – malgrado il battage pubblicitario che gli automatismi internettiani della nostra epoca ti tributano – non c’entra nulla il classicismo, la tradizione, il collegare antico e moderno: queste sono cose che hanno fatto i maestri italiani dal fascismo al dopoguerra sino a qualche bravo progettista dei nostri giorni, e che purtroppo nel tuo progetto sono assenti. Non critico le intenzioni, certamente ottime, ma solo quello che vedo, da architetto e non da spettatore ansioso di rivalse nei confronti di qualcuno o qualcosa.
    Ispirarsi alla torre di Giotto? Eccellente tema, ma tu fai una fotocopia delle forme storiche di quell’edificio, senza pensiero, senza variazione compositiva, senza apporto critico e cioè invenzione da invenio; una fotocopia priva di retorica architettonica e cioè di sapore, di sale, di crescita e conoscenza intellettuale. E trovi il tuo pubblico, assetato di conferme e sicurezze ottico-grafiche.
    Ispirarsi al Bel San Giovanni e a San Miniato? Fantastico e iperuranico tema, per difficoltà e arditezza. Ma dove sarebbe il frutto, il risultato, il traguardo di questa ispirazione? Alla fine dell’ispirazione c’è il lavoro, la fatica, la produzione, il tempo e le energie che portano all’opera… Dove sono tutte queste tappe obbligate di un progetto, nelle partiture geometriche incollate al tuo solido 3d? Un’opera è come il profumo dei fiori nel miele, sai da dove viene ma non è i fiori stessi. Nel tuo caso, a mio personalissimo parere, dell’umanesimo fiorentino c’è solo l’etichetta e non purtroppo il meraviglioso e dolce profumo.
    Parli di tradizione. Ognuno è libero di interpretarla come vuole, d’accordo. Per me il soggetto della tradizione non sono affatto le forme, ma le idee di spazio: l’unico modo per “tradere” il nucleo simbolico vitale dell’architettura da un’epoca ad un’altra. Lo ha ben descritto Carlos Martì Arìs nei suoi libri.
    Insomma, abbasso la clonazione, viva la genealogia (che è anche sorpresa, un figlio te lo prendi come nasce, ma se nasce da te un motivo ci sarà) :-)
    ciao
    c

    • mauro ha detto:

      Domanda del giornalista (dal Corriere della Sera) al progettista David Napolitano:
      Ma perché guardare proprio alla tradizione classica fiorentina, a san Miniato e al Battistero, per progettare una moschea?
      “Io sono un classicista convinto. Penso sia stato un errore allontanare l’architettura sacra contemporanea dalla tradizione. La mia proposta assomiglia alla produzione albertiana perché rispetta le leggi classiche rinascimentali dell’architettura: regole matematiche pitagoriche che coincidono con quelle musicali”

      Quanto al progettista, ma come si fa a dire – e a scriverle, immagino pensandole – cose del genere? Possibile che si possa travisare, in questo modo, l’opera dell’Alberti? Assoluta non conoscenza del suo “metodo progettuale”. Poi chi lo ha intervistato…..nessuna obbiezione. Certo se non si conosce ciò di cui si parla, ovviamente, non si pongono domande, come, dire “scomode”, anche se ovvie.
      Quanto dice l’arch Cossu-ctonia è sacrosanto!!!!
      Possibile che non si comprenda come il punto sia il “tema spaziale”, da ricercare nei riferimenti classici e, quindi, la sua “variazione” compositiva da tradurre nel nuovo progetto? Risulta banale, quanto errato, citare l’Alberti, incollando le decorazioni di S.Miniato e il bicromismo di S.Maria Novella su un Minareto, senza progettare, variandola, la spazialità dei riferimenti che si sono presi. Benissimo l’Alberti (tematica fantastica, quanto stimolamte, aggiungo io), ma lo si conosca – architetto Napolitano, l’ignoranza non è accettabile, in questo caso, visti i riferimenti che ha preso come modello – invece di incollare solo le sue geometrie con un programma 3D e poi parlare di misura o proporzioni. Si vuole prendere come riferimento “l’umanesimo fiorentino”, lo condivido, ma si guardi, ad esempio, Terragni e la sua “rilettura” spaziale e compositiva del palazzo fiorentino; o ancora Kahn sempre sullo stesso tema, oppure, per rimanere sul tema del luogo di culto islamico, il complesso di Dacca, fantastica rilettura dei temi rinascimentali di F.di Giorgio o Giulio Romano, visto che si parla di Rinascenza. Meravigliose variazioni su un tema.
      Ad un architetto, che si pone come orizzonte progettuale Alberti, queste “sviste” non si possono concedere.
      “Speriamo” nel Sindaco di Firenze, è giovane, ha un bel ciuffo, ma da qui ad allora sarà stato rottamato dalla conflittualità interna al PD…….
      Ps. @ Leo, per come ricordo io Leoncilli, saresti stato bocciato anche nel progettare un monolocale, senza offesa s’intende..
      Saluti
      Mauro

  18. filippo de dominicis ha detto:

    L’architettura come esperienza dell’architettura: forse Ludovico Quaroni i suoi ricordi, le sue memorie degli anni trascorsi fra India e Iran, ha provato a tradurli, in quel fantastico progetto di concorso per il Centro Culturale Islamico e la Moschea di Roma.

  19. Pietro Pagliardini ha detto:

    “E trovi il suo pubblico di conferme e sicurezze ottico-grafiche”. Evidentemente c’è un copia e incolla messo nel posto e post sbagliato nel commento di ctonia, perché le sicurezze ottico-grafiche sono quelle che vediamo in tutti concorsi, dove non vincono moschee alla fiorentina, in tutte le riviste, dove non si pubblicano moschee alla fiorentina, nelle aule universitarie, dove non si fanno disegnare moschee alla fiorentina, ma dove si ripete, in una ossessione ottico-grafica, lo stesso tema di moda, che siano finestre alla Cino Zucchi (poteri fare un elenco di architetti noti che fanno le stesse cose, e moltissimi meno noti) oppure parallelepipedi in c.a. faccia a vista con l’immancabile sbalzo finale il cui fronte è immancabilmente dotato di vetrata a tutta parete.
    Queste sono le sicure fotocopie che danno “sicurezze ottico-grafiche”. Questo è puro graficismo, cioè l’essenza dell’architettura moderna, che è arte grafica e foto-grafica.
    David (ti chiamo per nome anche se non ti conosco) non seguire i consigli di ctonia perché nascondono una trappola, anche se tesa in buona fede: ti suggerisce di “ispirarti” al tema ma in realtà vuol dire “inventare” un tema, ti dice di non copiare supinamente la tradizione, ma in realtà ti suggerisce di abbandonarla e di entrare nel vortice della creatività.
    Questa è la sostanza profonda di suggerimenti come questo, anche se non c’è niente di personale con ctonia che, sono sicuro, è convinto sia possibile. E anch’io credo lo sia, però i più, ctonia compreso, negano valore a progetti come questo, li disprezzano, li considerano una sub-cultura, un sottoprodotto dell’architettura. Lo capisci anche te dal tono dei consigli. E allora David, vai avanti, accogli le critiche ma cum grano salis, discernendo chi vorrebbe correggerlo da chi vorrebbe stravolgerlo per fare altro, ad esempio una moschea alla Cino Zucchi o alla Fuksas (che sarebbe comunque più plausibile di una Chiesa cattolica).
    Accogli i consigli dei cittadini e dei tuoi “datori di lavoro”, che hanno certamente più giudizio degli architetti, specie in un tema così delicato, e sanno valutare i diversi aspetti del problema.
    Gli architetti, sai, stanno sempre a guardarsi l’ombellico e credono sia il centro del mondo.
    Come la Chiesa di Foligno, pardòn, volevo dire il biliardo di Foligno.
    Pietro

  20. zuk@zuk ha detto:

    “Un contesto che ha generato un progetto asciutto – spiegano dallo studio Zucchi – che affronta il difficile tema di un luogo di culto contemporaneo senza indulgere in esibizionismi strutturali o in ricerche figurative libere”

  21. ctonia ha detto:

    Pietro, non mettermi in bocca la tua robaccia manichea, please :-) Non confondere le acque, sai benissimo come la penso, ne discutiamo da parecchio tempo e pure in pubblico. Il tuo mondo binario non mi interessa e mille volte ti ho fatto esempi di una concezione dell’architettura che non è non certo mia ma appartiene alla storia del nostro mestiere. Sono da sempre per una “terza via” fra i due tuoi amati estremi, ma soprattutto valuto le architetture caso per caso, senza demonizzare nessun architetto. Gehry a Berlino ha costruito uno stupendo edificio per la DG Bank, in altri casi la sua monnezza mi fa sorridere, ma, alla fine, preferirei sempre una sua architettura al 99% di pessima edilizia che i nostri colleghi tutti i giorni ci costruiscono accanto.
    David, segui i consigli di Pietro, con me vai dritto dritto verso la disoccupazione :-)
    ciao
    c

  22. Pietro Pagliardini ha detto:

    ctonia, io non ti ho messo in bocca proprio niente perché tu mi confermi che cerchi la terza via, ed è esattamente quello che ho detto io. Solo che la terza via è come l’Araba Fenice.
    Quanto alla disoccupazione di David proprio ti sbagli: certamente se vuole fare carriera accademica, hai ragione te, rinunci, se vuole piacere ai suoi clienti continui.
    Tu confondi i clienti istituzionali con quelli normali, i critici d’architettura con le persone, gli architetti con i loro clienti.
    Fai scegliere le persone comuni e poi ci risentiamo!
    Ma tu, come i più, vuoi che queste cose le decidano gli architetti, in quanto esperti. Provate una volta a mettere a confronto due opere “binarie”, se credete di avere ragione. Ma voi (sì uso il plurale perchè ci sono DUE parti, anche se a te non piace riconoscerlo.
    Quando entrerà nella testa che l’architettura appartiene a tutti, come la città appartiene a tutti e che la città è il luogo della Politica e che Politica è sinonimo di città e in una città democratica – che significa una Politica democratica – si vota e il voto è binario (anche se ci sono i soliti centristi-opportunisti che non stanno con nessuno ma stanno con tutti all’occasione) quando entrerà nella testa allora si potrà parlare di architettura, invece che giocare a fare l’architetto sulla pelle degli altri, come avviene da 60 anni.
    Ciao
    Pietro

  23. biz ha detto:

    Pietro, però Ctonia non ha detto cose sbagliate a David.
    Voglio dire: un conto è fare rivivere una certa tradizione archiettonica, anche senza innovazione tipologica o figurativa, ma farla rivivere (imitando “nel modo di operare”); un altro è fare una operazione pseudotradizionale che è assai più simile, concettualmente, al decorated shed di Venturi. Se posso dire, una sorta di “Islam Palace” fiorentino. Quale sembra essere questa operazione.

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      caro biz, ctonia raramente dice cose sbagliate, ma vede solo un aspetto del problema e si rifiuta di vedere l’altro e di riconoscergli dignità.
      L’architetto, per lui, è l’alfa e l’omega e tutto si esaurisce lì. E’ una storia vecchia che si trascina da decenni (non il dibattito tra noi, ovviamente) e che non si risolve se non con pessimi frutti.
      Questo è il nostro punto di frizione.
      Ciao
      Pietro

  24. ctonia ha detto:

    E dàlli con la gente e con l’esperto… uffa, non ne ho più voglia.
    ciao
    c

  25. Pietro Pagliardini ha detto:

    Fuori tempo massimo, travolti ormai dalla Purineide e dal flusso eracliteo del padrone di casa anabolizzato dalle ferie, e senza volere né potere rinfocolare la polemica, vi do’ in pasto questo articolo di Gabriele Tagliaventi sulla moschea fiorentina:

    http://magazine.quotidiano.net/ecquo/tagliaventi/2010/09/16/il-rinascimento-parte-da-firenze-la-nuova-moschea-propone-un-dialogo-tra-culture-nel-segno-del-rispetto-del-genius-loci/

    Saluti
    Pietro

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