Mazzola per Purini …

“Caro prof. Purini, vorrei commentare questa sua frase “coloro i quali hanno una pessima e generalizzata opinione di chi insegna, fornendo così un ottimo alibi a chi vorrebbe distruggere l’università pubblica, non portano nelle aule dove questi docenti, a loro parere incapaci svolgono un lavoro non certo facile e ripetitivo il loro dissenso, invece di riversarlo nell’ambito claustrofobico di un blog, dove è destinato a rimanere inoperante generando solo astio, risentimento e sospetto”. Ebbene, chi usa il blog invece delle aule dei docenti lo fa perché quei docenti si guardano bene dall’aprirsi al pluralismo invitandoli a parlare nelle “loro” aule. Esprimere sul blog il dissenso e risentimento nei confronti di certi docenti non vuole essere un attacco all’università pubblica. Personalmente ritengo che sia anzi una vergogna che i nostri ministri (di tutti i colori che si sono succeduti al governo) stiano spingendo la nostra università sul baratro dell’ignoranza, probabilmente per arrivare a smantellarla e proporne la privatizzazione. Insegno in una università americana ed ho contatti con colleghi di tutto il mondo, e ritengo che la formazione teorica, sebbene monodirezionale, che mi è stata data a “la Sapienza”, sia di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro collega in giro per il mondo, forse quelli di San Pietroburgo possono essere considerati vicini al nostro livello culturale. Il nostro Stato non è nemmeno stato in grado, finora, di far riconoscere il valore del nostro titolo di studio, che viene così equiparato al livello del Bachelor straniero, che a mio avviso, nel campo dell’architettura, è inferiore al titolo di maturità che ho conseguito all’Istituto d’Arte dove ho studiato. Ma questo è un discorso lungo che meriterebbe un post specifico. Tornando al suo commento le dico che, magari, ai nostri docenti, molti dei quali non sono lì per meriti ma per un sistema discutibile basato sulle parentele anche se mascherato da concorsi, iniziassero a guardarsi intorno, cercando di capire le ragioni del disappunto e di quello che lei definisce “astio, risentimento e sospetto”: quando ci si trova ad avere professori che lobotomizzano gli studenti obbligandoli a scopiazzare dalle “riviste alla moda”, piuttosto che guidarli nella progettazione a scala umana, quando ci si trova a buttare mesi della propria vita per riuscire a passare l’esame, perché alcuni docenti di progettazione (e soprattutto i loro assistenti) si rifiutano di far presentare gli studenti all’esame perché il progetto non è sufficientemente “allineato” al trend che piace al prof, se permette la gente si stufa. Quando, come nel mio caso, si è svolta l’attività di assistente per una dozzina di anni, senza percepire nemmeno il rimborso spese della benzina per andare a Valle Giulia, e in occasione del concorso per il dottorato il prof ha onestamente detto di non provarci nemmeno perché le sue carte se le sarebbe giocate per i suoi due figli, se permette il disgusto sale alle stelle. Così si finisce per andare ad insegnare in università straniere, e si scopre che, nonostante ci siano anche lì le lotte di potere, almeno esiste il riconoscimento del valore delle persone, e non ci sono pregiudizi nei confronti di coloro i quali cantano fuori dal coro del modernismo .. ovviamente questo è possibile ma va fatto con cognizione di causa e non in maniera gratuita. Tra l’altro il nostro operato è assoggettato a valutazione da parte degli studenti 2 volte all’anno e, ogni 5/6 anni, è assoggettato al parere della commissione NAAB (National Architecture Accreditation Board), che deve valutare i nostri “Syllabi” (programmi generali e specifici per ogni progetto) e i progetti degli studenti selezionati tra i migliori, i peggiori e quelli medi, per cui non ci si può permettere di fare errori o scelte sbagliate!
Detto questo, mi chiedo come possa essere possibile che lei definisca il Laurentino 38 come un’”opera magistrale”? Capisco che per rispetto di Barucci lei non abbia il coraggio di appoggiarne la demolizione, ignorando le condizioni di vita all’interno e intorno a quella mostruosità, ma se definirlo “magistrale” la espone a “dubbi e sospetti” da parte nostra!
Cordialmente”

Ettore Maria Mazzola

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3 risposte a Mazzola per Purini …

  1. maurizio gabrielli ha detto:

    Ora capisco perchè Oreste Martelli Castaldi mi diceva che gran parte degli architetti che insegnano nelle scuole dovrebbero fare il contrario: imparare.

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Maurizio,
    potresti essere più esplicito? La cosa mi intriga e la condivido, ma sarebbe cosa buona e giusta dare più indicazioni sulla tua posizione.
    Grazie

  3. Andrea Guidotti ha detto:

    Cari tutti, condivido pienamente la tensione etica sottesa al testo di Ettore. Potrei arricchire con aneddoti miei, professionali e non. Potrei contribuire alla polemica.
    Ma vedo nuvoloni foschissimi all’orizzonte e spero nella ricerca delle basiche differenze sulle quali dividersi è onesto e inevitabile e contemporaneamente temo conflitti pulsionali, legittimi, ma inammissibilmente dispendiosi, visto i tempi.
    Pongo pertanto un po’ alla rinfusa dei quesiti più o meno importanti sperando che da qualche parte si apra un confronto tanto onesto quanto duro.
    Il gigantesco “nuovo invenduto” delle nostre periferie di cui sento voci da ogni parte (Qualcuno ha dati di fonte attendibile?), il crollo dei valori economici delle capacità edificatorie condizionerà edilizia e urbanistica nel prossimo decennio? Verranno al pettine altri durissimi nodi di una crisi globale che è congiunturale o strutturale? Il Moderno (filosofico economico…da ultimo architettonico) sta collassando o no? Il circuito Artisti-Critici-Collezionisti che vale per le Arti (Visive?) ha un omologo nel Costruire? Parrebbe di no non ci sono Collezionisti, ma acquirenti prima casa,… ma allora tutto dovrebbe andar bene, invece perché, appena scende una impalcatura c’è un grido unanime di disgusto e nessuna difesa se non d’ufficio. Insomma, auspico un confronto sull’Architettura ma che parta da un ampio confronto sulle condizioni del presente.
    A tutti quelli che hanno letto fin qui:
    grazie per l’attenzione.

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