
Riceviamo da Emanuele Arteniesi …
“E se Moretti nel 1933, se è vero che guardava i progetti di Asplund ed Aalto,…
si fosse ricordato anche del municipio di Stoccolma di Ragnar Ostberg finito nel 1923?” …
…
Perché no? … grazie per il suggerimento …

Riceviamo da Emanuele Arteniesi …
“E se Moretti nel 1933, se è vero che guardava i progetti di Asplund ed Aalto,…
si fosse ricordato anche del municipio di Stoccolma di Ragnar Ostberg finito nel 1923?” …
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Perché no? … grazie per il suggerimento …
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Fantastica variazione sul tema… Grande Gigi Moretti!
complimenti, professore.
moretti, libera, minnucci, piacentini viaggiavano, leggevano, interpretavano, traducevano…
del resto il più completo testo sull’architettura olandese degli anni ’20 è sempre l’instant book di Minnucci del ’27
cito dal testo, si parla delle casette popolari di dudok ad hilversum, una vera lezione di pratica architettonica:
“Benchè si tratti di fabbriche eseguite sulle basi della più stretta economia con lo scopo di dare alloggi e locali di riunione ed istruzione al popolo, alle classi più povere della società, pure queste vie, queste piazze fortemente suggestive, sono di una grande signorilità artistica. Diremmo che sono come il loro creatore, di un socialismo puro sotto un aspetto aristocratico e gentile.(…) egli ha affrontato la risoluzione del problema nel suo insieme: ha studiato le vie come nella composizione di un vero quadro architettonico, le abitazioni non sono che elementi architetturali della via, elementi della massima semplicità. (…) Una impressione poi se ne ha netta: «l’abitare in questi quartieri deve essere delizioso»; questo da solo può bastare ad affermare quanto bene l’architetto abbia assolto al suo compito”
quanti architetti contemporanei si pongono come obiettivo, semplicemente, di rendere “deliziosa” la vita nei loro interventi?