Riceviamo dagli amici dell’Osservatorio sul Moderno …
queste dolenti e condivise note:
Sulla demolizione del Velodromo di Roma
“La “valorizzazione” del Velodromo Olimpico di Roma, sbandierata da Eur spa, da chi con loro ha fatto “accordi” di programma (amministrazione precedente) e dagli esperti consulenti che l’hanno supportata, si è compiuta. Ci sono voluti 120 kg di tritolo e 500 cariche per far “brillare” un edificio definito “pericolante”, degna conclusione di una vicenda che ha visto, a dispetto delle parole propagandate (riqualificazione, recupero) uscir fuori la verità di un’operazione opportunistica e miope centrata sulla più banale delle componenti economiche: la speculazione fondiaria.
Ha vinto l’ignoranza di una cultura architettonica e urbana che legge la città per singoli frammenti da mettere a rendita, ha vinto un potere che non ha voluto ascoltare le voci di chi per anni ha proposto soluzioni diverse per quell’area e le aree limitrofe, per quell’edificio, per la sua qualità, per le sue potenzialità anche economiche, ancora tutte presenti e recuperabili.
La stessa Soprintendenza ha impiegato tre anni a porre un vincolo richiesto sin dal 2004 e decretato a novembre 2007 quando parte delle tribune secondarie erano già parzialmente demolite, un vincolo che riconosce il valore unico del complesso architettonico realizzato per le olimpiadi del 1960, ma che a nulla è valso di fronte alla “macchina” ormai avviata. Un vincolo misteriosamente annullato il 16 luglio probabilmente a demolizione già in tutta fretta programmata.
Voci diverse, di cittadini, di federazioni ciclistiche, di una parte dell’università hanno da tempo proposto di realizzare le nuove funzioni in progetto in aree vicine, hanno evidenziato l’ inutilità di costruire un nuovo velodromo a poca distanza quando bastava ristrutturare questo anche alla sua funzione ciclistica; professori e tecnici hanno dimostrato come il velodromo poteva essere ristrutturato, riutilizzato rispondendo alle attuali normative …
Voci fragili che non hanno trovato ascolto, alle quali era stato assicurato che il velodromo “mai” sarebbe stato demolito, che era un opera di assoluto valore che sarebbe stata opportunamente inserita nel nuovo complesso attraverso la stesura di preziose “linee guida” supporto allo svolgimento di un concorso internazionale…
Voci arroganti e incolte sono quelle che ascoltiamo oggi, il giorno dopo la demolizione del Velodromo, costrette a giustificare l’evento, ci parlano di sicurezza, di degrado, ancora di riqualificazione…quale?”
Gaia Remiddi, Antonella Bonavita, Antonella Greco, Renato Nicolini
Osservatorio sul moderno a Roma,
Dipartimento di Architettura
Sapienza Università di Roma
se non altro, …
un’ulteriore conferma dell’incapacità e dei limiti della locale sovrintendenza …
del cinismo e dell’efferatezza degli ammistratori e dei consulenti Eur …
della cialtroneria complessiva dei vari protagonisti e comprimari politici …



